La beffa di Embraco deve svegliare Torino

Crisi senza fine – Promesse al vento nella fabbrica a Riva di Chieri, l’attività produttiva non ha mai ripreso. L’Arcivescovo mons. Nosiglia e il sindaco Chiara Appendino con gli operai. Troppe fabbriche illuse da piani di rilancio che non partono mai. GALLERY

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Mons. Nosiglia ai cancelli dell'Ex Embraco con gli operai martedì 3 dicembre

Chiacchieriamo tra noi, passeggiamo da una macchinetta del caffè all’altra. Cerchiamo di far passare così le otto ore. Ma questa non è vita: perché siamo lavoratori, non parassiti».

È la voce degli addetti ex Embraco, che martedì 3 dicembre hanno accolto l’Arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia alle porte della loro «cattedrale»: enormi capannoni completamente vuoti, dove da mesi dovrebbero essere in funzione le linee promesse dalla Ventures, società subentrata alla multinazionale Whirlpool col compito di reindustrializzare il sito.

Stesso incontro lunedì 2 col sindaco Chiara Appendino e circa 25 sindaci del Chierese e della cintura: «Perché le istituzioni non si dimentichino di noi, 409 lavoratori. Perché nelle sedi opportune si torni a parlare dell’ex Embraco e, questa volta, si metta in campo una proposta seria. Anche perché mancano sette mesi alla scadenza degli ammortizzatori sociali».

Il sindaco Appendino con il operai dell’ex Embraco lunedì 2 dicembre

Ad accogliere l’Arcivescovo sul piazzale ci sono i parroci della zona: da Chieri don Marco Di Matteo, don Roberto Milanesio, don Severino Brugnolo, che è anche moderatore dell’Unità pastorale 59, don Marco Norbiato (Pessione e Riva). Con loro il sindaco di Riva Lodovico Gillio.

«Ero già stato qui nel gennaio dell’anno scorso, non immaginavo davvero di dover tornare per lo stesso motivo», esordisce l’Arcivescovo, «siete stati illusi con scelte e promesse virtuali che hanno imboccato vie false e prive di sbocchi positivi rispetto alle prospettive che sembravano aprirsi per dare serenità alle vostre famiglie e assicurare un futuro alla questa azienda. Oggi sembra dunque ripetersi un copione già vissuto e riaprire una ferita che sembrava superata. Malgrado ciò sono ritornato, perché sappiate quanto partecipi fino in fondo del mio cuore a questa vicenda che mi colpisce profondamente».

L’Arcivescovo ascolta le voci dei lavoratori: «La Ventures non paga neanche più la mensa: ci hanno tolto anche quella» spiegano. «Tra noi ci sono anche delle famiglie, marito e moglie con figli e il mutuo della casa da pagare: siamo disperati».

E poi quello che nei mesi scorsi era un timore, e nel tempo si è trasformato in una certezza: «Con la Ventures ci hanno solo presi in giro. Per Embraco è stata una soluzione per poter smontare le linee con cui producevamo i compressori e portarsele via con calma». E da un operaio l’osservazione che va oltre il contingente: «Noi siamo il ceto medio produttivo: paghiamo le rate della casa o dell’automobile, andiamo a fare la spesa. Se andiamo in crisi noi va in crisi tutto il territorio».

Mons. Nosiglia e i parroci entrano nello stabilimento: l’incontro si svolgerà lontano dai taccuini e dalle telecamere dei giornalisti.

«Sono qui per dirvi di non abbattervi e continuare a lottare e perseverare nella vostra unità e solidarietà, insieme perché sono certo che la giustizia e il bene alla fine vinceranno», esordisce l’Arcivescovo, «rinnovo quanto vi ha detto papa Francesco nell’udienza a Roma l’anno scorso: ‘lottate e resistete insieme, uniti, senza stancarvi o scoraggiarvi. Io vi sarò vicino con la mia preghiera e solidarietà’».

C’è poi l’appello alla responsabilità per le istituzioni: «È mio dovere morale e sociale fare un appello alla coscienza di chi ha in mano il futuro di questa azienda: sia le istituzioni governative, regionali e locali, sia i responsabili delle imprese coinvolte. Occorre un sussulto di umanità e dignità per ricercare le vie più appropriate e concrete e trovare una soluzione questa volta stabile e sicura ai problemi che sono sul tappeto ed esigono la responsabilità di tutte le componenti politiche e sociali interessate».

Poi un invito alla speranza: «Niente è perduto se si vuole realmente affrontare e risolvere i problemi che pure sembrano grandi e difficili».

Mons. Nosiglia promette che la Chiesa farà la sua parte: «La Chiesa di Torino e il suo vescovo, le comunità del territorio, come già hanno mostrato nel passato, si mobiliteranno per farvi sentire la loro vicinanza e fraternità, soprattutto verso le vostre famiglie e i vostri figli. Tutti insieme dimostreremo che i lavoratori possono riprendere il destino della loro vita, senza affidarlo alle logiche di un’economia dal volto cinico».

Mons. Nosiglia con gli operai dell’ex Embraco martedì 3 dicembre

Pubblichiamo il saluto che l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia il 3 dicembre ha rivolto ai lavoratori dell’ex Embraco (ora Ventures) a Riva presso Chieri 

Cari amici,

non avrei mai voluto rivivere questo momento, che mi riporta indietro nel tempo quando sono venuto a trovarvi in piena crisi e abbiamo deciso insieme un percorso di condivisione che ha coinvolto tante persone e comunità del chierese fino al santo Padre. Siete stati illusi con scelte e promesse virtuali che hanno imboccato vie false e prive di sbocchi positivi rispetto alle prospettive che sembravano aprirsi per dare serenità alle vostre famiglie e assicurare un futuro alla questa azienda. Oggi sembra dunque ripetersi un copione già vissuto e riaprire una ferita che sembrava superata. Malgrado ciò sono ritornato, perché desidero sappiate quanto mi siete cari e quanto partecipo fino in fondo del mio cuore a questa vicenda che mi colpisce profondamente.

