Fusione Fca-Renault, Fiat tira dritto e ci porta in Francia

Colosso mondiale – Con una lettera inviata ai vertici del gruppo francese Fca ha proposto a Renault di «fondere» le attività dando vita ad una società nuova, posseduta per il 50% dagli azionisti Fca, per il 50% dagli azionisti Renault. Occasione per Torino purché difenda le sue fabbriche

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Stiamo abituandoci a digerire continui annunci e promesse sul rilancio industriale di Torino, sulle trasformazioni, sul futuro dell’auto, e infatti la scorsa settimana ne è arrivato un altro, molto potente: la proposta di matrimonio fra Fca (Fiat) e Renault. Con una lettera inviata ai vertici del gruppo francese, Fca propone a Renault di «fondere» le attività dando vita ad una società nuova, posseduta per il 50% dagli azionisti Fca, per il 50% dagli azionisti Renault.

I risultati dell’aggregazione si preannunciano interessanti. Dalla fusione con Renault nascerebbe il terzo player mondiale con 8,7 milioni di veicoli venduti e quasi 170 miliardi di fatturato. Un colosso con un portafoglio modelli in grado di coprite tutti i segmenti di mercato, dalla piccola Twingo all’altissimo di gamma di Maserati, passando per Jeep e Ram , gli attuali motori della crescita di Fca. Proprio il segmento delle auto di lusso sarebbe il contributo portato in dote del Gruppo controllato dalla famiglia Agnelli, con marchi di fascia alta assenti nel portafoglio Renault.

Sotto il profilo industriale l’aggregazione porterebbe nuove famiglie di prodotti per Fca, vista la presenza di marchi dal grande potenziale come Dacia e l’apertura verso i mercati dell’oriente. Fca verrebbe aiutata anche sul versante dell’auto elettrica, anche se questo segmento almeno per il momento copre una parte contenuta dei volumi di Renault. L’accordo, quando giungesse a regime, produrrebbe un valore aggiunto di 5 miliardi all’anno, ottenuto – ha promesso Fca – non con la chiusura di stabilimenti, ma con investimenti più efficienti e con le sinergie sprigionabili .

Secondo gli auspici di Fca l’accordo potrebbe entrare in un secondo tempo nell’alleanza Renault-Nissan-Misubishi, dando vita ad un gigante mondiale con 15 milioni di veicoli venduti ed un posizionamento forte in tre continenti. Si tratta di un’ipotesi stimolante, ma per il momento priva di concretezza.

La proposta di fusione avanzata da Fca è stata valutata positivamente dal Gruppo Renault. Anche il Governo francese, che è socio di maggioranza del Gruppo, ha valutato positivamente la proposta riservandosi tuttavia di studiarne i termini più in dettaglio. La messa a regime dell’operazione non sarà breve. Secondo il numero uno di Fca, Michael Manley, la nascita della nuova società potrebbe richiedere più di un anno.

La proposta di nozze di Fca con il Gruppo Renault ha suscitato diffuso apprezzamento da parte soprattutto del mondo industriale Se ne fatto interprete il Presidente dell’Unione Industriali di Torino Dario Gallina sottolineando l’impatto positivo che una simile operazione, a regime, potrà avere sull’intera filiera automotive torinese. Sono emerse anche preoccupazioni, soprattutto da parte dei sindacati: temono che l’operazione possa tradursi in tagli della forza lavoro, soprattutto in Europa dove Fca ha quasi un terzo dei suoi dipendenti nonostante realizzi quasi tutti i suoi profitti nel Nord America

Sembra di essere tornati indietro di quasi un anno, ai tempi di un altro importante annuncio riguardante la strategia operativa di Fca per il triennio 2019-2021 che prevedeva investimenti per 5 miliardi in Italia , Anche allora la proposta venne accolta con entusiasmo e qualche preoccupazione. Se si considera che a tutt’oggi il piano di Fca è rimasto sostanzialmente sulla carta, non si può non dar ragione agli scettici o a quanti guardano a questi grandi annunci senza farsi condizionare dall’emozione.

Il Governo tedesco ha varato un programma di politica industriale che afferma con forza l’importanza strategica del settore auto e si mobilita per aiutarlo a vincere le grandi sfide che lo attendono. È troppo pretendere qualcosa del genere anche da noi, in Italia e nel nuovo Piemonte di Alberto Cirio? Siamo certi che un’opzione forte in questo senso darebbe l’occasione di stemperare le divergenze e di operare uniti a sostegno di una filiera che, pur tra mille traversie, rappresenta ancora oggi una forza trinante del sistema industriale torinese.

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