Giornata del Migrante: Nosiglia, «Siete una risorsa per il nostro Paese»

Domenica 27 settembre – L’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia ha presieduto la Messa per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, trasmessa in diretta televisiva su Rai 1 dalla Cattedrale di Torino. Quest’anno Torino e il Piemonte sono sede delle manifestazioni nazionali della Giornata. Foto gallery a cura di Marina Lomunno

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Angel mamma di tre figlie, emigrata dalla Nigeria, dopo anni di fatica e di lavori precari oggi è mediatrice culturale e aiuta i suoi connazionali che sbarcano a Torino ad inserirsi legalmente nel tessuto sociale: guida il coro del Gruppo ecumenico, l’unico in diocesi, ospitato presso la parrocchia San Giuseppe Cafasso composto da numerose famiglie africane di lingua anglofona.

Angel è una delle coriste del gruppo multietnico della pastorale Migrantes del Piemonte e della Valle d’Aosta, in rappresentanza di tutte le comunità straniere presenti nel nostro territorio, che ha animato la Messa, domenica 27 settembre, 106ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Trasmessa in diretta su Rai 1 e presieduta da mons. Cesare Nosiglia, la liturgia è stata concelebrata da mons. Marco Prastaro, Vescovo di Asti, e incaricato Migrantes della Conferenza episcopale piemontese, già prete fidei donum in Kenia, e da don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes che ha coordinato la Giornata, intitolata da Papa Francesco «Come Gesù Cristo, costretti a fuggire».

Angel e gli altri coristi al termine della Messa hanno ringraziato l’Arcivescovo per le parole rivolte alla comunità straniera: «Parole che abbattono le barriere del colore della pelle, che ci fanno sentire fratelli nel Signore» dice Angel commossa. «Voi siete portatori di una ricchezza di culture, tradizioni, valori umani spirituali e civili, che possono arricchire le nostre comunità sia sotto il profilo religioso che sociale. Mai ci stancheremo di predicare a tutti, e con voce alta e forte, che la presenza degli immigrati nel nostro Paese è una risorsa positiva, che non va solo accettata, ma valorizzata in tutti i suoi molteplici aspetti».

Queste le parole dell’Arcivescovo pronunciate durante l’omelia che hanno emozionato i rappresentanti delle comunità dei migranti e delle Cappellanie del Piemonte presenti in Cattedrale, dove a causa dell’emergenza covid gli ingressi sono stati contingentati – ma che non hanno lasciato dubbi alle autorità civili e militari presenti, dal Prefetto Claudio Palomba, al sindaco di Torino Chiara Appendino all’assessore regionale alle Attività produttive Andrea Tronzano – sul dovere dell’accoglienza che da sempre la Chiesa subalpina mette in campo a favore delle persone migranti.

Per l’Italia quest’anno la Cei ha scelto le diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta come sedi principali per la Giornata che ha avuto il suo culmine nella concelebrazione eucaristica della Cattedrale di Torino. «Abbiamo scelto le diocesi del Piemonte come sede per le celebrazioni italiane della 106ª Giornata» ci ha spiegato don De Robertis «perché questa da sempre è una terra d’immigrazione dove i santi sociali, come don Bosco, il Murialdo, i marchesi di Barolo, capaci di leggere i segni dei tempi, si sono prodigati nell’accoglienza degli immigrati dalle campagne nell’Ottocento. Una storia di santità che oggi continua qui a Torino nelle parrocchie, con l’Ufficio Migranti, la Caritas, in realtà come il Sermig, il Gruppo Abele e tante altre in Piemonte. La diocesi di Saluzzo ad esempio è in prima linea nell’accoglienza dei lavoratori stranieri stagionali che raccolgono la frutta senza i quali quell’economia sarebbe in gravi difficoltà, la diocesi di Susa ai confini con la Francia è avamposto per i disperati che cercano di svalicare anche d’inverno le montagne in cerca di fortuna».

