Ex Moi, ultimata la liberazione delle palazzine occupate

Via Giordano Bruno – Gli ultimi 370 profughi che occupavano le palazzine dell’ex Villaggio Olimpico Moi sono stati allontanati senza alcun disordine il 30 luglio e ricollocati in strutture messe a disposizione dalle istituzioni locali e dalla Diocesi di Torino. L’Arcivescovo Nosiglia: “il piano Moi sia modello per analoghe situazioni di precarietà”

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Gli ultimi 370 profughi che occupavano l’ex villaggio olimpico Moi martedì 30 luglio sono stati allontanati senza alcun disordine e ricollocati in strutture messe a disposizione dalle istituzioni locali, attraverso il privato sociale, e dalla Diocesi di Torino. Alcuni sono stati inseriti nei progetti Sprar e accolti, attraverso la Croce Rossa, presso i centri di Settimo Torinese e Castel d’Annone in provincia di Asti.

Grazie al progetto “Migranti, un’opportunità di inclusione” messo a punto dal Comune e dal Ministero dell’Interno in sinergia con la Prefettura, la Regione Piemonte, la Compagnia di San Paolo e la Diocesi di Torino sono tornate libere anche le ultime due delle quattro palazzine del villaggio occupato. Il primo edificio era stato evacuato un anno fa, le cantine lo scorso autunno, il secondo palazzo in primavera.

“La vicenda del Moi”, ha sottolineato l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia, “è stata vissuta dalla Diocesi come una sfida e un’opportunità che poteva segnare la vita della nostra Città e costituire un modello per l’intero Paese. C’è voluto del tempo: fin dall’inizio abbiamo deciso di non procedere allo sgombro forzato, ma di accompagnare le persone perché potessero comprendere quanto il progetto fosse vantaggioso per dare dignità e speranza in un futuro migliore alle numerose persone coinvolte”.

Dal 2013 fino ad un anno fa erano oltre mille i migranti che dimoravano nelle strutture di via Giordano Bruno in condizioni igienico-sanitarie precarie.

“Il piano ora prosegue con percorsi di formazione professionale, inserimenti lavorativi e abitativi”, ha evidenziato il vicesindaco e assessore al Welfare Sonia Schellino, “per rafforzare il percorso di inclusione e accompagnare le famiglie e i singoli che occupavano le palazzine a raggiungere il maggior grado di autonomia possibile. Anche le persone accolte dalla Croce Rossa il prossimo autunno, quando saranno disponibili ulteriori posti presso strutture del Terzo Settore, verranno trasferite e seguite passo passo nel percorso verso l’autonomia”.

Il piano ha subito un’accelerata dovuta al crescente degrado degli stabili e delle condizioni di vita dei loro abitanti. La liberazione degli edifici è stata possibile anche grazie ad ulteriori fondi stanziati dal Ministero dell’Interno e dalla Regione Piemonte, che ha messo a disposizione 500 mila euro. La Compagnia di San Paolo per l’intero progetto, che ora porsegue con i percorsi verso l’autonomia, ha stanziato 4 milioni e 800 mila euro.

“Il piano”, ha commentato il sindaco Chiara Appendino, “è stato possibile solo grazie al lavoro in rete tra i diversi soggetti istituzionali del territorio. E’ il sistema Torino che funziona. Soprattutto abbiamo messo al centro la persona creadno un rapporto di fiducia e strutturando percorsi di autonomia individualizzati”.

Entro l’autunno partrirà anche il piano per la riqualificazione della zona delle palazzine.

“Mi auguro”, ha concluso mons. Nosiglia, “che questa esperienza possa rappresentare un modello anche per altri ambiti di particolare criticità e precarietà, nella nostra città, come sono la situazione dei campi rom, dei senza dimora, della accoglienza nei dormitori e in genere, della situazione di famiglie e giovani circa il lavoro e la casa”.

L’INTERVENTO DELL’ARCIVESCOVO

Pubblichiamo l’intervento integrale dell’Arcviescovo mons. Cesare Nosiglia alla conferenza stampa tenutasi martedì 30 luglio a Palazzo Civico in seguito alla liberazione di tutte le palazzine occupate nell’ex Villaggio olimpico Moi.

La vicenda del Moi l’abbiamo vissuta – come Diocesi e come Migrantes in particolare – come una sfida e una opportunità che poteva segnare la vita della nostra Città e costituire anche un modello per l’intero Paese. C’è voluto del tempo: fin dall’inizio abbiamo deciso di non procedere allo sgombro forzato, ma di accompagnare le persone perché potessero comprendere quanto il progetto che avevamo stabilito fosse vantaggioso per dare dignità e speranza in un futuro migliore alle numerose persone coinvolte.

