Filippo nuovo prete per la Diocesi

Il 6 giugno in Cattedrale – La Chiesa torinese è in festa per l’ordinazione presbiterale di don Filippo Romagnoli. Il Rettore del Seminario don Ferruccio Ceragioli: “abbiamo mantenuto la data delle ordinazioni perché sia segno di speranza in questo momento di fatica”

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Un nuovo prete per la Chiesa torinese, motivo di festa per la nostra diocesi in un momento segnato da preoccupazioni e dalla malattia che ha toccato tanti, comunità del seminario compresa. Dopo una Quaresima e quasi tutto il tempo pasquale con celebrazioni a porte chiuse, nel primo sabato dopo Pentecoste, il 6 giugno alle 10 ecco un segno di speranza e di fiducia per le comunità: il cammino di formazione del Seminario Maggiore non si è interrotto con il lockdown ma è proseguito e per Filippo Romagnoli  sarà il giorno dell’ordinazione presbiterale in cattedrale.

«La data era quella prevista a inizio anno», spiega il rettore don Ferruccio Ceragioli, «e abbiamo deciso di mantenerla. Certamente non sarà come negli anni passati, con il duomo gremito in ogni angolo, ma anche questo non rimandare è un segno di fiducia, una testimonianza di condivisione del momento difficile che stiamo attraversando». Numeri contenuti alla celebrazione – che sarà però trasmessa in streaming sul sito della diocesi – modalità differenti per testimoniare l’affetto ai due giovani, ma non per questo minore vicinanza o gioia per il dono che rappresentano. E non mancherà la preghiera e la vicinanza dei compagni di seminario che dopo più di due mesi si ritroveranno per la celebrazione, perché anche la comunità si è dovuta temporaneamente sciogliere.

«Nella prima fase della pandemia», racconta don Ceragioli, «sono state interrotte le lezioni, ma la vita comunitaria è proseguita: ed è stato un tempo particolare, di maggiore condivisione del quotidiano. Si sono fatti dei lavori nella casa, si è sperimentato un modo diverso dal solito di vivere la comunità e credo che anche questa sia stata una occasione formativa. Poi in marzo, confrontandoci anche con altre comunità religiose e seminari, si è valutato di interrompere la vita comunitaria e dall’11 siamo rimasti solo noi sacerdoti che viviamo in seminario con 6 dei 24 seminaristi che non potevano rientrare nelle proprie famiglie e con le religiose Discepole del Vangelo che hanno la loro comunità in un’ala della struttura e che collaborano con noi nella formazione.

Pochi giorni dopo la sospensione della vita comunitaria uno dei giovani che era rientrato a casa si è ammalato, è stato ricoverato in ospedale e anche questa è stata una esperienza che ci ha segnato: c’è stata prima di tutto la preoccupazione per lui che adesso per fortuna è guarito bene. E poi c’è stato anche il timore di altri contagi che, grazie a Dio, non si sono verificati. Anche noi, come tutti, abbiamo condiviso la sofferenza di tanti che hanno avuto genitori, nonni, amici colpiti dal virus; in particolare tante comunità religiose a noi legate che hanno avuto tante persone ammalate e anche morte per il virus. Abbiamo tentato in quei giorni di stare vicini come potevamo a chi viveva con più sofferenza questo momento e, d’altra parte, non sono mancate le telefonate, le dimostrazioni di vicinanza e di affetto di chi chiedeva notizie dei seminaristi e di come stavamo affrontando situazione».

Ecco dunque che questo tempo di fatica, «che ha anche fatto emergere paure e sensibilità differenti», ha segnato i momenti di condivisione e preghiera che la comunità, anche «dispersa» ha voluto mantenere. «Ci siamo organizzati per pregare insieme i Vespri, collegati via internet, 4 volte alla settimana; poi abbiamo mantenuto l’incontro settimanale di comunità e i colloqui personali».

Si è anche ristabilita la formazione con le lezioni on line: sono stati fatti gli esami e ci sono stati anche i baccalaureati. Inoltre, sempre on line, è stata proposta, via YouTube, la lectio divina del giovedì sera, che in tempo normale si svolge in Seminario con i giovani che vengono a pregare con i seminaristi, e si sono poi realizzati alcuni video per vivere anche all’esterno il significato della 57a Giornata di preghiera per le vocazioni che si è svolta lo scorso 3 maggio. «È stato molto particolare vivere insieme il Triduo pasquale in Seminario, un’esperienza che non avevamo mai fatto. Abbiamo fatto tra di noi, con la piccola comunità rimasta, alcune celebrazioni e per altre ci siamo uniti attraverso la televisione alle celebrazioni di Papa Francesco, sentendoci in unione profonda con tutta la Chiesa. Abbiamo poi anche cercato di metterci un pochino a disposizione di chi fa più fatica».

«Ora il ‘piccolo resto’ del Seminario», prosegue, «si sta impegnando nella collaborazione con il progetto ‘Fa bene’ della Caritas per preparare e distribuire generi alimentari per famiglie in difficoltà; altri seminaristi, rimasti a casa, si son messi a disposizione per altri servizi e tutti stanno riprendendo i contatti con le parrocchie presso le quali prestavano servizio prima della pandemia. Si sta poi valutando l’impegno per le attività estive a seconda di come verranno avviate negli oratori».

Il futuro? «Ovviamente è presto per programmare, ci piacerebbe poter vivere la consueta settimana estiva fuori città nel mese di luglio. Adesso però siamo concentrati sulle ordinazioni e poi sui ministeri del lettorato e dell’accolitato che saranno conferiti dal Vescovo la domenica 14 giugno. Sono segni di un cammino che continua che testimonia speranza e fiducia per tutti».

I novelli sacerdoti

Ad essere ordinati Filippo Romagnoli, 28 anni a settembre, originario della parrocchia Beata Vergine delle Grazie in Torino (la Crocetta) dove il 7 giugno alle 11.30 celebrerà la prima messa. Negli anni di Seminario Filippo ha prestato servizio presso la parrocchia di s. Ignazio a Torino, poi presso la parrocchia della Madonna della Divina Provvidenza sempre a Torino e, infine, in questi ultimi anni presso la parrocchia di san Cassiano a Grugliasco. Nel suo curriculum l’esperienza di insegnamento della religione cattolica in diverse scuole e l’esperienza di lavoro in una comunità di accoglienza per giovani migranti.

 

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