Il 29 settembre 1978 la morte di Papa Luciani

Durante l’Ostensione della Sindone – Quando, venerdì 29 settembre 1978, di primo mattino gli altoparlanti diffondono la notizia dell’improvvisa morte di Giovanni Paolo I, un fremito di commozione percorre le ondate dei pellegrini che aspettano di entrare nel Duomo di Torino a vedere la Sindone durante l’ostensione del 1978 (26 agosto-8 ottobre)

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Papa Giovanni Paolo I (Albino Luciani)

Quando, venerdì 29 settembre1978, di primo mattino gli altoparlanti diffondono la notizia dell’improvvisa morte di Giovanni Paolo I, un fremito di commozione percorre le ondate dei pellegrini che aspettano di entrare nel Duomo di Torino a vedere la Sindone durante l’ostensione 26 agosto-8 ottobre 1978. Quarantuno anni fa fui testimone: per tutta la giornata si piange e si prega. Alla sera l’arcivescovo Anastasio Alberto Ballestrero presiede la Concelebrazione di suffragio e poi parteciperà – con il predecessore cardinale Michele Pellegrino – alle esequie in piazza San Pietro.

La sera del 29 nell’omelia in un Duomo mons. Ballestrero commenta: «Il nostro amatissimo Pontefice in un mese è riuscito a impadronirsi del cuore di tutti e a farci sentire come il Signore sia padre e come il Vangelo offra speranza e consolazione. La sua elezione, il suo brevissimo pontificato e la sua morte in punta di piedi sono un dono dello Spirito Santo alla Chiesa. Il Signore vuole ricordarci che è il padrone della vita e della morte. Sappiamo che anche la morte è avvenimento di vita e che, come insegna la Sindone, la Chiesa è in cammino verso il Signore morto e risorto. Portiamo scolpiti nell’anima i suoi gesti sereni e le sue parole apportatrici di pace e di speranza. Anche nella morte il Papa è stato sereno e non ha disturbato nessuno».

Albino Luciani, cardinale patriarca di Venezia, è eletto dal Conclave la sera del 26 agosto 1978, in coincidenza con l’apertura dell’ostensione. I torinesi sperano nella visita di Giovanni Paolo I ma deve familiarizzarsi con i problemi della Chiesa e del mondo e con i meccanismi della Curia. Il 15 settembre 1978 in una lettera a Ballestrero elogia l’ostensione come «un’iniziativa pastoralmente encomiabile, una felice e proficua occasione per irrobustire la fede, alimentare la pietà e sollecitare una specifica testimonianza di adesione e comunione alla passione di Cristo».

La manifestazione accompagna il suo brevissimo pontificato, 33 giorni. La gente ricorda il suo saluto dopo l’elezione: «Ieri sono andato a votare alla Sistina, e mai mi sarei aspettato…». Un tale attacco non si era mai sentito da un Papa nel primo saluto ai fedeli all’«Angelus» di domenica 27 agosto. La sera del giorno precedente, sabato 26 agosto 1978, il patriarca Luciani è eletto dopo solo 26 ore di Conclave. Lo stupore felice della folla in piazza San Pietro è accresciuto dallo schietto accento veneto del nuovo Pontefice. Racconta anche che il 16 settembre 1972, andando al Congresso Eucaristico nazionale di Udine, Paolo VI nella sosta a Venezia, gli mette sulle spalle la stola pontificale: «Non ero mai stato così rosso!».

Parla dei propri «limiti», di cui è consapevole: «Io non ho né la “sapientia cordis” di Papa Giovanni né la preparazione e la cultura di Papa Paolo, però sono al loro posto, devo cercare di servire la Chiesa. Spero mi aiuterete con le vostre preghiere». Usa il normale «io» e non il «noi maiestatis» e assume il doppio nome dei due Papi del Concilio, i predecessori Giovanni XXIII e Paolo VI. La gente pensa che – dopo l’affascinante e severo Montini, «il Papa che non sorride» – il pontificato assuma la semplicità sorridente di Roncalli.

Albino Luciani nasce a Canale d’Agordo (Belluno) il 17 ottobre 1912. Il padre, socialista ed emigrato in America Latina in cerca di lavoro, e la madre molto religiosa, vanno d’amore e d’accordo. I quattro figli sono educati da buoni cristiani. Albino a 11 anni entra in Seminario. Sensibile e intelligente, studia volentieri, nasce il gusto letterario dei ritratti e dei quadretti di vita con un sorridente apologo che lo distinguerà da vescovo e da patriarca negli articoli su «Il Messaggero di Sant’Antonio di Padova». Prete a 23 anni, studia teologia all’Università Gregoriana di Roma e si laurea con una tesi su Antonio Rosmini. Torna in diocesi, viceparroco e docente in Seminario, propende per la pastorale e la catechesi. Dal suo libro «Catechesi in briciole» i preti veneti attingono a piene mani. Giovanni XXIII lo stima per la capacità di dialogo, l’arguzia e la cultura e nel 1958 lo nomina vescovo di Vittorio Veneto. La prova più difficile per Luciani è il Concilio Vaticano Il (1962-1965) che lo costringe a rivedere la sua mentalità e la sua cultura teologica. Nell’aula conciliare non prende mai la parola, presenta un intervento scritto favorevole alla collegialità episcopale. È un sereno e intelligente conservatore. Paolo VI – assediato dai dissensi per l’enciclica «Humanae vitae» sul controllo delle nascite – trova in Luciani un sostenitore in terra veneta e nel 1969 lo nomina patriarca di Venezia: «non apre» ai  socialisti – come aveva fatto il patriarca Roncalli irritando Pio XII e i conservatori – ma nemmeno scaglia anatemi. Mantiene un filo diretto con la gente e un linguaggio semplice come nelle «lettere aperte ai grandi» raccolte nel volume «Illustrissimi»: da Charles Dickens a Gesù, da Pinocchio a Maria Teresa d’Austria, dal re David al barbiere Figaro, da Goethe a Ippocrate, da Manzoni a San Luca, da Goldoni a Marconi.

Papa di transizione perché il Conclave finisce in un vicolo cieco, Papa Luciani si prende la libertà di parlare alla buona e di citare Pinocchio e (probabilmente) sa che il suo papato sarà breve per i gravi disturbi cardiocircolatori. Il suo è il «magistero del sorriso», ma ha alcune decisioni forti come il rifiuto del «triregno» e della «sedia gestatoria». Le sue quattro udienze generali del mercoledì sono sempre più affollate. Dice che «Dio è anche madre», scatenando un felice stupore. Non è un riformatore, ma un prudente continuatore delle riforme di Paolo VI. Il 26 settembre, parlando ai malati, lancia un segnale indiretto: non vale la pena di preoccuparsi per lui, è già stato operato otto volte, è un uomo a pezzi continuamente ricucito. Lo trovano morto la mattina dei 29 settembre. Alcuni media vaneggiano di «veleni». Ma forse muore sotto il peso di una responsabilità tremenda.

 

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