Oggi siamo dunque soddisfatti di aver potuto offrire il nostro apporto a una impresa complessa e non facile, ma necessaria anche per il bene vivere delle persone immigrate coinvolte, del quartiere e della città.

La scelta vincente è stata senza dubbio l’impegno congiunto e collaborativo tra i 5 soggetti istituzionali: Comune, Prefettura, Regione, Compagnia di S. Paolo e Diocesi. Si è così attuato il metodo dell’Agorà che abbiamo promosso in questi anni, quello, cioè, di programmare insieme, agire insieme, sostenere uniti progetti di inclusione e di integrazione di valore umano, civile, lavorativo, abitativo e sociale.

Il progetto MOI contempla uno spostamento degli abitanti delle palazzine in strutture più umane e dignitose per tutti, in appartamenti o locali non affollati, con un percorso che tiene conto di ogni singola persona e delle sue esigenze e potenzialità, li qualifica con un cammino di formazione (lingua, cultura, mestiere..), un lavoro e un accompagnamento sostenuto da persone qualificate e preparate.

Più volte in questi anni ho incontrato, anche insieme al Prof. Profumo e al Signor Prefetto le persone che abbiamo accolto sia alla Città dei Ragazzi, sia nel mio Episcopio, sia in luoghi appositamente predisposti. Ascoltarli e parlare dei loro problemi, attese e difficoltà è servito per non farli sentire soli e nello stesso tempo sollecitarli a operare con impegno per accogliere il progetto e sostenerlo con la loro buona volontà e impegno.

In questi ultimi mesi si è andata sempre più consolidando la convinzione che era necessario terminare tutto entro l’estate.Questo per motivi validi e concreti dovuti al crescente degrado degli stabili e delle condizioni di vita dei loro abitanti, a un numero di persone con particolari condizioni socio-sanitarie sia sul piano psichico sia di fragilità. Abbiamo avuto, per questo, un supplemento di risorse finanziarie date dal Ministero, dalla Regione e dalla stessa Compagnia di S.Paolo. Inoltre ci si siamo resi conto che più si prolungava nel tempo la situazione, più aumentavano gli ospiti che, forse per poter usufruire del progetto, si aggiungevano a quelli già esistenti. È vero che la scelta di affrontare insieme le ultime due palazzine ha suscitato qualche perplessità e preoccupazioni in particolare nelle persone coinvolte. È stata comunque una scelta fatta insieme, come tavolo istituzionale, e con la disponibilità di tutte le componenti a sostenerla nel migliore dei modi garantendo ad ogni persona un sostegno e presa in carico delle sue specifiche problematiche e necessità.

Come Diocesi e Migrantes abbiamo posto in risalto alcuni punti da tenere in considerazione, scelte del resto condivise: la centralità di ogni singola persona, l’attenzione a quelle più fragili e che necessitano di cure e accompagnamento particolari, la conferma del progetto per tutti anche se per alcuni mesi alcuni andranno in strutture offerte da Comuni vicini. Poi, dopo il bando del Comune di Torino in autunno, saranno ricollocati in appartamenti come gli altri, avranno una adeguata qualificazione, un lavoro, e un accompagnamento personalizzato; è previsto anche, per chi lo desidera liberamente, il ritorno al proprio Paese con un appropriato sostegno. Considerato poi che il tempo previsto dal Progetto dei 18 mesi prima di scadere,era almeno per alcuni non sufficiente data la complessità della loro situazione, si è deciso che i tempi saranno misurati sulla base della effettiva soluzione dei diversi problemi propri di ciascuna persona e della sua raggiunta autonomia.

Desidero ringraziare tutti i componenti del tavolo istituzionale e tecnico che hanno dato un apporto decisivo alla soluzione del problema sotto la guida della Sindaca del Comune di Torino, come prima responsabile. Mi permetto di ringraziare anche due persone che al di là del tavolo istituzionale hanno lavorato instancabilmente con competenza e generosità. Mi riferisco a Sergio Durando, Direttore della Migrantes, e alla Vicesindaca nonché assessore alle Politiche sociali Sonia Schellino.

Mi auguro che questa esperienza possa rappresentare un modello anche per altri ambiti di particolare criticità e precarietà, nella nostra città, come sono la situazione dei campi rom, dei senza dimora, della accoglienza nei dormitori e in genere, della situazione di famiglie e giovani circa il lavoro e la casa.

+ Cesare Nosiglia
Arcivescovo di Torino

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