Famiglie Accoglienti, “siamo pronte ad ospitare i profughi”

Lettera al Premier Conte – Ventisette famiglie, di cui 17 torinesi, si sono rese disponibili ad aprire le porte di casa per accogliere i 30 naufraghi libici sbarcati il 10 maggio a Lampedusa dopo essere stati soccorsi dalla “Mare Jonio”, l’imbarcazione della ong Mediterranea Saving Humans. «L’Italia Mnon è un Paese impaurito, rancoroso, ostile verso gli stranieri e i ‘diversi’», hanno scritto

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Non hanno ancora avuto risposta, ma l’offerta resta valida e con essa il messaggio che compare nelle prime righe: «L’Italia Mnon è un Paese impaurito, rancoroso, ostile verso gli stranieri e i ‘diversi’».

Sono 26 famiglie, di cui 16 torinesi, che hanno scritto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per esprime la disponibilità concreta, «realizzabile subito», ad accogliere il gruppo di migranti provenienti dalla Libia, sbarcati lo scorso 10 maggio a Lampedusa dopo essere stati soccorsi dalla «Mare Jonio», l’imbarcazione della ong Mediterranea Saving Humans.

In concomitanza con lo sbarco, la neocostituita Associazione Famiglie accoglienti Aps di Bologna aveva scritto una prima missiva a Conte affermando la disponibilità all’accoglienza dei profughi e contemporaneamente aveva diramato un appello coinvolgendo anche il Gruppo famiglie accoglienti di Torino con i quali da mesi è in contatto avendo ispirato la sua nascita.

In pochi giorni si è definita la disponibilità concreta di spazi, case, famiglie oltre che nel bolognese anche nel torinese e in Veneto e 26 famiglie il 22 maggio hanno scritto una seconda lettera aggiungendovi i propri nominativi a testimonianza di una accoglienza reale fatta di persone pronte ad aprire le porte delle proprie abitazioni per dare un tetto, amicizia e supporto a quel gruppo di trenta naufraghi, tra cui due donne incinte, una bambina di un anno e altri quattro minori non accompagnati.

Una disponibilità aggiunta ad un richiamo che è ciò che caratterizza lo spirito dell’Associazione e del Gruppo torinese: la manifestazione della propria volontà di non appartenere ad un paese nemico degli stranieri e che possa essere identificato come tale: «Non è il Paese dei respingimenti in mare», hanno scritto, «dell’indifferenza verso le sofferenze e le morti di donne e bambini, della chiusura di fronte a culture e religioni diverse. La paura e la fretta sono sempre cattive consigliere: ci spingono a rinchiuderci in fortini, ad alzare muri e a ignorare i diritti umani». «L’Italia, Paese di emigranti fin dal 1861, sa quanto sia doloroso lasciare la propria terra e quanto sia importante trovare accoglienza e speranza in paesi lontani. Noi vogliamo creare nuove relazioni con chi fugge dalla propria patria, offrire non soltanto ospitalità ma speranza, come prescritto dal troppo spesso dimenticato articolo 10 della Costituzione: ‘Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica’. Per questo torniamo sulla nostra offerta di due settimane fa di accogliere, per tutto il tempo necessario, il gruppo di migranti sbarcati dalla Mare Jonio».

Una offerta che potrebbe essere accolta «nel quadro delle procedure di accoglienza vigenti e con la collaborazione delle istituzioni ma senza alcun onere per lo Stato» e non improvvisata dal momento che molte delle famiglie disponibili, tra cui quelle torinesi, hanno già aperto in passato le proprie abitazioni a migranti in difficoltà e sono quindi già consapevoli delle fatiche, «ma soprattutto della fattibilità dell’accoglienza e dell’arricchimento che rappresenta».

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