Il Papa ai giovani: “partite alla ricerca della vostra eredità”

«SCRIPTURAE SACRAE AFFECTUS» – Lo scorso 30 settembre, memoria liturgica di San Girolamo, Francesco ha firmato la Lettera apostolica che ricorda l’«amore vivo e soave per la Parola di Dio» di San Girolamo, 1600 anni dopo la morte, un’«imponente figura nella storia della Chiesa»

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San Girolamo

Ai giovani Papa Francesco lancia una sfida: «Partite alla ricerca della vostra eredità. Il Cristianesimo vi rende eredi di un insuperabile patrimonio culturale di cui dovete prendere possesso. Davvero San Girolamo è la biblioteca di Cristo, una biblioteca perenne che sedici secoli più tardi continua a insegnarci che cosa significhi l’amore di Cristo».

«SCRIPTURAE SACRAE AFFECTUS»– Il 30 settembre 2020, memoria liturgica di San Girolamo, Francesco firma la lettera apostolica che ricorda l’«amore vivo e soave per la Parola di Dio» di San Girolamo, 1600 anni dopo la morte, un’«imponente figura nella storia della Chiesa. Questo grande amore per Cristo si dirama, come un fiume, in tanti rivoli, nell’opera di studioso, traduttore, esegeta, profondo conoscitore e appassionato divulgatore della Scrittura; di raffinato interprete; di ardente e talvolta impetuoso difensore della verità; di ascetico e intransigente eremita, di esperta guida spirituale».Per il Papa ripercorre lo studio di Girolamo è «uno sforzo compiuto nella comunità e a servizio della comunità, modello di sinodalità anche per noi, per i nostri tempi e per le diverse istituzioni culturali della Chiesa».

DA LEONARDO A DÜRER A CARAVAGGIO – Il Pontefice rammenta le numerose opere d’arte che lo ritraggono«monaco e penitente, con un corpo scolpito dal digiuno, ritirato in zone desertiche, in ginocchio o prostrato a terra, stringendo un sasso nella destra per battersi il petto con gli occhi rivolti al Crocifisso». In questa linea è «il toccante capolavoro di Leonardo da Vinci conservato nella Pinacoteca Vaticana». C’è chi lo mostra in veste di studioso, seduto allo scrittoio, intento a tradurre e commentare la Scrittura, attorniato da volumi e pergamene, investito della missione di difendere la fede attraverso il pensiero e lo scritto: «Albrecht Dürer lo raffigura in questo atteggiamento». Leonardo e Dürer«sono congiunti nella tela del Caravaggio, alla Galleria Borghese di Roma: in un’unica scena è presentato l’anziano asceta, rivestito da un panno rosso, che sul tavolo ha un cranio, simbolo della vanità delle realtà terrene; ma assieme è potentemente raffigurata la qualità dello studioso, che tiene gli occhi fissi sul libro, mentre la mano intinge la penna nel calamaio».

L’AMORE ALLA BIBBIA – Il dato caratteristico è il suo amore per la Parola di Dio. Osserva. Spiega Bergoglio: «L’Antico Testamento non va considerato come un repertorio di citazioni che dimostrano il compiersi delle profezie in Gesù» ma solo alla luce dell’Antico Testamento è possibile conoscere il senso dell’evento di Cristo.Girolamo «è modello di inflessibile testimonianza della verità, che assume la severità del rimprovero per indurre a conversione». Acutamente osserva: molti cristiani non sanno leggere la Bibbia «non per analfabetismo ma perché impreparati al linguaggio, ai suoi modi espressivi e alle tradizioni culturali, per cui il testo biblico risulta indecifrabile, come se fosse scritto in un alfabeto sconosciuto e in una lingua astrusa. Ènecessaria la mediazione dell’interprete».Il ruolo di San Girolamo è quanto mai importante nella Chiesa che si avvale di centri di eccellenza della ricerca biblica – il Pontificio Istituto Biblico di Roma; l’École Biblique e lo Studium BiblicumFranciscanum di Gerusalemme – e patristica (Augustinianum di Roma), ma anche ogni Facoltà teologica «deve impegnarsi affinché l’insegnamento della Sacra Scrittura assicuri agli studenti una competente capacità interpretativa».

TRADOTTA IN TREMILA LINGUE – Una prova della straordinaria vitalità della Bibbia è la traduzione in più di tremila lingue: «Tra i tanti elogi tributati a San Girolamo vi è quello che egli non fu semplicemente considerato uno dei massimi cultori della “biblioteca” di cui si nutre il Cristianesimo a cominciare dal tesoro delle Sacre Scritture. Non risparmiò sforzi per arricchire la propria biblioteca, nella quale sempre vide un laboratorio indispensabile all’intelligenza della fede e alla vita spirituale. In questo è un mirabile esempio. Ma andò oltre. Lo studio non rimase confinato agli anni giovanili, fu un impegno costante, una priorità di ogni giorno della sua vita».Il Pontefice pensa «all’esperienza che può fare un giovane entrando in una libreria o in un sito internet, e cercandovi il settore dei libri religiosi. È un settore che, quando esiste, nella maggior parte dei casi è non solo marginale ma sguarnito di opere sostanziose. Esaminando quegli scaffali, o quelle pagine in rete, difficilmente un giovane potrebbe comprendere come la ricerca religiosa possa essere un’avventura appassionante che unisce pensiero e cuore; come la sete di Dio abbia infiammato grandi menti lungo i secoli; come la maturazione della vita spirituale abbia contagiato teologi e filosofi, artisti e poeti, storici e scienziati».Questo è un vero peccato perché si privano tanti giovani di un nutrimento culturale essenziale.

DOTTORE MASSIMO – Benedetto XV cento anni fa, nel quindicesimo centenario della morte, dedica l’enciclica «SpiritusParaclitus» (15 settembre 1920) all’amore del padre e «dottore massimo» della Chiesa per le Scritture per sottolineare il dovere di leggerle e studiarle e per raccomandare la Società di San Girolamo che diffonde la Bibbia, anche per rispondere ai protestanti che accusano la Chiesa di nascondere la Scrittura. Papa Benedetto XV Chiesa esorta: «Il clero cerchi nella Scrittura l’alimento per la vita spirituale, l’argomento per la difesa dei dogmi, la materia di uno studio assiduo». Nel XXI secolo Benedetto XVI presenta in due catechesi la personalità e le opere, che è stato la guida sicura e il testimone privilegiato del XII Sinodo generale ordinario «Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa» (5-26 ottobre 2008) edella successiva esortazione apostolica «Verbum Domini» (30 settembre 2010) di Benedetto XVI.

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