Ex Seat, 400 licenziamenti congelati per tre settimane

Roma – Il vertice tenutosi il 20 marzo al Ministero dello Sviluppo economico tra il ministro Calenda, i dirigenti di Italiaonline, sindacati e lavoratori ha ottenuto il congelamento del Piano industriale per tre settimane, e dunque dei 400 licenziamenti annunciati a livello nazionale, di cui 248 a Torino. L’intervento dell’Arcivescovo Nosiglia 

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Lavoratori di fronte alla sede torinese di "Italiaonline"

Il piano industriale di Italiaonline e i 400 licenziamenti sono congelati per tre settimane. Questo il risultato dell’incontro che si è tenuto il 20 marzo a Roma, presso la sede del ministero dello Sviluppo economico, tra azienda, sindacati, governo ed enti locali. La scorsa settimana le Rsu dello stabilimento torinese avevano anche incontrato l’Arcivescovo che aveva auspicato una soluzione della vertenza che tutelasse i lavoratori.

«Il ministro Carlo Calenda ha ottenuto il congelamento del piano e delle relative conseguenze», ha detto il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino alla fine del vertice: «È una fase interlocutoria. C’è un impegno per un percorso che inizia già da lunedì 26 marzo per verificare il piano industriale. Ci siamo dati tre settimane di tempo, e si stanno già facendo le verifiche su modalità e tempistiche della cassa integrazione. Si capirà subito le intenzioni dell’azienda: se vuole solo allungare il brodo, o se invece si dà il tempo per trovare soluzioni che garantiscano un piano serio, la conferma delle sede attuali e una riorganizzazione».

Sul tavolo del ministero la decisione dell’ex Seat Pagine Gialle, ora di proprietà della holding lussemburghese della famiglia Sawiris, di avviare un piano di riorganizzazione 2018-2020 (approvato dal Consiglio di amministrazione il 15 marzo scorso) che prevede la chiusura degli uffici di Torino, con 248 licenziamenti e 241 trasferimenti forzati ad Assago (Milano), e ulteriori 152 esuberi su tutto il territorio nazionale. In concomitanza con l’incontro, Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno indetto nei giorni scorsi lo sciopero nazionale di tutti i dipendenti nei due presìdi: uno a Roma, davanti alla sede del dicastero, e uno in piazza Castello a Torino, di fronte alla Prefettura. Venerdì 16 marzo, al termine di una settimana di mobilitazione, si è fatto sentire anche il Coordinamento nazionale delle Rsu, riunitosi a Torino. «Le Rsu, in lotta contro un piano scriteriato e vergognoso, chiedono al ministero dello Sviluppo economico, che si è fatto garante nel 2016 del vecchio piano di riorganizzazione presentato da Italiaonline, di adoperarsi affinché vengano ritirati licenziamenti e trasferimenti». Il Coordinamento sottolinea l’emblematicità della vertenza: «Se si consentisse agli azionisti di Italiaonline di rendere operativo il piano si sancirebbe la liceità delle politiche di dissanguamento e depauperamento di aziende leader del mercato. E si consoliderebbe il principio per cui pochi indebitamente si arricchiscono a scapito di lavoratrici e lavoratori, grazie alla spartizione di dividendi e alla costituzione di congrue stock option a favore delle figure apicali che propongono questi piani».

Il Coordinamento delle Rsu, in conclusione, definisce «inverosimile che un’azienda che continua a fare utili e che gode da mesi di un intervento pubblico finalizzato al sostegno di un processo riorganizzativo possa decidere di licenziare e trasferire». Ed è sugli utili che i sindacati danno battaglia. Il Cda dell’azienda, appunto nella riunione del 15 marzo scorso che ha dato il via libera al piano con gli esuberi, che dovrebbero consentire un risparmio di costi operativi pari a circa 50 milioni entro il 2020, ha anche approvato i conti dell’esercizio 2017.

L’anno appena passato si è chiuso con un utile netto di 26,4 milioni di euro, in crescita del 17 per cento rispetto al 2016, mentre i ricavi sono pari 338,5 milioni, in calo del 10 per cento rispetto all’anno precedente ma «in linea con le attese del management». Per il futuro triennio, contenuto appunto nel piano 2018-2020, il Cda prevede un tasso di crescita dei ricavi tra il 4 e il 6 per cento.

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