Bassetti all’Italia: “ci vuole una svolta nel Paese per lavorare insieme”

L’esortazione – Il presidente della Conferenza episcopale italiana il 7 giugno presiedendo la «Veglia di preghiera per l’Italia» presso la Comunità di Sant’Egidio a Santa Maria in Trastevere ha invocato con l’insediamento del nuovo Governo, dopo un periodo di forti tensione e conflittualità, una svolta nel Paese per lavorare insieme”

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«Ci vuole una svolta nella vita del Paese per lavorare insieme». La invoca il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Conferenza episcopale italiana, il 7 giugno 2018 nella «Veglia di preghiera per l’Italia» della Comunità di Sant’Egidio a Santa Maria in Trastevere a Roma.

Il presidente commenta la parabola evangelica dei talenti (Matteo 25,14-30), suggerendone una lettura singolare: «Dopo le elezioni politiche, abbiamo vissuto momenti di seria preoccupazione. Oggi facciamo gli auguri di buon lavoro al governo perché possa essere al servizio del bene comune del Paese. Ma nel periodo di attesa siamo stati preoccupati del clima di tensione e di conflittualità emersi dalle viscere profonde del Paese. Una rabbia che è andata anche contro la persona del presidente della Repubblica e la sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini». Proprio la furia anti-Mattarella ha indotto la Cei a indire la «preghiera per l’Italia» che si è celebrata in vari modi nelle diocesi italiane. Giovanni Paolo II nel 1994 aveva indetto «la grande preghiera per l’Italia».

«Hanno soffiato sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale» e hanno seminato vento, discordie e malessere proprio quelli che sono stati premiati dal voto e che ora sono al governo. Basta vedere il comportamento alle Camere. Proprio Bassetti, in riferimento alle indegne gazzarre, ha più volte invocato: «Basta urla e populismo, il Parlamento sembra un’osteria» e li aveva definiti «partiti del rancore». Qualcuno la gazzarra ce l’anno nel sangue: basta ricordare il cappio agitato ai tempi di Silvio Berlusconi e la mortadella divorata ai tempi di Romano Prodi. Invece ora sembravano tanti scolaretti composti ed educati durante i dibattiti sulla fiducia a Giuseppe Conte.

«È doveroso lavorare per il bene comune dell’Italia – aggiunge Bassetti – senza partigianeria, con carità e responsabilità. Tutte le forze politiche, gli operatori della comunicazione, i responsabili non badino all’interesse immediato e di parte. Si ricordino le parole del profeta Osea: “Poiché hanno seminato vento / raccoglieranno tempesta” (8,7). Questa della Bibbia è una parola infallibile: se si semina vento non si raccoglie altro che tempesta. La conclusione di un periodo difficile richiama tutti a un senso di responsabilità nelle parole e nei fatti, sempre tenendo conto del rispetto delle persone e del bene comune. La mia preoccupazione va specialmente alle periferie delle nostre città lacerate, nelle quali alla fatica quotidiana del vivere si aggiungono conflitti e diffidenze. C’è un tessuto umano da ritessere nella società italiana in nome della pace civile e sociale».

Questa è una costante di Bassetti: «Ricostruire la speranza, ricucire il Paese, pacificare la società» perché «c’è un’umanità italiana che non dobbiamo perdere o lasciar stravolgere da odi o razzismi, ma incrementare e trasmettere ai nostri figli». Invoca «una svolta per lavorare insieme».

Interessante la sua idea di «Patria»: deriva da «padri». È il dono «di una patria, di una comunità nazionale. Ognuno riceve il dono di una patria, tutti hanno una patria» ed è – come diceva Giovanni Paolo II – «l’insieme di beni che abbiamo ricevuto dai nostri padri». Coloro che hanno perso la patria «o ne sono stati scacciati o l’hanno dovuta abbandonare, sanno bene quale valore essa abbia. È un po’ quello che succede nelle famiglie. Finché c’è la mamma la si dà per scontato, il giorno che viene a mancare ci si accorge quanto manca. Quando il pane viene a mancare, ci si rende conto di quanto manca. E così è per la patria. Tanti rifugiati e profughi cercano una patria con un volto materno. Quando manca si capisce il valore di una patria in pace».

Il presidente offre un’altra vivida immagine: «La Chiesa italiana è impegnata nel rammendare la società italiana perché è e vuole essere segno di unità e di pace. Il mondo ha bisogno di un’Italia in pace. L’Italia dà all’Europa e al mondo un grande contributo in termini di pace, cultura, lavoro, sviluppo che hanno reso il Paese conosciuto e ammirato nel mondo. Non possiamo mancare alle nostre responsabilità».

Riferendosi al «servo infedele» della parabola, che sotterra il talento, Bassetti parla ai cristiani che non si impegnano più in politica: «Molti di noi hanno paura per sé e per il Paese. Così cercano di mettersi al riparo, di sottrarsi al comune destino di essere italiani. Non bisogna pensare solo a sé, al proprio interesse, al proprio tornaconto». Papa Francesco, l’11 marzo 2018, in visita alla Comunità di Sant’Egidio per il 50° (1968-2018) di fondazione disse: «L’atmosfera di paura può contagiare anche i cristiani». Aggiunge il presidente: «Anche noi rischiamo di farci contagiare dalla paura e ci chiudiamo nei nostri ambienti. Abbiamo paura della politica dimenticando che è un grande servizio alla comunità e alla patria. Non bisogna avere paura della politica e della responsabilità politica e rimanere assenti. I cristiani non possono essere assenti o latitanti perché sono “esperti di umanità”, come diceva Paolo VI. Non possiamo disertare il servizio al bene comune. È il momento di avviare nuovi processi, senza occupare potere. Le energie morali del Paese sono tante e tantissimi i talenti che devono essere valorizzati. Preghiamo per l’Italia perché lo Spirito del Signore soffi nel cuore dei responsabili e degli italiani, affinché si impegnino per il bene comune e per le fasce più povere. L’Italia sia una vera madre per tutti i cittadini e una presenza di pace e di aiuto per il mondo».

Per Marco Impagliazzo, presidente di Sant’Egidio, la preghiera «unisce proprio quando ci si è troppo divisi e ci si preoccupa di un bene comune che sembra essersi smarrito in dispute laceranti, vissute sulla pelle dei più deboli. Gli allarmi non fanno bene a nessuno: né agli stranieri che continuano a morire nelle traversate, né agli italiani che avrebbero bisogno di proposte che coniugano accoglienza, sicurezza e integrazione». L’Italia «non merita tutto questo».

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