Francesco ai medici lombardi: “avete cominciato un miracolo”

Vaticano – Alle delegazioni delle zone più colpite della Lombardia Papa Francesco dice grazie per «gli artigiani della cultura della prossimità e della tenerezza», medici, infermieri, operatori sanitari e tanti sacerdoti «che con abnegazione e creatività» non hanno mai lasciato soli malati e famiglie.

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L'Udienza di Papa Francesco ai medici, infermieri, operatori sanitari e assistenti religiosi lombardi

«Avete cominciato un miracolo. Ricordate ciò che diceva quel sarto, teologo mancato: “Mai ho trovato che Dio abbia incominciato un miracolo senza finirlo bene” (Alessandro Manzoni, “I promessi sposi”, capitolo XXIV, che racconta i risultati dalla conversione dell’Innominato, n.d.r.). Che finisca bene questo miracolo che avete incominciato». Alle delegazioni delle zone più colpite della Lombardia – che riceve, ben distanziate, il 20 giugno 2020, le prime dopo lunga interruzione – Papa Francesco dice grazie per «gli artigiani della cultura della prossimità e della tenerezza», medici, infermieri, operatori sanitari e tanti sacerdoti «che con abnegazione e creatività» non hanno mai lasciato soli malati e famiglie.

«MESI TRAVAGLIATI E SCONVOLGENTI» – Il mondo sanitario di Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto è stato «in prima linea in un servizio arduo e a volte eroico, anche a costo della vita, colonne portanti». Ora è il momento «di fare tesoro dell’energia positiva e della speranza nate dall’impegno profuso». Ad ascoltarlo ci sono anche l’arcivescovo metropolita di Milano Mario Delpini e i vescovi di Bergamo, Brescia, Cremona, Crema e Lodi; autorità, Protezione civile, Alpini; sacerdoti e consacrati. Evidenzia: le varie realtà della società italiana «hanno fronteggiato l’emergenza con generosità e impegno»: istituzioni nazionali e regionali, comuni e diocesi, parrocchie, associazioni di volontariato: «Sono stati segno visibile di umanità che scalda il cuore. Molti medici e infermieri si sono ammalati e alcuni sono morti. Questa presenza, affidabile e generosa, ha costituito il punto di riferimento sicuro per malati e familiari: hanno trovato in voi quasi persone di famiglia, capaci di unire alla competenza professionale le attenzioni concrete. I pazienti hanno sentito di avere accanto degli “angeli”, che li hanno aiutati a recuperare la salute e li hanno consolati e talora accompagnati all’incontro con il Signore. Sostenuti dai cappellani ospedalieri, avete testimoniato la vicinanza di Dio». Con il telefonino hanno collegato «l’anziano che stava per morire con il figlio, la figlia per vederli l’ultima volta. Questo ha fatto bene a tutti. Anche se esausti, avete continuato a impegnarvi. A voi e ai vostri colleghi di tutta Italia vanno la mia stima e il mio grazie. So di interpretare i sentimenti di tutti».

FARE TESORO DELL’ENERGIA POSITIVA – Queste ricchezza «in parte “a fondo perduto” e in buona parte deve portare frutto per il presente e il futuro della società lombarda e italiana». Per onorare la sofferenza dei malati e dei defunti «occorre costruire il domani, partendo dalle innumerevoli testimonianze di amore generoso e gratuito, che hanno lasciato un’impronta indelebile nelle coscienze e nel tessuto della società, insegnando quanto ci sia bisogno di vicinanza, cura, sacrificio per alimentare la fraternità e la convivenza civile. Così potremo uscire dalla crisi spiritualmente e moralmente più forti. Più che mai si è dimostrata illusoria la pretesa di puntare tutto su sé stessi e di fare dell’individualismo il principio-guida della società. Passata l’emergenza, è facile scivolare e ricadere in questa illusione; è facile dimenticare che abbiamo bisogno degli altri, di qualcuno che si prenda cura di noi, di Dio Padre che ci tende la mano».

ZELO PASTORALE E SOLLECITUDINE CREATIVA – I preti hanno aiutato la gente a proseguire il cammino di fede e a non rimanere sola di fronte al dolore e alla paura. «Ho ammirato lo spirito apostolico di tanti sacerdoti, che andavano a bussare alle porte, a suonare alle case: “Ha bisogno di qualcosa? Le faccio la spesa”. Questa è vicinanza e creatività senza vergogna. I sacerdoti rimasti accanto al loro popolo sono stati segno della presenza consolante di Dio. Non pochi di loro sono deceduti. In voi ringrazio il clero italiano, che ha dato prova di coraggio e di amore alla gente». All’Angelus di domenica 21 giugno il Papa pensa ai rifugiati, invita a pregare «per un rinnovato ed efficace impegno a favore dell’effettiva protezione di ogni essere umano». Secondo l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati nel 2019 circa 80 milioni di persone sono state costrette a lasciare le loro case o i loro Paesi a causa di conflitti, persecuzioni, crisi ambientali e alimentari, l’1 per cento della popolazione mondiale. Numeri senza precedenti. E non ci sono risposte adeguate delle istituzioni internazionali. Si appella all’Unione europea, terra di arrivi: «Dimostri maggior impegno nella tutela di chi è costretto alla fuga». Addita l’esempio di San Luigi Gonzaga, giovane coraggioso «che non si tirò indietro nel servizio degli altri, tanto da dare la vita per curare i colpiti dalla peste».

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