Perchè il caos delle scuole che riaprono senza insegnanti

Intervista – Migliaia di cattedre vacanti, il direttore regionale Fabrizio Manca spiega il complicato meccanismo delle nomine: “concorsi insufficienti, graduatorie vuote, siamo sempre alla rincorsa”. Quasi metà delle istituzioni scolastiche è rimasta senza preside

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Ogni anno è la stessa cosa: riaprono le scuole, in Piemonte tornano in classe 500 mila studenti, eppure migliaia di cattedre sono ancore vacanti (quest’anno 3 mila su 50 mila), le nomine degli insegnanti in alto mare. Com’è possibile? L’abbiamo domandato a Fabrizio Manca, direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, che coordina i provveditorati provinciali e che il 10 settembre ha inviato a tutto il mondo della scuola, studenti e personale, un messaggio di forte passione per la missione educativa della scuola (ne pubblichiamo stralci in queste pagine) senza chiudere gli occhi su gravi ritardi e problemi.

Fabrizio Manca

Le famiglie protestano, tante lamentano l’incarico dato a docenti temporanei, che se ne andranno dopo un anno. Possibile che il problema delle cattedre non possa essere risolto in anticipo e una volta per tutte?

Il disagio delle famiglie (anche io ho figli a scuola) è più che comprensibile. Ma è difficile far loro capire che non c’è lentezza nel lavoro materiale degli uffici incaricati di assegnare le cattedre: semplicemente sono vuote le graduatorie degli insegnanti abilitati o vincitori di concorso per entrare in ruolo.

Quindi?

Quindi il 31 agosto, in tempi regolari, la Direzione Regionale aveva completato nelle scuole statali di ogni ordine e grado tutte le nomine degli insegnanti con le carte in regola per un posto di ruolo o per una supplenza annuale. L’1 settembre è iniziata la ricerca del personale che ancora manca (in questa fase possono essere assunti anche laureati senza abilitazione) attingendo all’ultimo strumento disponibile: le liste dei candidati che hanno lasciato il proprio nominativo direttamente nelle scuole. A questa ricerca locale provvedono i presidi. Ed è questa operazione, residuale ma consistente, che si sta prolungando in queste settimane.

Quanto durerà?

Credo, verosimilmente, che gli organici saranno completati entro fine settembre.

Possibile che tutta questa operazione non possa essere anticipata di qualche mese?

A livello regionale (in agosto abbiamo lavorato giorno e notte, pochi conoscono la dedicazione del personale che opera dietro alle quinte del mondo scolastico) vengono sempre rispettati i tempi; non mi sembra che ci siano grandi margini per velocizzare. Il grosso nodo da risolvere è quello dei concorsi statali: per evitare che ci si trovi con graduatorie vuote come è accaduto quest’anno, per evitare di dover finire in emergenza e ripiegare su migliaia di incarichi annuali, occorrerebbero concorsi statali molto più frequenti e mirati sulle materie di insegnamento delle quali c’è più carenza. Quest’anno il concorso straordinario, bandito per sopperire alle carenze, si è tenuto soltanto in maggio: era ovvio che i tempi di assegnazione delle cattedre sarebbero poi stati insufficienti… La legge prevede concorsi ordinari ogni due anni, il Governo sta valutando di intensificarli, ma è chiaro che pesano anche grossi problemi di budget economico.

Ma la popolazione scolastica non è in calo? Non occorrono forse meno insegnanti di una volta?

Sì, gli studenti sono in calo, anche nelle famiglie di immigrati. La Fondazione Agnelli ha stimato che fra dieci anni l’Italia avrà 1 milione di studenti in meno. Nelle scuole piemontesi ne contiamo quest’anno 6 mila in meno, concentrati nelle scuole primarie e dell’infanzia. Il Governo ha per ora mantenuto stabile il numero dei docenti, il ché ci ha consentito di abbassare il numero medio di studenti per classe (da 21 a 20). In futuro la politica si troverà ad un bivio: tagliare le cattedre in esubero per risparmiare? Oppure conservarle per migliorare la qualità del servizio? Saranno forse realizzate economie con l’accorpamento di alcune scuole o con la creazione di «plessi» comprensivi di scuola materna, primaria, secondaria, come già stiamo cominciando a vedere in Torino.

Nelle scuole materne il calo demografico sta portando alla riduzione delle classi. Sono particolarmente colpite le scuole parificate (Fism), cui lo Stato e il Comune continuano a ridurre i contributi economici: in queste scuole le rette d’iscrizione sono la risorsa indispensabile…

È vero, le scuole paritarie rischiano di pagare sensibilmente il calo demografico. Il tema dei contributi è un nodo politico, da affrontare nel dibattito pubblico, considerando il servizio reso da queste scuole che sono parte integrante del sistema pubblico di istruzione. Sono anche altri i problemi specifici, oggettivamente faticosi delle scuole paritarie: hanno insegnanti iscritti nelle graduatorie statali; quando questi vengono chiamati dallo Stato lasciano le cattedre sguarnite, magari da un giorno all’altro.

Di quali insegnanti c’è maggiore carenza quest’anno?

Sono vuote soprattutto le graduatorie di docenti di matematica-scienze e le graduatorie degli insegnanti di sostegno. Questa seconda categoria rappresenta una emergenza molto pesante: i piani ministeriali ci avrebbero autorizzati ad inserire 2.000 insegnanti di sostegno, ma ne abbiamo trovati in graduatoria solo 104.

Cosa si fa per quelli che mancano?

Siamo costretti a incaricare dell’insegnamento di sostegno docenti senza preparazione specifica, abilitati in altre materie. Parliamo di 1.900 figure mancanti su un organico regionale di 5.800, cui occorre aggiungerne 5.400 che la Direzione Regionale è autorizzata a reclutare in via straordinaria per il sostegno a studenti in situazioni gravi, non coperti dagli organici di base.

Mancano anche i dirigenti d’istituto, quelli che un tempo chiamavamo «presidi».

Sì, questo è l’altro problema strutturale della nostra scuola. A fronte di 552 istituzioni scolastiche del Piemonte (molte delle quali hanno più sedi) risultano oggi in servizio soltanto 344 presidi. Mancano 208 dirigenti!

Come si rimedia?

Assegnando le scuole vacanti ai presidi di altre scuole. Doppio incarico, non c’è alternativa. Anche qui è chiaro a tutti, anche al Ministero, che occorre ripensare il sistema dei concorsi statali.

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