Il Papa ai banchieri: “Il mondo ricco può e deve eliminare la povertà”

Udienza – Francesco il 5 febbraio 2020 parla a banchieri, economisti e ministri delle Finanze riuniti in Vaticano dalla Pontificia Accademia delle Scienze sociali a discutere di «Nuove forme di fraternità solidale, inclusione, integrazione e innovazione»

308
Foto Vatican news

«La disuguaglianza si può vincere. Il mondo ricco può e deve eliminare la povertà». Francesco il 5 febbraio 2020 parla a banchieri, economisti e ministri delle Finanze riuniti in Vaticano dalla Pontificia accademia delle Scienze sociali a discutere di «Nuove forme di fraternità solidale, inclusione, integrazione e innovazione». Ma per fare questo «serve una nuova architettura finanziaria internazionale» che non continui a rimpinguare le tasche dei ricchi ma aiuti i poveri. Alla faccia di quel politico italiano che proclamava: «Eliminerò la povertà per decreto».

«NON SIAMO CONDANNATI ALLA DISUGUAGLIANZA SOCIALE» – Un mondo ricco e un’economia vivace possono e «devono porre fine alla povertà, devono nutrire gli ultimi invece di escluderli». Una strada, già suggerita da Paolo VI e da Giovanni Paolo II, è alleviare il debito dei Paesi poveri; abolire paradisi fiscali, evasione e riciclaggio di denaro sporco, colpa di «governi che difendono l’ingordigia delle multinazionali». Bergoglio vuole coinvolgere banchieri e ministri in un lavoro che ponga fine «alle ingiustizie dell’economia globale». Constata: «Il mondo è ricco, tuttavia i poveri aumentano». Esemplifica: il reddito pro capite quest’anno sarà di 12 mila dollari, eppure milioni di persone «vivono in estrema povertà, senza cibo, alloggio, assistenza sanitaria, scuole, elettricità, acqua pulita, servizi igienici»; 5 milioni di bimbi moriranno di fame e povertà; 260 milioni di bimbi non riceveranno un’istruzione; milioni di persone «cadranno vittime della tratta e di nuove forme di schiavitù, lavoro forzato, prostituzione e traffico di organi».

CON LA RICCHEZZA E LA TECNICA NON CI SONO PIÙ SCUSE – Queste realtà «vanno viste sotto una nuova luce. Il livello di ricchezza e di tecnica accumulato dall’umanità, l’importanza e il valore che i diritti umani hanno acquisito, non ammettono più scuse. I 50 più ricchi del mondo potrebbero finanziare l’assistenza sanitaria e l’istruzione di tutti i bambini poveri del mondo». Purtroppo l’alta finanza è malata di «idolatria del denaro, avidità e speculazione», cose già condannate dal filosofo greco Aristotele (384-322 avanti Cristo). Sull’esempio di Donald Trump, «il presidente pistolero» dell’America, vari Paesi ipotizzano un vergognoso taglio delle tasse per i più ricchi, e non per i poveri; i paradisi fiscali sono sempre più opulenti con i soldi di privati e aziende; le grandi società corrompono i politici al potere. Circostanziata e impietosa l’analisi di Papa Bergoglio: «Ogni anno centinaia di miliardi di dollari, che dovrebbero finanziare l’assistenza sanitaria e l’istruzione, si accumulano nei conti dei paradisi fiscali, impedendo uno sviluppo dignitoso dei poveri. E i poveri nei Paesi fortemente indebitati soffrono di una pressione fiscale opprimente e tagli ai servizi sociali». Così il debito pubblico diventa insostenibile.

CITA LA «CENTESIMUS ANNUS» (1° MAGGIO 1991) – Già trent’anni fa Giovanni Paolo II sosteneva: «Non è lecito pretendere un pagamento quando questo impone scelte politiche che spingono intere popolazioni alla fame e alla disperazione. Non si può pretendere che i debiti siano pagati con insopportabili sacrifici». Papa Wojtyla, per il Grande Giubileo del 2000, chiese la ristrutturazione del debito per i Paesi poveri. Oggi Bergoglio condanna con parole durissime: «L’industria della guerra è la più grande struttura di peccato perché mettono denaro e tempo al servizio della divisione e della morte. Il mondo perde ogni anno miliardi di dollari in armamenti e violenza, somme che porrebbero fine alla povertà e all’analfabetismo se si potessero ridestinare» e, come diceva il profeta Isaia (2,4), «trasformare le spade in vomeri e le lance in falci». Invita banchieri ed economisti: «Ricordate ai pubblici poteri di offrire assistenza per lo sviluppo alle nazioni povere e di alleggerire il debito alle nazioni fortemente indebitate. Ricordate loro di fermare il cambiamento climatico in modo da non distruggere le fondamenta della nostra Casa comune». La nuova etica impegni tutti a lavorare insieme «per chiudere i paradisi fiscali, prevenire l’evasione e il riciclaggio di denaro sporco che viene rubato alla società, a difendere la giustizia e il bene comune rispetto agli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti». Cita una bellissima frase di Sant’Ambrogio, vescovo di Milano (IV secolo): «Tu ricco non dai del tuo al povero quando fai carità ma gli stai consegnando ciò che è suo». Questo – chiosa Francesco – «è il principio della destinazione universale dei beni, la base della giustizia economica-sociale e del bene comune».

«LE REGOLE FINANZIARIE GENERANO DISUGLIANZE» – Il 27 maro 2019 Papa Francesco nominò presidente della Pontificia accademia delle Scienze sociali il professor Stefano Zamagni, economista di grido, già docente di economia all’Università Cattolica e organizzatore dell’incontro vaticano. Afferma: «La novità dell’ultimo trentennio è che sono le regole economiche-finanziarie a generare le disuguaglianze: eswse sono provocate dal modo in cui funziona la finanza speculativa Internazionale». Secondo l’Onu più di due terzi della popolazione mondiale vive in Paesi in cui la disuguaglianza è cresciuta; l’1 per cento della popolazione di 18 Paesi – tra cui Stati Uniti, Russia, India e Brasile – detiene oltre il 20 per cento della ricchezza mondiale. Quindi serve «un patto globale a livello internazionale per modificare le regole del gioco economico. Fino a che non chiuderemo i paradisi fiscali, è ovvio che non si potrà intervenire più di tanto. La disuguaglianza semina l’odio, la violenza, la distruzione dell’altro, le guerre non dichiarate ma guerreggiate che alimentano correnti di pensiero ideologico».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

quattro × tre =