Al termine della Messa, i presenti hanno sperimentato «una pagina vivente» del contenuto dell’ ultima enciclica di Francesco «Fratelli tutti» citata da mons. Nosiglia nell’omelia e che «ci invita a considerare ogni popolo ed ogni uomo e donna una ricchezza per tutta l’umanità. Operare e lavorare per questo vuol dire anche riconoscere a ciascuno quei diritti fondamentali, che sono propri di ogni persona umana e di ogni famiglia: il diritto al lavoro, alla casa, alla salute, all’istruzione e alla cittadinanza in particolare dei minori nati nel nostro Paese, al permesso di soggiorno e ai diritti che la Costituzione italiana pone a fondamento del vivere civile del nostro popolo. Ai diritti devono corrispondere dei doveri che riguardano l’osservanza di comuni regole di convivenza democratica e pacifica che aborrisce ogni forma di violenza verso gli altri».

Nosiglia ha ricordato la morte tragica di don Roberto Malgesini, il prete di Como, «vero martire della carità, ucciso nei giorni scorsi da una persona immigrata che era aiutata e sostenuta nelle sue necessità proprio da questo prete: ma non possiamo generalizzare il caso. È infatti la persona in quanto tale che commette tali crimini, sia italiana o straniera, che va condannata severamente e messa in grado di non nuocere più alla comunità».
Il coro «colorato» che ha animato la Messa ha invitato il sindaco e l’Arcivescovo a cantare e a suonare il bongo, strumento delle culture africane: tutta la Cattedrale è esplosa in un applauso, peccato che la diretta Rai sia finita. «Abbiamo apprezzato molto la vicinanza dell’Arcivescovo che alla fine della celebrazione è venuto in mezzo a noi come uno di noi. Un gesto che ci ha rigato il volto di lacrime, è lo Spirito di Dio che ci ha toccato il cuore, perché è segno del suo amore che si rende visibile, parla a tutti gli uomini, abbatte le barriere» ha commentato Ephrem Tadesse Ebiyo, etiope, studente del Ciclo di specializzazione in Teologia morale con indirizzo sociale alla Facoltà Teologica di Torino e collaboratore dell’Ufficio Migranti della diocesi. «Ci ha molto colpito anche la sindaca che si è mischiata al coro come una semplice fedele, si è interessata alle nostre storie. Nei nostri Paesi non siamo abituati a questi gesti: le autorità sono distaccate, lontane dai problemi della gente».

«Con la celebrazione della Messa il 27 settembre» conclude Sergio Durando, direttore Pastorale Migranti di Torino e delegato regionale Migrantes Piemonte «si è chiuso il mese di iniziative e celebrazioni che hanno visto impegnati i diversi uffici Migrantes del Piemonte e Valle d’Aosta. Abbiamo avuto modo di riflettere e confrontarci, di aprirci ai nostri territori e di affrontare il tema della mobilità attraverso diverse forme di espressione: dal teatro al cinema, dalla narrativa all’arte figurativa. Abbiamo bisogno ora di fermarci a riflettere per rielaborare un mese di lavoro che ha lasciato i segni. Ci sentiamo diversi per più ragioni.

Abbiamo aperto le nostre porte a persone nuove, a realtà che nel quotidiano sembrano essere lontane, ma ci siamo scoperti sullo stesso cammino. Le lacrime di Abdullahi di fronte alla lettura di una poesia in una delle tante iniziative sono in parte la risposta alle inquietudini di chi è chiamato a promuovere la Pastorale dei migranti. Abdullahi, come me, ha bisogno di vivere una vita completa. È sì un migrante, ma prima di tutto è un uomo. Un uomo in cerca di poesia. Come ci dice papa Francesco: «Se vogliamo davvero promuovere le persone alle quali offriamo assistenza, dobbiamo coinvolgerle e renderle protagoniste del proprio riscatto»: «Coinvolgere per promuovere», è una delle sei coppie di verbi citate nel suo messaggio per questa 106ª Giornata».

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