Genova, cosa è crollato con il ponte Morandi

Scrive il gesuita genovese padre Eugenio Costa – Il dolore di una città e il bisogno di provare a scorgere in che modo prevedere un futuro, immediato e non, e prepararvisi

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Dopo quindici giorni, giorni assurdi e senza respiro, i tronconi di Ponte Morandi continuano a esibire quasi sfacciatamente la loro malefica nudità. Non riusciamo a guardare quelle immagini senza sentire anche in noi come uno strappo, un crollo. E la distanza, più che sproporzionata, fra l’attimo del disastro e l’indefinita durata di questi mesi, o anni, in ci si dovrà pur cercare di rimediare, è insopportabile. Ma, senza pretendere di entrare in dettagli tecnici, bisognerà ben accettare di vedere aumentare le macerie a seguito di ulteriori, necessarie demolizioni.

Chi guarda gli eventi da concittadino del ponte, ma anche coloro che, nel Paese, meditano sconcertati sulla brutalità del fatto, cercano di non smarrirsi. Se si riesce a far subentrare una giusta equanimità, si può tentare di volgersi indietro sulla storia, certo accidentata, del ponte, e insieme provare a scorgere in che modo prevedere un futuro, immediato e non, e prepararvisi.

Sulle responsabilità pregresse, all’osservatore comune è veramente difficile orientarsi. Si succedono e si accavallano accuse e contro-accuse, smentite e frustrazioni, probabilmente molte considerazioni più che esatte, unite a rivendicazioni ormai inutili. Certamente l’usura dei materiali nel giro di cinquant’anni, e l’aumento colossale dei pesi dei veicoli, soprattutto quelli da trasporto pesante, compendiano la diagnosi. I tecnici potranno e dovranno trarne le dovute conclusioni. Il cittadino rimane interdetto e pieno di interrogativi.

Lo scenario futuro sta raccogliendo proposte e soluzioni, che l’uomo della strada non sa bene come valutare. Si augura soltanto, e vorrebbe (?) poter premere per un più esteso senso di responsabilità presso gli addetti ai lavori, superando toni e mosse da guerriglia politica. Incute un certo sgomento la prospettiva di tempi lunghi, ma inevitabili e non privi di rischi.

Occorre tuttavia essere attenti alle reazioni, certo risentite ma animate da desideri e speranze non illusorie, che si vanno manifestando, in varie forme e contesti, nella popolazione, che si stringe attorno alla propria città e al proprio avvenire. Onore a chi osa, e fondatamente, avere fiducia in una ripresa che liberi non soltanto la circolazione viaria, ma tutta una serie di nodi e di ostacoli, che si sono accumulati nell’attimo stesso del crollo.

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