Fine agosto 1978: l’apertura dell’Ostensione della Sindone e l’elezione di Papa Luciani

26 agosto 1978 – Alle 17 a Torino l’arcivescovo Anastasio Alberto Ballestrero presiede la Concelebrazione inaugurale dell’ostensione della Sindone. La sera dello stesso giorno a Roma in piazza San Pietro Papa Lucini si affaccia alla loggia per benedire la folla

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Il cardinale Ballestrero presiede una Messa nel Duomo di Torino davanti alla Sindone - Ostensione 1978 (foto archivio storico La Voce e il Tempo)

Torino, sabato 26 agosto 1978, ore 17 l’arcivescovo Anastasio Alberto Ballestrero presiede la Concelebrazione inaugurale dell’ostensione della Sindone. Migliaia di persone gremiscono la Cattedrale e piazza San Giovanni. Concelebrano 18 vescovi e 70 sacerdoti. Verso le 17,45 Ballestrero dice: «Non possiamo fare a meno di sentire la comunione della Chiesa. Come possiamo non pregare per il Conclave? Come possiamo non affidare a Cristo la sua Chiesa? La forza, la potenza, la luce dello Spirito Santo guidino il Conclave in una scelta tanto importante. La Chiesa riprenda il cammino con Cristo presente non con il segno venerabile di una reliquia come la Sindone ma con il segno vivo e palpitante del nuovo Papa».

Roma, sabato 26 agosto 1978, ore 18,25. La folla in piazza San Pietro ha un sussulto. Dal camino della Cappella Sistina si innalzano le prime volute di fumo. C’è incertezza sul colore della fumata. È bianca. È nera. È grigia. È di nuovo bianca. È finalmente bianca. Alle 19,20 dalla loggia di San Pietro appare il cardinale protodiacono Pericle Felici: «Annuntio vobis gaudium magnum. Habemus Papam… Albino Luciani». Giovanni Paolo I compare a benedire la folla.

Quarantuno anni fa, per una straordinaria coincidenza, nella Cappella Sistina il cardinale patriarca di Venezia Albino Luciani è eletto Papa nella stessa ora in cui in Duomo a Torino comincia l’ostensione popolare della Sindone. Le prime parole mandano in visibilio la gente: «Mi chiamerò Giovanni Paolo. Io non ho né la sapientia cordis di Papa Giovanni, né la preparazione e la cultura di Papa Paolo. Però sono al loro posto, devo cercare di servire la Chiesa». I giornali lo chiamano «il Papa del sorriso», che si spegne nella notte del 28-29 settembre 1978 dopo appena 33 giorni di pontificato.

Ballestrero aveva presentato così l’ostensione: «Può tornare utile anche agli incerti, ai curiosi, ai superficiali, può risultare una delle vie che conducono a Dio. Gesù non si mostrò soltanto ai credenti, ma a tutti; e quel certo Zaccheo che, come riferisce la pagina evangelica, salì sul sicomoro per sola curiosità, ne ridiscese per approdare alla fede». Ma l’arcivescovo non pensa solo a quello: «Di fatto non pochi studiosi che si sono misurati sull’argomento della Sindone anche partendo da posizioni di ateismo, si sono almeno avvicinati alla fede».

L’arcivescovo aveva affidato l’organizzazione a mons. Jose Cottino, giornalista e scrittore, esperto sindonologo, già direttore del settimanale diocesano «La Voce del Popolo» (1947-1968), direttore fino alla morte della «Buona Stampa», burbero parroco della Crocetta. Ballestrero e Cottino coetanei (classe 1913), nati l’arcivescovo a Genova e l’altro a New Bedford nello Stato nordamericano del Massachusetts; entrambi con un carattere brusco, sono maestri d’ironia. Intorno all’arcivescovo e al monsignore si costituisce un gruppo di esperti provenienti dagli Uffici diocesani, dalle professioni e dai vari ambiti della Chiesa locale, sacerdoti, religiosi, diaconi, suore, laici: il sottoscritto correva come portavoce e tuttofare. Un esperto di ostensioni come Marco Bonatti, già direttore de «La Voce del Popolo», rimarca: «Quel modello di lavoro è rimasto come riferimento anche per le ostensioni successive, dove però è stato possibile apportare importanti innovazioni sia organizzative che pastorali. Dal 1998 le ostensioni sono organizzate dalla diocesi di Torino in collaborazione con Enti locali, fondazioni bancarie e altri finanziatori», mentre quella del 1978 fu curata e pagata interamente dalla Chiesa torinese mentre a Palazzo di Città sedeva come sindaco Diego Novelli a capo di una Giunta social-comunista.

Nella giornata di apertura diecimila persone vedono la Sindone, 400 mila nella prima settimana con attese di una-due ore che diventano tre-quattro nelle settimane successive. Una fiumana ininterrotta sfila per 13 ore al giorno. Dialetti di tutte le regioni e lingue di vari Paesi si fondono in un unico brusio. In Duomo si attenua e si spegne di colpo davanti alla teca. Colpiscono gli occhioni sbalorditi dei bambini; l’esuberanza dei giovani; l’atteggiamento pensoso di uomini e donne maturi; la commozione degli anziani; le lacrime delle mamme; l’ammirazione degli stranieri; il raccoglimento di preti e suore.

Dal 27 agosto all’8 ottobre Torino è protagonista e spettatrice insieme di un evento eccezionale. Spesso le strutture vacillano sotto l’urto di una marea incontenibile. L’afflusso è talmente massiccio che nei fine settimana di settembre si toccano punte di 180-200 mila persone. Alla fine si calcolano 3 milioni (presunti) di visitatori.

Il 14 settembre notte, festa dell’esaltazione della Croce, 400 sacerdoti vivono la straordinaria veglia di preghiera guidata dall’arcivescovo che ricorda il bellissimo confronto tra la Croce e la Sindone proposto dal beato Sebastiano Valfrè: «La Croce accolse un vivo e ce lo restituì morto. La Sindone accolse un morto e ce lo restituì risorto e vivo». Momenti di acuta commozione vivono 12.100 malati, handicappati, anziani, persone impedite: è il pellegrinaggio «dei crocifissi al Crocifisso». Il 18 settembre a Torino si riunisce il Consiglio di presidenza della Conferenza episcopale italiana: il presidente cardinale Antonio Poma arcivescovo di Bologna, i vicepresidenti Ballestrero (Nord), Giuseppe Bonfigli arcivescovo di Cagliari (Centro), Guglielmo Motolese arcivescovo di Taranto (Sud), il segretario generale Luigi Maverna, il segretario aggiunto Egidio Caporello.

Il nuovo Pontefice Giovanni Paolo I – è la domanda di tutti – verrà nella capitale subalpina? I torinesi lo sperano vivamente perché sarebbe il primo viaggio da Papa. Ma Luciani deve familiarizzarsi con i problemi della Chiesa e del mondo e con i meccanismi della Curia romana. Per giovedì 21 settembre era prenotato un pellegrinaggio di 54 persone da Venezia e Mestre: doveva essere guidato dal patriarca Luciani. Ballestrero aveva invitato Paolo VI, che era morto il 6 agosto 1978, e rinnova l’invito a Giovanni Paolo I che fa rispondere rammaricandosi di non poter venire ed elogiando l’ostensione «iniziativa pastoralmente encomiabile».

Pier Giuseppe Accornero

 

 

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