Gli anni d’oro di «Radio Proposta»

Torino – Sono tanti i giornalisti torinesi che negli anni Ottanta mossero i primi passi ai microfoni della radio diocesana Proposta-Incontri. Del 1979, quarant’anni fa, la fondazione dell’emittente salesiana Incontri, presto fusa in un solo corpo con Radio Proposta

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«Amo la radio perché arriva dalla gente… e se una radio è libera ma libera veramente, piace ancor di più perché libera la mente». Così Eugenio Finardi cantava nel 1976… note e parole che risuonavano veramente nell’etere, che sempre più veniva popolato dalle frequenze delle radio private.

Un modo nuovo, giovane, e simpatico per stare insieme, per condividere, in un tempo in cui era importante «esserci», «partecipare», e l’impegno sociale e politico erano un tratto distintivo della pluralità dei ragazzi. È in questo contesto che il 13 marzo 1979, 40 anni fa,   iniziano le trasmissioni di Radio Incontri, emittente salesiana, frequenza 94,250. Si trasmette dagli studi di piazza Rebaudengo 22, uno dei più grandi Istituti salesiani in Torino: 100 mq al 2° piano della palazzina in fondo al cortile, attrezzati sapientemente e con competenza con insonorizzazione degli ambienti, mixer, microfoni professionali ecc.

E l’avventura inizia, con 5 ore di trasmissione giornaliere. Vi è un «documento programmatico» con la dichiarazione della finalità: «Promuovere la conoscenza, l’incontro e la circolazione di idee e di esperienze tra le realtà giovanili cattoliche, per la realizzazione di una proposta cristiana della vita». Un’altra sfida dei figli di don Bosco, adeguata al momento storico e alla città.

Da quegli studi passano centinaia di giovani; dopo l’estate del 1979, le ore di trasmissione diventano oltre 15 giornaliere, e l’attenzione principale  è data all’informazione. Giovani innamorati del giornalismo si mettono alla prova con le interviste «sul campo» e il racconto della quotidianità politica e sociale.

Girano con un mini registratore (a batteria!), assumono dimestichezza con gli uffici stampa di Comune, Regione, dei partiti e delle sedi sindacali.  Si fanno largo tra le conferenze stampa degli onorevoli che vengono a Torino, si soffermano ad approfondire i temi della scuola e dell’educazione.

Sono gli anni degli attentati politici (ricordiamo, uno per tutti, il Procuratore capo di Torino, Bruno Caccia, papà di Cristina, una preziosa collaboratrice della radio) e dei processi alle colonne delle Br e di Prima Linea. E i giovani di Radio Incontri sono presenti.

Ben presto le edizioni del «radiogiornale» annunciato da una sigla che, all’inizio era una «marcetta» che è rimasta nelle orecchie  (e forse nel cuore di tanti) diventano 6: il primo è alle 6.30, l’ultimo dopo le 22.

La redazione si arricchisce, oltre che di persone, di strumenti: si ricevono almeno sei quotidiani ed alcuni settimanali. E si impara a diventare giornalisti. Pochi mezzi, ma tanto entusiasmo e tanta voglia di crescere.

Per questo, oltre ai radiogiornali, principalmente di carattere locale, si dà ampio spazio ai dibattiti, nei quali vengono invitate personalità del mondo politico, sociale, ecclesiale, e alla divulgazione delle iniziative della Chiesa torinese, dei movimenti, associazioni, parrocchie, ecc.

Le competenze si fanno più specifiche e si ampliano allo spettacolo, in tutte le sue forme, e allo sport, e ciascuno inizia a individuare la propria strada. Passano pochi anni, e Radio Incontri si fonde con Radio Proposta, emittente diocesana già presente, e si uniscono forze, competenze, frequenze (si aggiungono gli 88,750) e, neanche a dirlo, entusiasmo.

Oggi è difficile immaginare il giornalismo di allora: con qualsiasi iPad si scattano foto e si mandano in un istante, si realizzano video in tempo reale, si trovano i dati relativi a qualsiasi evento avvenuto ovunque, in qualunque tempo.

Allora no: il giornalista, meglio in due, con una autovettura per lo più di seconda mano, e con una patente acquisita di recente, si «fiondava» laddove era indetta la conferenza stampa, o l’incontro, o il dibattito, e doveva acquisire un’intervista, o una breve dichiarazione, da mandare in onda il prima possibile: e non sempre si riusciva ad andare e tornare in tempo utile… Per cui era necessario disporre sempre di una scorta di gettoni telefonici (oggetto assolutamente ignoto ai ragazzi fino ai 25 anni!), sperando di trovare una cabina libera con telefono funzionante, e possibilmente, senza persone con la necessità di  fare chiamate urgenti.

I tecnici avevano poi «inventato» un dispositivo che, inserito nel telefono pubblico, con un semplice cavo, collegava direttamente voce/registratore, eliminando così rumori di sottofondo e doppi passaggi. Ed i tecnici erano anche quelli che, quando il ripetitore (installato al Colle della Maddalena) dava problemi, partivano e, fisicamente, si arrampicavano sulla struttura (pericolosissimo!) per ripristinare il collegamento: le trasmissioni potevano ripartire…

Il «pezzo forte» che vedeva sempre tutta la redazione coinvolta erano le dirette esterne. Ne ricordiamo solo una: 13 aprile 1980, la prima volta in cui papa Giovanni Paolo II venne a Torino: memorabile! Dall’aeroporto di Caselle, alla Consolata, al Cottolengo, alla Messa del Duomo, all’incontro coi giovani a Valdocco per salutare la città alla Gran Madre.

