A fine mese finalmente la Cappella della Sindone

Storica riapertura il 27 settembre –  Si chiudono vent’anni di restauri, anche il Duomo cambierà volto: sarà rimossa dietro l’altere maggiore l’immensa parete di sicurezza «Trompe l’oeil»

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Il prossimo 27 settembre, quando la Cappella della Sindone riaprirà al pubblico 21 anni dopo l’incendio del 1997, anche l’interno del Duomo di Torino cambierà volto: sarà rimossa dietro all’altare maggiore l’immensa parete provvisoria (trompe l’oil dipinto) che in tutti questi anni dedicati ai restauri ha nascosto e diviso il Duomo dalle vetrate della Cappella sventrata dalle fiamme. Di questa notizia che riguarda il Duomo si sta parlando poco; tutta l’attenzione sta andando alla spettacolare Cupola restaurata, ma a fine settembre anche il ritorno del Duomo al suo aspetto originario rappresenterà un passo di notevole rilievo, annunciato a «La Voce e Il Tempo» dalla direttrice del cantiere del restauro arch. Marina Feroggio.

Giovedì 27 i torinesi torneranno a visitare la Cappella della Sindone dal suo ingresso in Palazzo Reale (non più dalle scale del Duomo) e torneranno ad osservarla pure dal basso del Duomo, attraverso la grande vetrata che le fiamme avevano fatto esplodere dietro all’altare e i restauratori coordinati dalla Soprintendenza dei Beni Architettonici hanno completamente sostituito, mantenendo l’aspetto che aveva prima del terribile incendio.

Tutto, in questo spettacolare complesso monumentale, ideato da Guarino Guarini nel 1690 come simbolico ponte fra il Duomo e Palazzo Reale, ha recuperato l’identico aspetto che aveva prima del rogo. Un vero miracolo nell’arte del restauro, operazione delicatissima, unica al mondo, costata purtroppo 20 anni (quanto hanno pesato anche i tempi della burocrazia?) e però giunto finalmente al traguardo. Dopo l’incendio la comunità scientifica si interrogò per molto tempo sul tipo di restauro da compiere: bisognava restituire la Cappella all’aspetto che aveva prima dell’incendio? Oppure lasciare i segni dell’incendio, per preservare l’autenticità del monumento? Ha prevalso la decisione di ricostruire: l’incendio aveva completamente scarnificato l’interno della meravigliosa cupola, rendendola irriconoscibile. Tutto è tornato all’aspetto che aveva prima del rogo, con l’attenzione di non realizzare un «falso» ma di ripristinare gli elementi decorativi con le identiche tecniche e gli identici materiali usati da Guarini nel XVII secolo. Sono state riaperte a Frabosa, nel cuneese, le stesse cave che l’architetto barocco aveva sfruttato per estrarre il proprio marmo.

Giovedì 27 sarà a Torino il Ministro della Cultura Alberto Bonisoli per il taglio del nastro insieme alla soprintendente Luisa Papotti e alla direttrice dei Musei Reali Enrica Pagella. Tra venerdì 28 e domenica 30 la Cappella sarà aperta alle visite al prezzo speciale di 3 euro. La Sindone – conviene ricordarlo – non è più conservata nella Cappella: è stata trasferita in Duomo a fianco dell’altare maggiore, dove migliaia di giovani l’hanno potuta venerare lo scorso 10 agosto accolti dall’Arcivescovo Nosiglia (cfr. servizi a pag. 18). A partire dal 2 ottobre la visita alla Cappella sarà compresa nel biglietto dei Musei Reali di Torino.

Chi ha già potuto ammirare la cupola restaurata riferisce che essa offre un spettacolo straordinario. Doveva già essere apparsa così ai restauratori che ci lavorarono negli anni Novanta (li guidava il compianto arch. Mirella Macera) per ripulirla dalla polvere dei secoli: se la videro divorare dalle fiamme nel 1997, pochi giorni prima di poterla riaprire al pubblico. La riapertura è stata rinviata di… 20 anni; i restauri avviati dalla Macera, completati dalla collega Feroggio.

Un miracolo nel miracolo, invisibile ma da documentare, è quello compiuto in questi anni dagli ingegneri del Politecnico (prof. Paolo Napoli, prof. Vittorio Nascè) per consolidare le mura della cupola pericolante e farla tornare perfettamente solida, in grado di reggersi sulle sue gambe. Da un punto di vista ingegneristico il capolavoro di Guarini rappresentava un enigma, non erano visibili e documentati i suoi elementi portanti, la decifrazione dopo l’incendio ha dato molto filo da torcere. Solo pochi mesi fa si è deciso che potevano essere rimosse le armature metalliche di sicurezza, poste a puntellare la Cappella dopo l’incendio. Per vent’anni le vibrazioni sono state tenute sott’occhio dai sismografi.

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