Grugliasco, parrocchie e città disegnano il welfare

Accordo – In occasione dell’inaugurazione del nuovo oratorio cittadino «Go» alla presenza dell’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia le comunità dell’Unità pastorale 46, il Comune e il “Cisa” hanno firmato un protocollo d’intesa sul welfare e le politiche giovanili per contrastare il disagio sociale

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Il sindaco Montà, don Resegotti e don Sibona firmano il protocollo d'intesa su welfare e politiche giovanili

A Grugliasco parrocchie e Comune sono ora un’unica squadra in campo contro il disagio che la crisi economica continua a portare allo scoperto nei confronti, in particolare, di giovani e famiglie.

In occasione dell’inaugurazione del nuovo oratorio cittadino «Go», in via Giustetti 12, alla presenza dell’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia, le quattro parrocchie dell’Unità pastorale 46 (San Cassiano, San Giacomo, San Francesco e Santa Maria), l’amministrazione comunale e il Cisa (consorzio intercomunale dei servizi socio-assistenziali) hanno firmato un protocollo d’intesa sul welfare e le politiche giovanili che sancisce un impegno sinergico di collaborazione sul territorio. Nelle prossime settimane sarà dunque avviato un Tavolo di coordinamento, sotto la regia del Comune, a cui potranno sedere le associazioni impegnate nel sociale.

«Una rete di solidarietà strutturata», sottolinea don Paolo Resegotti, parroco di San Cassiano e San Giacomo e moderatore dell’Up 46, «che avrà il compito di coordinare interventi per disegnare un nuovo welfare di comunità». In linea con il lavoro dell’Agorà del Sociale, portato avanti dalla diocesi torinese, che è ripartito nelle scorse settimane proprio sul tema del welfare.

Dal protocollo, in particolare, dipende l’accordo sul nuovo Emporio solidale che ha aperto i battenti presso la parrocchia Santa Maria (via Latina 101), e sarà gestito dalla Caritas cittadina attraverso l’associazione «C46» (Caritas Unità pastorale 46). «Ci siamo ispirati al modello caritativo delle parrocchie di Bra e Savigliano cercando di superare l’idea della carità come assistenza e intervento di emergenza», spiega don Resegotti, «mettendo, invece, in primo piano l’accompagnamento delle persone verso l’autonomia».

Ed ecco un nuovo modo di costruire la carità che mette ancora di più al centro la dignità della persona che grazie all’emporio può scegliere quello di cui ha bisogno anziché passare dal banco alimentare a ritirare la borsa della spesa già preparata dai volontari. Le persone in difficoltà seguite dalla Caritas cittadina, coordinata da don Lorenzo Sibona, parroco di Santa Maria e San Francesco, possono, attraverso dei buoni spesa in base ad un punteggio assegnato, comporre la propria borsa nel «supermercato» solidale.

In diocesi si stanno diffondendo le esperienze degli Empori, da Bra a Savigliano, da Ciriè a Rivoli.

E ora anche Grugliasco. «La richiesta di cibo», sottolinea il direttore della Caritas Diocesana Pierluigi Dovis, «continua ad aumentare in maniera esponenziale. La tradizionale ‘borsa della spesa’ distribuita dai banchi alimentari dei gruppi caritativi non è in grado di attivare processi di compartecipazione delle persone che si vengono a trovare nella fragilità. Molti hanno un buon grado di resilienza e l’Emporio diminuisce il rischio di perdita di dignità e inoltre è in grado di attivare una rete in cui i cittadini e le associazioni del territorio possono mettere a disposizione dei beni».

«L’emporio sarà gestito da due équipe», sottolinea don Sibona, «una che avrà il compito di accompagnare le persone nel comporre la borsa della spesa e, soprattutto, nel cammino verso l’autonomia, e una di giovani che presteranno servizio in maniera operativa nella struttura».  Inoltre un’apposita cabina di regia avrà il compito di raccordare l’attività solidale dell’Emporio con il sistema di welfare cittadino.

«L’opera», prosegue don Sibona, «è frutto di un lavoro iniziato quattro anni quando i gruppi caritativi delle quattro parrocchie grugliaschesi iniziarono a lavorare insieme fino a costituire la Caritas cittadina che oggi accompagna circa 100 famiglie.

«Con il protocollo», conclude Dovis, «si scrive nero su bianco come affrontare il disagio nella propria città e ogni attore del territorio si assume le responsabilità di questo processo. Questo è il primo passo nella costruzione di un welfare veramente a servizio delle comunità».

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