E, in ogni punto, c’era un redattore che aveva individuato la cabina telefonica da cui segnalare cosa stava avvenendo: ovviamente, per i pochi che non avevano partecipato di persona a quella giornata e per gli ammalati e le persone che ascoltavano da casa,  la diretta  della celebrazione e degli incontri, con i commenti, le interviste fatte sul momento o registrate nei giorni precedenti.

Come detto, comunque, ampio spazio avevano anche la musica (non le dediche! come era tipico di quegli anni), ma musica di qualità, anche proveniente da Oltreoceano, e gli intrattenimenti: dibattiti con esperti di tutti gli argomenti (dall’educazione degli adolescenti alle proprietà curative delle erbe), cui il pubblico da casa poteva fare domande.

E le rubriche, attese da buona parte del pubblico: ne ricordiamo solo una: «78GIRI», rassegna di dischi «vecchi» saggiamente e simpaticamente presentata da un caro amico amante della musica… di qualche tempo addietro: la sigla finale precedeva la messa in onda (rigorosamente sempre in diretta) del radiogiornale, per cui era il momento in cui il pezzo doveva essere concluso, l’intervista «passata», ovvero resa «ascoltabile» con i tagli necessari.

A volte, da 10 minuti di intervista, si doveva arrivare a 90 secondi, lavoro che richiedeva tempo e precisione e che avveniva nello Studio 2 (quello dedicato alla «produzione»).

Parallelamente alla crescita professionale, vi era anche la «Proposta» (in linea con la denominazione della radio) cristiana, per cui ai redattori e intrattenitori musicali venivano proposti, appunto, momenti formativi di crescita cristiana, incontri di preghiera, ritiri spirituali, e la maggior parte aderiva con entusiasmo.

L’entusiasmo dei 20 anni? Forse, ma non solo!   Anche perché gli anni passavano (l’ esperienza di Radio Proposta si chiuse a metà degli anni ’90) e, accanto all’entusiasmo, cresceva, la consapevolezza e quindi ci si interrogava sulla verità della notizia, l’obiettività del racconto, la scelta delle priorità da proporre al pubblico: insomma, le domande «vere» del giornalismo e dell’informazione, il tutto con coscienza e intelligenza (sia pure sempre con la spensieratezza e freschezza dei 20-25 anni).

E l’archivio: oggi, parola testuale su Google, e vengono sciorinati siti di ogni tipo da cui attingere tutte le informazioni cercate: allora si imparava a costruire «l’archivio», con i ritagli di giornale, da utilizzare secondo le necessità.

Molti dei ragazzi che avevano 20-25 anni a metà degli anni ‘80 e che si cimentavano con il mondo dell’etere ora sono volti noti del Tg e di altre trasmissioni della Tv pubblica e di quelle private, sono firme note dei nostri quotidiani e settimanali, inviati, capiredattori, titolari o collaboratori di agenzie stampa e di informazione, scrittori, registri e tecnici del suono e di scena.

Per alcuni quella della radio è stata un’esperienza bella e ricca, di quelle che ti fanno crescere quando sei neo universitario,  per altri è stata «l’esperienza» quella che ha aperto la strada alla scelta della vita.

È con questo turbine disordinato di ricordi e di sentimenti che sabato 21 settembre, alle 18, in una cappella di Valdocco verrà celebrata una Messa in ringraziamento e in ricordo di quegli anni e di coloro che ci hanno preceduto in Paradiso.

Ovviamente la tecnologia non è quella degli anni ‘80 e si è fatto ricorso ad una comoda e simpatica chat per ricercare gli amici, anche coloro che vivono all’estero o con i quali si sono parzialmente persi i contatti: cose da pochi minuti oggi, che avrebbero comportato un giro di telefonate di qualche giorno a quei tempi…

Ma, oltre a whatsapp e alla chat, strumenti peraltro molto utili in questi casi, ciò che ha consentito di raggiungere tutti (o quasi) i ragazzi di quegli anni, è stato un altro elemento, l’Amicizia. Eh, sì, con la A maiuscola, non è un errore di stampa: mentre si imparava un mestiere, era bello diventare amici.

È per questo, che, tra i «colleghi di microfono o di penna», si annoverano i testimoni delle nostre nozze, i padrini e le madrine dei nostri figli, coloro che  erano con noi nei momenti di grandissima gioia e di profondo dolore, e quelli che hanno condiviso la quotidianità (benedetta quotidianità!) della nostra vita, con un cinema, un concerto, una pizza insieme.

E anche quando la vita – imprevedibile e meravigliosa qual è –  ha allontanato alcuni di noi per lungo tempo, ritrovarsi è stato facile e bello, come se quell’esperienza condivisa avesse ancora la forza intrinseca di rinsaldare un legame, quasi una magia…

Fare nomi in queste occasioni è «pericoloso», perché sicuramente si dimenticherebbe qualcuno (forse il ricordo è uno dei pochi campi in cui la tecnologia non aiuta, perché  è strettamente personale):  per questo il ringraziamento va alle due persone che meglio, a nostro avviso, hanno rappresentato e vissuto per la radio: don Domenico Rosso, grande  direttore, profondo conoscitore della radio, e soprattutto grande guida umana e spirituale, e Mario Garrone, coadiutore salesiano, tecnico tuttofare, uomo di riferimento per la redazione, la musica, la vita di tutti noi.

Auguri cari, ragazzi di Radio Incontri e Radio Proposta!

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