Muro di Berlino, affollato dibattito alla Consolata

Torino – Il ciclo di incontri che il Santuario della Consolata organizza con «La Voce e il Tempo» è proseguito lunedì 11 novembre con una serata di riflessione a 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino: è intervenuto Luigi Geninazzi, giornalista inviato nei Paesi dell’Est negli anni del crollo dell’impero sovietico

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La caduta del Muro di Berlino è stata rivissuta lunedì 11 novembre al Santuario della Consolata per voce di Luigi Geninazzi, corrispondente del quotidiano Avvenire, che nel novembre 1989 era a Berlino per raccontare una pagina di storia.

Numeroso come sempre il pubblico, che è intervenuto con molte domande al dibattito moderato da Marina Lomunno, giornalista de «La Voce e il Tempo», il nostro giornale, che organizza ogni secondo lunedì del mese gli incontri serali alla Consolata.

 «La sera del 9 novembre 1989 stavo partendo per Mosca» – ha raccontato il giornalista lombardo – Verso le 21 cominciavano ad arrivare le prime notizie di gente che premeva ai varchi del Muro. Tant’è che, ancora adesso, a livello storico non sappiamo per la prima volta dove e quando si è aperto il varco. Arrivavano le prime notizie dalle Agenzie: qualcosa stava accadendo, bisognava capire. Dal giornale mi mandarono a Berlino. Arrivai la mattina dopo molto presto e mi sono fermato alcuni giorni».

Il suo racconto attrae per la sua passione e volontà di ricordare e fare memoria collettiva di un evento che ha cambiato il mondo. «È stata una delle esperienze più belle della mia vita, non solo a livello professionale» ha affermato Geninizzi «È stata una festa, è stato uno spettacolo nel senso più nobile del termine. Mi sono trovato a Berlino in mezzo a decine, centinaia di migliaia di persone che uscivano in auto e a piedi. Avevano un’aria stupita, piena di curiosità per un mondo nuovo che avevano sognato. Un mondo che era lì a portata di mano, ma che per una vita intera non avevano potuto né toccare, né vedere. Un altro spettacolo fu l’accoglienza. Ricordo molto bene cosa accadeva ai varchi: alle donne venivano offerti dei fiori, agli uomini lattine di birra».

Luigi Geninazzi ha ricordato come l’89 non sia stato un fulmine improvviso ma un fiume carsico nato nelle opposizioni ai regimi comunisti con le primavere soffocate del 1956 in Ungheria, nel 1968 in Cecoslovacchia e infine il movimento Solidarnosc, il sindacato libero in Polonia. Il ruolo insostituibile e fondamentale di Giovanni Paolo II, il suo «Non abbiate paura»; fino alla rivoluzione di velluto nonviolenta e democratica dell’89 in Germania e in tutto l’est. Infine Geninazzi non si è sottratto dal confronto sui successivi trent’anni che ci separano da quelle speranze e che oggi sono messe in discussione da una globalizzazione non governata e da un pericolo e non controllato nazionalismo.

Foto gallery a cura di Renzo Bussio.  

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