Il Papa al corpo diplomatico, “sui migranti servono soluzioni internazionali”

Vaticano – Le Nazioni cerchino soluzioni comuni per non cadere nella sopraffazione e nel populismo. Papa Francesco il 7 gennaio 2019 al corpo diplomatico sottolinea l’importanza della collaborazione e della diplomazia multilaterale per il bene di tutti i popoli, anche accettando «inevitabili compromessi»

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Le Nazioni cerchino soluzioni comuni per non cadere nella sopraffazione e nel populismo. Papa Francesco il 7 gennaio 2019 al corpo diplomatico sottolinea l’importanza della collaborazione e della diplomazia multilaterale per il bene di tutti i popoli, anche accettando «inevitabili compromessi». Diversamente il più forte sopraffa il più debole. Un discorso di ampio respiro; dalla storia del Novecento – un secolo fa nella conferenza di pace di Parigi l’Europa rimette insieme i cocci provocati dalla Grande Guerra – alla violenza sulle donne, agli abusi sui minori, alle migrazioni.

La diplomazia multilaterale e la politica al servizio della pace – «Preoccupa il riemergere delle tendenze a far prevalere gli interessi nazionali senza ricorrere a quegli strumenti del diritto internazionale. È opportuno che i politici ascoltino le voci dei propri popoli e ricerchino soluzioni concrete ma ciò esige il rispetto del diritto e della giustizia nelle comunità nazionali e internazionale. Soluzioni reattive, emotive e affrettate potranno accrescere un consenso di breve respiro, ma non contribuiranno alla soluzione dei problemi più radicali, anzi li aumentano». La buona politica è al servizio della pace tra i popoli.

La premura per il bene di ogni uomo – La Santa Sede vuol essere «un ascoltatore attento e sensibile alle problematiche che interessano l’umanità», come hanno dimostrato i viaggi papali del 2018: Cile, Perù, Svizzera, Irlanda, Lituania, Lettonia ed Estonia. Auspica che in Nicaragua le varie istanze politiche e sociali trovino nel dialogo la strada maestra per confrontarsi; ricorda la firma dell’Accordo provvisorio con la Cina del 22 settembre 2018: «Ringrazio il Signore perché, per la prima volta dopo tanti anni, tutti i vescovi in Cina sono in piena comunione con il successore di Pietro e con la Chiesa universale».

Risposta comune sul problema della migrazioni – Nel novembre 2019 sarà il 30° della caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989), della fine della Guerra Fredda e della divisone dell’Europa. La comunità internazionale deve difendere rifugiati e migranti e facilitare l’integrazione: «Le ondate migratorie hanno causato diffidenza e preoccupazione tra la popolazione di molti Paesi, e ciò ha spinto diversi governi a limitare fortemente i flussi. A una questione così universale non si possono dare soluzioni parziali». Ricorda l’impegno della Santa Sede per l’adozione dei due «Global Compact» su rifugiati e migranti: «Il Patto sulle migrazioni costituisce un importante passo avanti. Di entrambi i patti, la Santa Sede apprezza l’intento e il carattere».

Siria, Medio Oriente e Ucraina – Ricorda l’azione umanitaria in favore delle popolazioni sofferenti in Ucraina. Non dimentica le vittime della guerra in Siria: «È fondamentale che cessino le violazioni del diritto umanitario». In Medio Oriente i cristiani «abbiano un posto nel futuro della Regione». Un’opportunità per sviluppare  il dialogo interreligioso e la conoscenza reciproca saranno i due viaggi che il Papa  farà negli Emirati Arabi Uniti e in Marocco nell’ottavo centenario dell’incontro tra San Francesco d’Assisi e il sultano al-Malik al-Kāmil.

L’impegno della Chiesa contro abusi sui minori – Nel 2019 il 30° della Convenzione sui diritti del fanciullo. «Non posso tacere una delle piaghe del nostro tempo, che purtroppo ha visto protagonisti anche diversi membri del clero. Gli abusi contro i minori costituiscono uno dei crimini più vili e nefasti possibili. Essi spazzano via inesorabilmente il meglio di ciò che la vita umana riserva ad un innocente, arrecando danni irreparabili per il resto dell’esistenza. La Santa Sede e la Chiesa tutta intera si stanno impegnando per combattere e prevenire tali delitti e il loro occultamento, per accertare la verità dei fatti in cui sono coinvolti ecclesiastici e per rendere giustizia ai minori che hanno subìto violenze sessuali, aggravati da abusi di potere e di coscienza».

No ad abusi fisici e psicologici sulle donne – «Davanti alla piaga degli abusi fisici e psicologici sulle donne, c’è l’urgenza di riscoprire forme di relazioni giuste ed equilibrate, basate sul rispetto e sul riconoscimento reciproci, nelle quali ciascuno possa esprimere in modo autentico la propria identità mentre la promozione di talune forme di indifferenziazione rischia di snaturare lo stesso essere uomo o donna». Inoltre il lavoro, se non adeguatamente tutelato, diventa «una moderna forma di schiavitù». Un secolo fa nasceva l’Organizzazione internazionale del lavoro. C’è da  affrontare anche la piaga del lavoro minorile, la progressiva diminuzione del valore delle retribuzioni, la persistente discriminazione delle donne sul lavoro.

Armi nucleari e cambiamenti climatici – Preoccupa che il disarmo nucleare, ampiamente auspicato e in parte perseguito nei decenni passati, ora lascia il posto alla ricerca di nuove armi sempre più sofisticate e distruttive: «Non possiamo non provare un vivo senso di inquietudine se consideriamo le catastrofiche conseguenze umanitarie e ambientali che derivano da qualsiasi utilizzo degli ordigni nucleari». Sui cambiamenti climatici – alla luce del consenso alla Conferenza internazionale sul clima (COP-24) di Katowice – il Papa auspica «un impegno più deciso da parte degli Stati a rafforzare la collaborazione nel contrastare con urgenza il preoccupante fenomeno del riscaldamento globale». Novant’anni fa, l’11 febbraio 1929, nasceva lo Stato della Città del Vaticano in seguito alla firma dei Patti Lateranensi. Con il Concordato la Chiesa poté nuovamente contribuire alla crescita spirituale e materiale dell’Italia, una terra che il Cristianesimo ha contribuito a forgiare; «Assicuro al popolo italiano una speciale preghiera affinché, nella fedeltà alle proprie tradizioni, mantenga vivo quello spirito di fraterna solidarietà che lo contraddistingue».

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