mercoledì 22 Maggio 2019
Home Chiesa I Vescovi contro gli abusi, “serve collegialità e sinodalità”

I Vescovi contro gli abusi, “serve collegialità e sinodalità”

Summit – “Collegialità” e “sinodalità” sono le due parole-chiave della seconda giornata dell’incontro in Vaticano su “La protezione dei minori nella Chiesa”. Gli auguri al Papa per la festa della Cattedra di Pietro e la distribuzione ai partecipanti del materiale Onu sulla lotta alla violenza contro i minori. L’obbligo di denuncia e la “tolleranza zero” tra gli argomenti del dibattito tra i 190 partecipanti

102

«Io non credo che i nostri tempi siano migliori di quelli del diluvio» disse il 19 febbraio 2019 Papa Francesco alla Messa a Santa Marta. «Assomiglia davvero a un diluvio universale la catastrofe di abusi e perversioni sessuali clericali, veri e presunti, che affiorano a ogni latitudine» commenta Domenico Agasso junior, uno dei vaticanisti più attenti, coordinatore di «Vaticaninsider-La Stampa» .

«Quando Gesù stava per morire, sua madre era con lui. Quando sono stato abusato da un sacerdote, la mia madre Chiesa mi ha lasciato solo. Quando ho avuto bisogno di qualcuno nella Chiesa per parlare dei miei abusi e della mia solitudine, tutti si sono nascosti e mi sono sentito ancora più solo non sapendo a chi rivolgermi». La confidenza di una vittima produce un lungo silenzio sbigottito tra i 200 vescovi e cardinali che discutono di «Tutela dei minori nella Chiesa». Come lascia senza parole la confessione di don Vinicio Albanesi: «In Seminario ho ricevuto molestie per 50 anni non le ho denunciate». Per maggiore informazione Francesco fa distribuire la documentazione delle Nazioni Unite: l’ultimo rapporto «Toward a world free from violence. Global survey on violence against children» e il rapporto Unicef 2017 «A familiar face»: conferma che la violenza spesso proviene da un famigliare.

«DOBBIAMO PENTIRCI INSIEME PERCHÉ ABBIAMO FALLITO» dice il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente della Conferenza episcopale indiana. Parla di «accountability, dovere di rendere conto» che implica coraggio e audacia. «La Chiesa deve diventare madre addolorata per coloro che sono stati schiacciati dall’abuso del clero». E il cardinale Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago, presidente della Commissione per la protezione dei minori dell’episcopato statunitense insiste: «Dobbiamo ancorare i nostri provvedimenti al dolore penetrante di coloro che sono stati abusati e delle famiglie che hanno sofferto». Racconta di aver incontrato «una madre addolorata» prima della Messa per 92 bambini e 3 suore morti nel devastante incendio, nel dicembre 1958 sessant’anni fa, della scuola cattolica «Nostra Signora degli angeli» di Chicago.

NON BASTA CAMBIARE POLITICHE, SERVE CONVERSIONE – Cupich indica quattro orientamenti per una riforma: 1) «Ascolto radicale e totale per capire l’esperienza svilente di coloro che sono stati abusati», ascolto attivo «cercando coloro che sono stati feriti per aiutarli». 2) «Testimonianza dei laici, soprattutto madri e padri con grande amore per la Chiesa, «che ci hanno chiamato a rendere conto perché non riescono a capire come noi, vescovi e superiori religiosi, siamo stati ciechi di fronte alla portata e ai danni degli abusi». 3) Collegialità: «Se il problema può far sentire ciascuno isolato o sulla difensiva, è indispensabile uno scambio di mutua conoscenza, nella Curia romana e nelle Conferenze episcopali. L’esperienza insegna che i fallimenti sono dovuti in gran parte ai difetti del modo in cui interagiamo e comunichiamo». 4) «Accompagnare con compassione chi cerca giustizia. Ogni struttura deve essere elaborata con la comprensione di ciò che i sopravvissuti subiscono. Ogni sopravvissuto è per noi un invito affinché la Chiesa sia veramente “Pietà”, cioè  tenerezza ed empatia».

VANNO RIGETTATI INSABBIAMENTI O PRESE DI DISTANZA – Per ragioni legali e per paura dello scandalo. L’arcivescovo di Chicago indica i principi che devono guidare la creazione di strutture  per un’ autentica «accountability». Si rifà alla lettera apostolica «Come una madre amorevole» di Francesco (4 giugno 2016: «Un vescovo o superiore religioso può essere rimosso se la sua mancanza di diligenza è grave, anche se non vi è alcun serio errore intenzionale». Le procedure permettono a ogni Conferenza di valutare «se i vescovi sono coinvolti in cattive condotte e maltrattamenti». Bisogna stabilire dei modelli per le indagini. Le Conferenze «devonbo coinvolgere e consultare esperti laici e fare riferimento al metropolita senza pregiudizio per l’autorità della Santa Sede». Aggiunge: se il diritto civile richiede «la segnalazione degli abusi, la legge deve essere seguita». Propone «una linea telefonica dedicata e/o un servizio di portale per ricevere e trasmettere le accuse al nunzio apostolico, al metropolita, all’esperto laico previsto dalle norme». Si tratta di adottare norme secondo le esigenze di ogni Conferenza.

TRATTARE CON DIGNITÀ E RISPETTO LE VITTIME E LE FAMIGLIE – La segnalazione del reato non dovrebbe essere ostacolata da regole di segretezza o riservatezza. Chi presenta un’accusa contro un vescovo non dovrebbe essere discriminato o vittima di ritorsioni. Nel processo vanno inclusi laici, uomini e donne, competenti e con esperienza. Se l’accusa ha parvenza di verità, il metropolita «può chiedere alla Santa Sede l’autorizzazione a indagare». La natura dell’indagine, penale o amministrativa, dipende dalle accuse. Il metropolita «dovrebbe rapidamente raccogliere tutte le informazioni pertinenti per arrivare a una veloce conclusione». L’indagine va condotta sempre con rispetto della privatezza e del buon nome delle persone e accordando all’accusato «la presunzione di innocenza». Cupich propone di istituire un fondo nazionale, regionale per coprire le spese delle indagini. Proposte concrete arrivano anche da Linda Ghisoni, sottosegretario del Dicastero laici, famiglia e vita: 1) Consigli su base diocesana o regionale che operino con i vescovi e superiori religiosi, supportandoli con competenza. 2) Commissioni consultive indipendenti della Conferenza episcopale, per consigliare e assistere i vescovi anche per assicurare uniformità. 3) Ufficio centrale che promuova la formazione di questi organismi. 4) Rivedere la normativa sul segreto pontificio «in modo che tuteli la dignità delle persone coinvolte, la buona fama di ciascuno, il bene della Chiesa e consenta maggiore trasparenza e fiducia. 5) Criteri per una corretta informazione che sappia mediare tra trasparenza e riservatezza.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

diciassette + quattro =