Il 7 luglio una maglietta rossa per i bimbi naufraghi

L’invito di don Ciotti – Il fondatore di Libera ha lanciato l’iniziativa per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su quanti muoiono in mare per fuggire da guerre e povertà: chi aderisce il 7 luglio indosserà una maglietta rossa, farà poi circolare sui social la propria foto per esprimere solidarietà ai migranti

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Continuano le adesioni a «Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità» iniziativa promossa da Libera lo scorso 2 luglio e rilanciata a gran voce da don Luigi Ciotti.

Si tratta di un’azione simbolica per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su quanti muoiono in mare per fuggire a guerre e povertà. Concretamente chi aderisce indosserà per tutta la giornata di sabato 7 luglio una maglietta rossa ed è invitato a far circolare sui social la propria immagine con indosso l’indumento colorato in modo da contribuire anche via web a lanciare il messaggio di solidarietà e vicinanza a chi è migrante.  «Rosso», ha spiegato don Ciotti che ha gia diffuso la sua foto con la maglietta, «è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori».

«Fermiamoci allora un giorno»,  ha proseguito, «sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini».

E possibile anche segnalare la propria adesione scrivendo a organizzazione@libera.it.

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