Ma sono qui anche per dirvi di non abbattervi e continuare a lottare e perseverare nella vostra unità e solidarietà, insieme perché sono certo che la giustizia e il bene alla fine vinceranno. Rinnovo quanto vi ha detto il Papa Francesco nell’udienza in piazza San Pietro: lottate e resistete insieme uniti senza stancarvi e senza scoraggiarvi. Io vi sarò vicino con la mia preghiera e solidarietà.

Sento comunque come mio dovere morale e sociale fare un appello alla coscienza di chi ha in mano il futuro di questa azienda (sia le istituzioni governative, regionali e locali, sia i responsabili che ne sono i protagonisti) perché abbiano un sussulto di umanità e dignità per ricercare le vie più appropriate e concrete a trovare una soluzione questa volta stabile e sicura ai problemi che sono sul tappeto ed esigono la responsabilità di tutte le componenti politiche e sociali interessate. Niente è perduto se si vuole realmente affrontare e risolvere i problemi che pure sembrano grandi e difficili.

Chiedo inoltre ai mass media di sensibilizzare l’opinione pubblica al vostro caso perché non passi in secondo piano, dato il numero crescente di aziende in difficoltà anche più grandi che si susseguono nel nostro Paese. Vedere questa fabbrica vuota mi stringe il cuore e credo pertanto che sia venuto il momento di dire con chiarezza ciò che ci aspettiamo dai soggetti che gravitano attorno alla vostra vicenda (che però è una questione di un’intera comunità e coinvolge tutti noi). Serve chiamare alla responsabilità coloro che possono agire e utilizzare tutte le leve possibili, affinché il lavoro torni ad essere una concreta realizzazione e non un’attesa vana. Penso in primo luogo al mondo delle imprese. Non si possono utilizzare le risorse di un territorio (economiche e umane) pensando di depredarle e utilizzare fin che conviene. Sono certo però che nel nostro territorio torinese ci sono ancora molti imprenditori che sanno coniugare crescita dell’impresa con responsabilità sociale e che, forti di un’etica consolidata, possano sostenere le attività di questo sito produttivo inventando e ricercando strade nuove. Ma serve che chi ha gestito finora questa importante realtà industriale non si defili totalmente e favorisca l’avviarsi di processi nuovi con l’insediarsi di nuovi soggetti imprenditoriali. In secondo luogo rivolgo un appello alle istituzioni pubbliche (dal livello nazionale a quello territoriale): fate tutto il possibile per garantire un lavoro dignitoso e occasione di crescita per lo sviluppo di questo territorio! A loro chiediamo di recuperare tutta l’autorevolezza necessaria e spendersi per far emergere imprese che vogliano investire in questo capitale umano qui presente, aprendo strade e piste inedite.

La politica deve tornare a coordinare i fenomeni economici, orientandoli al bene comune, altrimenti il profitto sarà sempre una questione privata e la disoccupazione e il disagio sociale una piaga pubblica. Siamo tutti consapevoli che per tracciare strade aperte alla speranza vale la pena percorrere cammini inediti e poco esplorati, come nel caso delle cosiddette imprese recuperate che vedono gli stessi lavoratori protagonisti e attori del salvataggio della propria azienda. Si tratta di una strada impervia, ma da valutare con attenzione per dimostrare che i lavoratori possono riprendere il destino della loro vita senza affidarlo alle logiche di un’economia dal volto cinico. Serve anche in questo caso il sostegno degli attori istituzionali. E anche in questo caso non farò mancare il mio concreto sostegno. La Chiesa di Torino e il suo vescovo, le comunità del territorio, come già hanno mostrato nel passato, si mobilitino per farvi sentire la loro vicinanza e fraternità soprattutto verso le vostre famiglie e i vostri figli. Ringrazio i rappresentanti sindacali per il loro impegno e la loro competenza nell’affrontare questa situazione.

Se voi avete comunque qualunque suggerimento da darmi per starvi vicino o rispondere alle necessità di famiglie in particolare difficoltà fatemelo sapere e provvederemo. No, non vi lascerò soli, perché il legame che si è stabilito tra noi fin dall’inizio mi ha dato tanta speranza nel Signore e questo lo considero un dono ricevuto grazie alla vostra amicizia. Cari amici, vi ringrazio per avermi permesso di conoscere meglio la vostra situazione e passare qualche momento insieme. Vi prego di portare il mio saluto e la mia benedizione alle vostre famiglie e ai vostri figli in particolare.

Mi auguro che il Natale, la festa più sentita per ogni famiglia, possa portare una nuova speranza e un futuro migliore. Voglia il Signore, difensore dei deboli e promotore di giustizia per chiunque è nel bisogno, sostenere la ricerca di efficaci e rapide soluzioni alle situazioni che sembrano irreversibili, ma che invece possono trovare con il suo aiuto e con l’apporto solidale di tutti una positiva e stabile soluzione, che salvaguardi il posto di lavoro ad ogni lavoratore considerato parte insostituibile del capitale sociale di ogni azienda.

+ Cesare NOSIGLIA, Arcivescovo di Torino

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