Effetto Covid, il calvario delle liste d’attesa

Sanità – Migliaia di visite ed esami saltati dal lockdown ad oggi. Tour de force della Regione per recuperare i ritardi entro la fine dell’anno anche attraverso un piano di nuove assunzioni. Solo a Torino e provincia sfiorano quota 250 mila le prestazioni sanitarie non effettuate

354

La Sanità a mezzo servizio sulle prestazioni ordinarie nel periodo di massima diffusione del Covid-19 presenta il conto. Sfiorano quota 250mila le prestazioni ambulatoriali, diagnostiche e di ricovero ospedaliero programmato non effettuate dal Servizio sanitario a Torino e provincia negli scorsi mesi – da marzo ad agosto – per la serrata di ospedali e ambulatori pubblici. Se il conto si allarga al resto del Piemonte, la cifra supera abbondantemente il mezzo milione di prestazioni non erogate, che la Regione si è impegnata a recuperare entro la fine dell’anno con uno sforzo poderoso sostenuto da 35 milioni di euro arrivati dallo Stato. Basteranno? I presidi pubblici saranno in grado di recuperare visite, esami, ricoveri ospedalieri rinviati non creando un effetto accumulo con le prestazioni già programmate o in attesa per i prossimi mesi?

I numeri – Qualche cifra riferita ai più frequentati presidi sanitari della città rende l’idea: le prestazioni «saltate» e in fase di difficile ricollocazione («da programmare come recupero dal 15 agosto al 31 dicembre 2020», scrive la Regione nella recente delibera di programma degli interventi) sono 37mila all’Asl Città di Torino, 45mila alla Città della Salute, 13.800 al Mauriziano; 10 mila al San Luigi. Nel conto sono compresi visite mediche e accertamenti diagnostici, la parte nettamente più rilevante, ma anche ricoveri ospedalieri per interventi chirurgici.

Questi i numeri del ritardo della sanità fuori Torino, dove il territorio della Città metropolitana è meno densamente abitato del capoluogo, ma ai servizi afferiscono pazienti da aree vaste, spesso montuose e disagevoli per gli spostamenti: nell’Asl To3, un territorio che va dalla cintura Sud del capoluogo al pinerolese salendo su fino ai confini con la Francia delle valli olimpiche, sono 47 mila le prestazioni slittate; nell’Asl To4, dalla cintura Nord a Ivrea sono 46mila gli esami, visite e piccoli interventi da riprogrammare; nella To5 che comprende i popolosi comuni a sud di Torino (Moncalieri, Nichelino, Carmagnola) e tutto il chierese si registrano altre 31mila prestazioni mancate.

Più di un qualificato osservatore del mondo sanitario ha fatto notare che per una fascia della popolazione le cure perse non torneranno perché gli utenti hanno rinunciato; si dipinge così uno scenario di abbandono terapeutico i cui esiti sono difficilmente quantificabili nel breve periodo, ma potrebbero avere conseguenze negative pesanti nel tempo.

Nuove date – Il lavoro di programmazione delle nuove date delle visite è partito ormai dall’estate. Il lavoro consiste nel richiamare tutti i pazienti prenotati da parte delle strutture che li avrebbero accolti, ammesso che gli utenti siano ancora reperibili. L’Unità di Crisi regionale allestita per l’emergenza Coronavirus ha precisato che le prescrizioni non eseguite avranno validità fino alla nuova data concordata con l’Asl per la visita o l’esame. Non sarà quindi necessario passare dal medico per riprogrammare la prestazione. Scontati i disagi e i ritardi: gruppi di utenti e associazioni di rappresentanza dei pazienti lamentano una ripartenza a rilento del pubblico «non motivata dalle misure di distanziamento e prenotazione per l’emergenza Covid», così come l’allungamento delle attese, soprattutto per le prestazioni già da anni caratterizzate da tempi di attesa critici: tra le altre, ortopedia, ginecologia, oculistica, dermatologia.

Risorse fresche – Per far fronte all’operazione di recupero delle prestazioni, la Regione Piemonte ha ricevuto un trasferimento statale straordinario di 35 milioni di euro e ha dato via libera alle assunzioni di personale, medici e infermieri. Obiettivo: tagliare entro l’anno le liste di attesa di prestazioni ambulatoriali, screening oncologici e ricoveri ospedalieri non effettuati nel periodo dell’emergenza. A Torino città affluiscono circa 7 milioni di euro tra Asl, Mauriziano e Città della Salute, nel resto della provincia sono disponibili quasi 9 milioni. Secondo l’assessorato regionale alla Sanità il Piemonte registra una carenza di medici, soprattutto territoriali, mentre i sindacati di categoria lanciano l’allarme sugli infermieri: ne mancherebbero 1.500 in tutto il Piemonte per la sola gestione dell’ordinario. Insieme alle assunzioni, il programma regionale prevede la possibile estensione dell’attività lavorativa dei medici – che vede contrari i sindacati come l’Anaao che chiede invece di puntare sull’aumento e sulle deroghe per gli specializzandi e, per la riduzione del carico di visite, sull’appropriatezza prescrittiva dei medici di medicina generale – e il ricorso al privato convenzionato, già pronto ad assorbire una consistente fetta di utenti, e di risorse.

«Regole per i privati» – Se la ripresa del pubblico stenta – in materia di recupero di prestazioni perse e di erogazione di nuove – il privato, per prestazioni convenzionate e non, è a pieno regime da prima dell’estate, appena allentata la morsa della chiusura. In alcuni casi, ma contro le regole, anche prima. Il 17 marzo, già in piena limitazione totale degli spostamenti per la popolazione, il presidente dell’Ordine dei Medici di Torino, Guido Giustetto, dovette richiamare i colleghi che prestavano servizio di libera professione presso ambulatori privati a non «mettere a rischio la salute generale della popolazione» in seguito a «segnalazioni da parte di cittadini e di nostri iscritti sul fatto che alcuni studi e poliambulatori privati o convenzionati stanno tuttora operando senza limitarsi alle visite urgenti non differibili».

Per Chiara Rivetti, presidente del sindacato Anaao-Assomed Piemonte, «il ricorso al privato convenzionato, specie in questa fase, non va demonizzato. Ma la Regione dovrebbe inviare agli ambulatori convenzionati i pazienti in lista per le prestazioni più critiche in quanto a tempi di attesa e non consentire che i gestori privati scelgano quali prestazioni convenzionate erogare, selezionando le più remunerative».

Le altre liste di attesa –  Nel piano della Regione e nei provvedimenti di trasferimento di risorse dallo Stato nulla è detto sulle «altre» liste di attesa della sanità pubblica: quelle per le prestazioni domiciliari o residenziali destinate ai malati non autosufficienti. Le ultime rilevazioni pre-Covid davano il dato dei malati che pur avendone il pieno diritto non sono presi in carico dal Servizio sanitario (con una prestazione a domicilio o la metà della retta pagata in Residenza sanitaria assistenziale) tra le 25 e le 30mila unità. Il rallentamento delle convenzioni delle Asl piemontesi ha molto probabilmente aggravato il dato e scaricato sulle famiglie oneri spesso insostenibili, mentre l’assessore alla Sanità Icardi ha scritto al Ministro alla Salute, Speranza, con la richiesta di un nuovo trasferimento straordinario destinato a questa partita.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

diciotto − sei =