Il Papa all’Angelus: “si fermino tutte le guerre”

Vatricano – Fermare «ogni forma di ostilità bellica». Papa Francesco all’Angelus di domenica 29 marzo leva la voce per invocare la fine dei conflitti con un «cessate il fuoco totale». E rivolge un appello per i detenuti nelle carceri sovraffollate

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Papa Francesco all'Angelus di domenica 29 marzo 2020 - foto Vatican news

Fermare «ogni forma di ostilità bellica». Papa Francesco leva la voce per invocare la fine dei conflitti con un «cessate il fuoco totale». E rivolge un appello per i detenuti nelle carceri sovraffollate. Lo fa nell’Angelus di domenica 29 marzo 2020.

CORRIDOI UMANITARI E DIPLOMAZIA – Il segretario generale dell’Onu, il portoghese Antonio Guterres, il 23 marzo ha lanciato un appello per un «cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo». Commenta Bergoglio: «Mi associo a quanti hanno accolto questo appello e invito tutti a darvi seguito fermando ogni forma di ostilità bellica, favorendo la creazione di corridoi umanitari, l’apertura alla diplomazia, l’attenzione a chi è in situazione di grande vulnerabilità». L’impegno contro la pandemia «porti tutti a riconoscere il nostro bisogno di rafforzare i legami fraterni come membri di un’unica famiglia e susciti nei responsabili delle Nazioni un rinnovato impegno al superamento delle rivalità. I conflitti non si risolvono attraverso la guerra! È necessario superare gli antagonismi e i contrasti mediante il dialogo e la ricerca della pace».

SETTANTA STATI COINVOLTI IN GUERRE E GUERRIGLIE – Molti conflitti sono dimenticati; innumerevoli i morti, i feriti, gli storpiati per sempre. Ci sono almeno dieci grosse guerre nel mondo, più una miriade di conflitti a livello locale. «Mettete fine alla guerra e combattete la malattia che devasta il mondo» chiede il segretario generale delle Nazioni Unite: «Le persone coinvolte nelle guerre sono tra le più vulnerabili e sono sottoposte al massimo rischio di soffrire devastanti sofferenze dalla Covid-19». Si registrano i primi, deboli passi verso cessate il fuoco e tregue umanitarie in Yemen, Filippine, Cameroun. Flebili segnali anche dalla Siria: la Commissione d’inchiesta Onu reitera la richiesta di «evitare di peggiorare il disastro: il Covid-19 è una minaccia mortale» per 6,5 milioni di civili sfollati. La guerra in Siria, in 9 anni, ha causato oltre 380 mila vittime e ha distrutto buona parte del sistema sanitario. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità solo il 64 per cento degli ospedali e il 52% dei centri di assistenza primaria sono operativi, il 70% degli operatori sanitari è fuggito. Rimangono forti tensioni in Afghanistan, Mali, Libia, Somalia, Iraq, Striscia di Gaza, in Messico per il controllo del narcotraffico e lungo il 38° parallelo dove il dittatore della Corea del Nord ha lanciato due missili balistici nel Mar del Giappone.

I SIGNORI DELLA GUERRA SI MUOVONO NELL’OMBRA – Quando l’attenzione mondiale si concentra su qualcosa – come l’attuale pandemia – i «signori della guerra» si muovono nell’ombra molto più facilmente. Il Coronavirus rischia di far calare l’attenzione su guerre e guerriglie. Rischio sempre denunciato da Papa Francesco. In alcuni Paesi l’impatto del Coronavirus è minore perché subiscono già altri drammatici problemi sanitari, carestie, impossibilità di accesso ai beni per soddisfare i bisogni primari. Per esempio l’invasione delle locuste nel Corno d’Africa. Di conseguenza in vari Paesi si sviluppa la corrente favorevole a ridurre gli aiuti umanitari internazionali per convogliare le risorse sull’emergenza sanitaria. Ma nessuno fa pressione sui governi per ridurre invece la spesa per gli armamenti. Nel mondo si prevede che nel 2020 la spesa militare sfondi i 1800 miliardi di dollari. In Italia da anni cresce la spesa per gli armamenti e cala la spesa sanitaria.

LA VIA CRUCIS DALLE CARCERI SOVRAFFOLLATE – Aggiunge il Papa: «Il mio pensiero va alle persone costrette a vivere in gruppo: case di riposo, caserme, carceri. Ho letto un appunto della Commissione dei diritti umani: le carceri sovraffollate potrebbero diventare una tragedia. Chiedo alle autorità di essere sensibili a questo grave problema e di prendere le misure necessarie per evitare tragedie». I testi della Via Crucis – cui partecipa il Papa non al Colosseo, ovviamente, ma in San Pietro – sono stati scritti nel carcere «Due palazzi» di Padova: 14 stazioni, 14 vite di detenuti, agenti di custodia, educatori, volontari. A raccogliere e redigere le meditazioni sono don Marco Pozza, teologo e cappellano del carcere, e Tatiana Mario, giornalista e volontaria. I reclusi raccontano le loro esperienze in un momento difficilissimo per la pandemia e per le proteste. Intervistato da «Radio Vaticana» don Pozza afferma: «Le difficoltà della vita in carcere e le restrizioni ancora maggiori per scongiurare il Coronavirus, devono essere affrontate alla luce di un senso di responsabilità e di unità nazionale al quale ciascuno è chiamato». Per don Pozza c’è «un amore profondo tra il Papa e il mondo delle carceri».

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