Case Famiglia offese dalle calunnie sull’accoglienza

Parla Paolo Ramonda – Si inasprisce la propaganda contro il mondo della solidarietà sociale, il responsabile della Comunità Papa Giovanni XXIII risponde all’attacco contro genitori che ospitano bambini: 60 euro di contributi pubblici, perché mettere in giro la menzogna di 400?

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Paolo Ramonda, successore di don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII

Secondo il ministro Salvini, le case famiglia italiane, migliaia di famiglie impegnate nell’accoglienza dei minori abbandonati, sono una voragine mangiasoldi. «Ci sono case famiglia», ha detto in molte occasioni, l’ultima volta al Maurizio Costanzo Show il 28 marzo, «che sono un business perché questi bimbi fruttano 300 o 400 euro al giorno e spesso e volentieri sono sotto sequestro perché ci sono migliaia di coppie che potrebbero farsi carico…». Paolo Ramonda, successore di don Oreste Benzi, fondatore dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che oggi conta circa 300 case famiglia in Italia e nel mondo e 150 comunità in 42 paesi, come commenta questa affermazione?

Anzitutto questa frase ci dice che il vicepremier Salvini non conosce molto la situazione, le problematiche di chi viene accolto nelle case famiglia e che interviene con superficialità su una realtà complessa. Noi accogliamo persone – circa 2.500 in Italia – molte volte abbandonate dai genitori perché hanno handicap molto gravi, in altri casi la casa famiglia è in continuo rapporto con la persona che ci è affidata e siamo quindi un aiuto e un sostegno alla famiglia di origine, altri bambini arrivano con alle spalle esperienze fallimentari di adozioni, in altri casi ancora i bambini che entrano a far parte della nostre famiglie ci restano anche dopo 20, 30 anni…

Decenni che appaiono un tempo un po’ lungo per un «sequestro», per un «business» di «minori sottratti alle famiglie alle volte con il silenzio di assistenti sociali» come ha proseguito Salvini nel suo intervento televisivo…

Anche in questo caso si denota la superficialità con cui affronta il tema, le persone che sono accolte da noi o lo sono tramite inserimenti ‘consensuali’ o  vengono accolte con decreti dei tribunali, con decisioni che non sono ‘improvvisate’, certamente non escludo che purtroppo ci possono essere errori, che vanno individuati e sanzionati. Ma non c’è nessun sequestro e per ogni accolto, noi come qualunque altra realtà che si occupi di minori, abbiamo tutta la documentazione che ne traccia e autorizza il percorso di inserimento.

Salvini parla di business che quantifica anche in diverse centinaia di euro per ogni minore accolto e il 2 aprile la Lega ha depositato sia al Senato che alla Camera la proposta di legge per istituire una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività di affidamento di minori alle case famiglia con l’obiettivo di «fare chiarezza sulle opacità di un sistema che non consente di avere un quadro chiaro ornato sul numero di minori coinvolti, in quali strutture siano ospitati e se quest’ultime rispettino gli standard minimi su servizi, assistenza, costi e trasparenza». Cosa ne pensa?

Continua a essere una generalizzazione che genera confusione, intanto si parla di case famiglia, ma in realtà comprende anche le comunità educative che hanno altri costi, altre formule… comunità che anch’esse non hanno certo come obiettivo quello di lucrare sul servizio che svolgono e penso, ad esempio, al vostro territorio torinese, dove ci sono tanti minori accolti da Salesiani e da famiglie religiose. In ogni caso esiste una legge che regolamenta l’accoglienza  (legge quadro n. 328/2000 ndr e leggi regionali) e che prevede anche il rendiconto, la pubblicazione dei bilanci. Quindi non ha senso investire altri soldi pubblici per un controllo che è già previsto dalle norme vigenti. Noi riceviamo in media 50-60 euro al giorno per minore con patologie che noi accogliamo e posso dire che in media sui 6 accolti che la legge ci consente di avere, in ogni casa famiglia almeno uno è di fatto interamente a nostro carico e non beneficia di contributi economici. Non certo un business, anzi invitiamo volentieri il ministro Salvini a visitare una delle case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII e a constatare come viviamo con le risorse che abbiamo a disposizione. E nelle nostre famiglie ci sono bambini, ma anche adulti, anziani, persone in estremo disagio.

Voi accogliete 5, 6 persone nei vostri nuclei e l’accusa rivolta alle case famiglie è che oltre al «sequestro», si privino della possibilità di diventare genitori coppie che desiderano adottare…

Come dicevo prima, i nostri accolti ad esempio sono bambini con handicap molto complessi o bambini che per vari motivi non sono adottabili, così come quelli nelle comunità educative… Non priviamo nessuno di questo diritto anzi la Papa Giovanni XXIII è impegnata su più fronti per sostenere le famiglie, i piccoli e ci sono tante coppie affidatarie che si mettono a disposizione. Don Oreste Benzi ha aperto la prima casa famiglia nel 1973, affermando proprio che «ognuno ha diritto a una famiglia» per questo parlare di business delle case famiglie, di diritti negati, genera solo gran confusione che non aiuta a dare ai bambini le risposte di cui hanno bisogno e si illudono genitori.

1 COMMENTO

  1. Ci sono strutture che hanno preso più di 400 euro al giorno x minore! Non è una menzogna xche ho documenti probanti. Come tante comunità x minori che prendono dai 200 ai 300 euro al giorno x minore.
    È altrettanto vero che la maggior parte di essevanno dai 30 ai 60 euro.
    Il business esiste purtroppo ed è qui che la politica latita da anni. Sono anni che tento si incontrare alcuni ministri x dimostrare che non è un teorema quello che ho trovato ma un vaso di pandora pazzesco.
    Ovvio che poi molti politici sparlano a caso e vengono in tv non debitamente informati ma solo x raccogliere applausi e o consensi.

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