“Fratelli tutti”, la terza enciclica di Papa Francesco sarà firmata ad Assisi

Sulla fraternità e l’amicizia sociale – Papa Francesco firmerà la sua terza enciclica – dopo «Lumen fidei» (5 luglio 2013) e «Laudato Sì’. Sulla cura della casa comune» (24 maggio 2015) – sabato 3 ottobre ad Assisi

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Papa Francesco - foto Avvenire

«Fratelli tutti. Sulla fraternità e l’amicizia sociale». È il titolo e sottotitolo della terza enciclica di Papa Francesco – dopo «Lumen fidei» (5 luglio 2013) e «Laudato sì’. Sulla cura della casa comune» (24 maggio 2015) – che il Pontefice firmerà ad Assisi sabato pomeriggio 3 ottobre 2020. Alle 15 celebrerà Messa presso la tomba di San Francesco nella basilica inferiore e al termine firmerà l’enciclica. Informa un comunicato vaticano: «A motivo della situazione sanitaria, è desiderio del Papa che la visita si svolga in forma privata, senza alcuna partecipazione dei fedeli». La terza, come la seconda enciclica, prende le mosse da San Francesco d’Assisi del quale, nell’esortazione apostolica post-sinodale «Christus vivit» (25 marzo 2019), scrive: «È il santo della fraternità universale, il fratello di tutti, che lodava il Signore per le sue creature». «Fratelli tutti» trae spunto dagli scritti del «Poverello di Assisi» e, in particolare, dalle «Ammonizioni di San Francesco: «Guardiamo, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce».

TANTI EVENTI FRANCESCANI – In questi anni cade l’800° anniversario di molti eventi francescani. La «Regola bollata», scritta dal «Poverello» e approvata da Papa Onorio II il 29 novembre 1223; il primo presepe di Greccio, realizzato nel Natale 1223; i primi martiri francescani durante un (fallito) tentativo di evangelizzazione del Marocco; le stimmate che Francesco riceve sul Monte Verna e dipinte da Giotto nella basilica superiore di Assisi; la stesura nel 1225 del «Cantico delle creature»; la morte la sera del 3 ottobre 1226; la canonizzazione due anni dopo da parte di Gregorio IX nel 1228. dell’incontro di San Francesco con il sultano Malik al-Kamil a Damietta in Egitto nel 1219 in piena quinta crociata. L’indiscrezione dell’enciclica risale a mons. Domenico Pompili vescovo di Rieti, già sottosegretario e portavoce della Cei: «A breve il Papa emanerà un’enciclica sul tema della “Fratellanza umana”». Legata alla festa di San Francesco patrono d’Italia, che si celebra il 4 ottobre, l’enciclica e la visita di Bergoglio pongono il sigillo papale alle celebrazioni francescane.

ENCICLICA SULLA FRATELLANZA UMANA – Titolo e contenuto del documento si rifanno a un valore centrale del magistero del Pontefice. La sera dell’elezione, il 13 marzo 2013, si presenta al mondo con la parola «fratelli». E «fratelli» sono gli «invisibili» che abbraccia a Lampedusa – l’8 luglio 2013, primo viaggio in Italia – cioè gli immigrati. I presidenti israeliano Shimon Peres e  palestinese Abu Mazen che si stringono la mano assieme al Papa nei Giardini vaticani l’8 giugno 2014 sono un esempio di quella fraternità che ha come obiettivo la pace. Fino alla firma della «Dichiarazione sulla fratellanza umana» ad Abu Dhabi (4 febbraio 2019) «che nasce – spiega Francesco – dalla fede in Dio che è Padre di tutti e Padre della pace». Sarà la quarta visita di Bergoglio ad Assisi: il 4 ottobre 2013, giorno successivo a una delle più grandi sciagure dell’immigrazione nel Mediterraneo, quando morirono 380-400 somali ed eritrei a pochi metri da Lampedusa e al Papa fiorì dal cuore alle labbra «Vergogna! Vergogna! Vergogna!» quando venne informato delle dimensioni della tragedia. E poi il 4 a il 20 settembre 2016. L’ecologia integrale è sicuramente uno degli argomenti dell’enciclica, tema che ha già affrontato nella «Laudato sì’».

UN MONDO SOLIDALE DOPO IL CORONAVIRUS – Per il Papa, «con» e «dopo» il coronavirus, il mondo deve viaggiare sulla base della fratellanza umana, della solidarietà e dell’ecologia integrale, temi affrontati negli ultimi mesi nelle catechesi alle udienze generali del mercoledì. Due sfide derivano dalla pandemia: «Curare un virus piccolo ma tremendo, che mette in ginocchio il mondo intero» e «curare un grande virus, quello dell’ingiustizia sociale, della disuguaglianza di opportunità, dell’emarginazione e della mancanza di protezione dei più deboli». È vero che si deve tornare alla normalità ma questa non deve includere le ingiustizie sociali «che, con la pandemia, sono aumentate». Come hanno fatto i predecessori, Bergoglio chiede un nuovo modello economico più giusto; soprattutto che il vaccino «non sia accessibile solo ai ricchi, non sia proprietà di una nazione ma sia destinato universalmente a tutti. La pandemia è una crisi e da una crisi non si esce uguali, si esce migliori o si esce peggio. Dovremmo uscirne migliori».

L’OPZIONE PREFERENZIALE DEI POVERI – L’opzione preferenziale dei poveri – già tratteggiata dal Concilio Vaticano II (1962-65) – «non è politica né ideologica ma viene dal Vangelo perché Cristo si è fatto uno di noi e al centro del Vangelo c’è questa opzione. Dio ha spogliato sé stesso e Gesù stava in mezzo ai malati, ai poveri e agli esclusi». I suoi seguaci si riconoscono «dalla vicinanza ai poveri, ai piccoli, ai malati e ai carcerati, agli esclusi e ai dimenticati, a chi è privo del cibo e dei vestiti. Opzione preferenziale per i poveri implica camminare insieme; lasciarci evangelizzare da loro, che conoscono bene Cristo sofferente; lasciarci contagiare dalla loro esperienza, saggezza e creatività». Invita a cambiare «le strutture sociali malate: portare la periferia al centro significa centrare la nostra vita in Cristo, che si è fatto povero». «Normalità» non significa tornare alle ingiustizie sociali e al degrado dell’ambiente: «Non voglio condannare l’assistenzialismo, pensiamo al volontariato, che è una delle strutture assistenziali della Chiesa italiana. Ma dobbiamo andare oltre l’assistenzialismo». Sarebbe ben triste scandalo «se l’assistenza economica – la maggior parte con denaro pubblico – si concentrasse a riscattare industrie che non contribuiscono all’inclusione degli esclusi, alla promozione degli ultimi, al bene comune o alla cura del creato. Se il virus dovesse nuovamente intensificarsi in un mondo ingiusto per i poveri e i più vulnerabili, dobbiamo cambiare questo mondo. Dobbiamo guarire le epidemie provocate da piccoli virus e quelle provocate dalle grandi e visibili ingiustizie sociali».

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