Il denaro non deve governare, nuovo documento vaticano

Economia e finanza – Si intitola “Oeconomicae et pecuniariae quaestiones” il nuovo documento della Congregazione per la Dottrina della fede e del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale che raccoglie “considerazioni per un discernimento etico su alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario”

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«Il denaro deve servire, non governare» è la sintesi di «Oeconomicae et pecuniariae quaestiones. Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario», documento della Congregazione per la dottrina della fede e del Dicastero per lo sviluppo umano integrale, approvato da Papa Francesco, datato 6 gennaio 2018 e presentato alla stampa il 17 maggio dai due firmatari, il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto dello Sviluppo umano, e mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, prefetto della Dottrina della fede. L’economia-finanza, in chiave di benessere dell’uomo, deve avere un fondamento etico.

LA CIVILTÀ DELL’AMORE – «L’amore per la società e l’impegno per il bene comune sono una forma eminente di carità, che riguarda le relazioni tra gli individui e i rapporti sociali, economici, politici. La chiave di un autentico sviluppo è l’amore al bene integrale e l’amore per la verità». La crisi economico-finanziaria, provocata dalle grandi banche d’affari statunitensi ed europee, «poteva essere l’occasione per sviluppare un’economia più attenta ai principi etici e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria, neutralizzandone gli aspetti predatori e speculativi e valorizzando l’economia reale». Così non è stato: «Criteri obsoleti continuano a governare il mondo» ma è inaccettabile «lucrare sfruttando la posizione dominante per arricchirsi generando nocumento o turbative al benessere collettivo. Una prassi deplorevole quando il guadagno di pochi, magari fondi di investimento, ottenuto con la speculazione, aggrava la situazione di interi Paesi».

CULTURA DELLO SCARTO – Anche in campo economico dilaga quella che Francesco definisce «cultura dello scarto: uomini e donne rischiano di essere confinati sempre più ai margini, di essere esclusi e scartati dal progresso e dal benessere» mentre le minoranze si accaparrano e dilapidano risorse e ricchezze in un mondo segnato da ingiustizie e disuguaglianze: «L’egoismo fa pagare a tutti un prezzo spropositato. Il denaro deve servire e non governare». Gli operatori competenti e responsabili devono «elaborare nuove forme di economia e finanza volte al progresso del bene comune e rispettose della dignità umana». Infatti l’«intermediazione finanziaria ha prodotto abusi e ingiustizie e ha creato crisi sistemiche mondiali». Per rimodellare l’economia-finanza, ciascuno «può fare molto, specie se non rimane solo. Siamo tutti chiamati a vigilare come sentinelle». O come dice l’economista Leonardo Becchetti: «Impariamo a votare con il portafogli»

NON È UN DOGMA DI FEDE – Precisa il prefetto Ladaria Ferrero: «Il documento non stabilisce cose definitive e i cattolici sono vincolati ma non fino all’ultimo». La Dottrina della fede da sempre si occupa di salvaguardare l’ortodossia, ma è intervenuta anche su questioni economiche, come l’usura: «Le nuove sensibilità rendono necessaria una riflessione» in un’epoca di risorse concentrate nelle mani di pochi, e di pratiche finanziarie «disoneste e predatorie». A monte del documento «c’è un incarico diretto» del Papa, che non risparmia critiche impietose (ma inascoltate) all’«economia che uccide e al dio-denaro che schiaccia l’uomo». Il documento è anche una risposta a «una richiesta dal basso di fare chiarezza su alcuni aspetti in modo da evitare un collasso mondiale dalle devastanti conseguenze. L’uomo, non sapendo più chi è e cosa ci fa nel mondo, non sa più nemmeno, è in balia delle convenienze del momento e degli interessi che dominano il mercato. L’utile del più forte prende sopravvento sulle persone. Così il bene comune è sparito, sono cresciute conflittualità e disuguaglianze: è incredibile, ma dieci persone detengono quasi metà della ricchezza mondiale».

LOTTA ALLA SPECULAZIONE – Per il cardinale africano Turkson va riformulato l’approccio finanziario che vive «più sulla speculazione che sull’economia reale». Aggiunge il prof. Becchetti: «Il Pil è in crescita nel mondo, ma il problema è la redistribuzione del reddito. Non sono le macchine a rubare il lavoro, non è il progresso tecnologico a far calare l’occupazione. Il problema è che queste risorse sono nascoste con l’elusione e l’evasione fiscale, cioè non si crea nuova domanda e non ci sono investimenti sui nuovi settori di sviluppo per rispondere a quella domanda. È un meccanismo che genera profitti senza prosperità». Come afferma Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l’economia 2001: «Così la ricchezza prodotta evapora al sole tropicale dei paradisi fiscali».

AUTORITÀ FINANZIARIA MONDIALE – Nel 2011, con il documento «Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale», il Dicastero che allora si chiamava Consiglio per la giustizia e la pace, propose una «nuova autorità finanziaria mondiale». L’autorità «regoli gli scambi monetari»; superi il sistema di Bretton Woods, deciso alla fine della seconda guerra mondiale; coinvolga i Paesi in via di sviluppo; dia vita a qualche forma di controllo monetario globale, già implicita negli statuti del Fondo monetario internazionale. «Questo equivale a mettere in discussione i sistemi dei cambi esistenti, per trovare modi efficaci di coordinamento e supervisione. Si delinea l’esigenza di un organismo che funzioni da “Banca centrale mondiale”, regoli il sistema degli scambi monetari, alla  stregua delle Banche centrali nazionali. A livello continentale tale processo potrebbe portare alla valorizzazione di istituzioni come la Banca centrale europea». Si chiedeva «una tassazione delle transazioni finanziarie con aliquote eque modulate con oneri proporzionati alla complessità delle operazioni. Tale tassazione potrebbe contribuire alla costituzione di una riserva mondiale per sostenere le economie dei Paesi colpiti dalle crisi». Cosa spinse il mondo in quella direzione? «Un liberismo economico senza regole e senza controlli, un’ideologia che esaspera il capitalismo». Già Giovanni XXIII nella «Pacem in terris» (1963), Paolo VI nella «Populorum progressio» (1967) e Benedetto XVI nella «Caritas in veritate» (2009) proposero la creazione di un’autorità mondiale.

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