Il Papa in Giappone: “mai più la distruzione operata dalle bombe atomiche”

24-26 novembre – Nella visita in Giappone Papa Francesco sosta a Hiroshima e Nagasaki, le città bombardate dall’atomica: «Non si può investire nella corsa alle armi provocando danni senza fine e distogliendo risorse allo sviluppo»

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«A nove anni vidi i miei genitori piangere per Hiroshima». Era il 6 agosto 1945 quando il bombardiere statunitense «Enola Gay» sgancia la prima bomba atomica «Little Boy» sulla città giapponese causando circa 150 mila vittime. Tre giorni dopo, il 9 agosto, gli americani sganciano la seconda bomba atomica «Fat Man» su Nagasaki: 80 mila morti. Al di là dell’Oceano un ragazzotto di 9 anni, Jorge Mario Bergoglio, vede i genitori Mario e Regina Maria in lacrime. Settantaquattro anni dopo Papa Francesco, vescovo di Roma e pastore della Chiesa universale, a Tokio racconta l’episodio all’imperatore Naruhito. Teme che la prossima guerra mondiale sarà causata da un conflitto per l’acqua. Naruhito è membro onorario della «Commissione mondiale sull’acqua per il XXI secolo». Anche se i media italiani hanno fatto finta di niente, i messaggi del Pontefice scendo nel cuore dell’umanità.

«MAI PIÙ LA GUERRA. IMMORALE L’USO DEL NUCLEARE» – Nella visita (24-26 novembre 2019) in Giappone sosta a Hiroshima e Nagasaki, le città bombardate dall’atomica: «Non si può garantire la pace e la stabilità sulla base di una sicurezza falsa perché guidata dalla sfiducia. Non si può investire nella corsa alle armi provocando danni senza fine e distogliendo risorse allo sviluppo». All’«Atomic Bomb Hypocenter», memoriale della pace di Nagasaki, è accolto dal governatore e dal sindaco, sopravvissuti alla bomba: «La pace e la stabilità sono incompatibili con qualsiasi tentativo di costruire sulla paura della reciproca distruzione o su una minaccia di annientamento totale. Nel mondo, dove milioni di bambini e famiglie vivono in condizioni disumane, i soldi spesi e le fortune guadagnate per fabbricare, ammodernare, mantenere e vendere le armi, sempre più distruttive, sono un attentato continuo che grida al cielo».

LA FOLLE POLITICA DI TRUMP E PUTIN – Occorre una decisione collettiva e concertata. Già Papa Giovanni nella «Pacem in terris» (11 aprile 1963), ricordando la «crisi dei missili» a Cuba dell’ottobre 1962, chiese la proibizione delle armi atomiche perché «una vera e duratura pace internazionale non può poggiare sull’equilibrio delle forze militari, ma solo sulla fiducia reciproca». La Chiesa «è irrevocabilmente impegnata nel promuovere la pace tra i popoli: è un dovere per il quale si sente obbligata davanti a Dio e davanti a tutti gli uomini e le donne». Nella convinzione che un mondo senza armi nucleari è possibile e necessario, chiede ai capi politici «di non dimenticare che queste non ci difendono dalle minacce alla sicurezza nazionale e internazionale. Occorre considerare l’impatto catastrofico del loro uso». Il Papa non lo dice, ma 2020 è fissata la Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare, alla quale i due capi più importanti del mondo si preparano moltiplicando la corsa al riarmo nucleare.

RAGGIUNGERE UNO SVILUPPO UMANO INTEGRALE – Paolo VI nel 1964 aveva proposto di aiutare i popoli più poveri attraverso un Fondo mondiale alimentato proprio «con una parte delle spese militari». Non se ne fece nulla. Ma «nessuno può essere indifferente davanti al dolore di milioni di uomini e donne; nessuno può essere sordo al grido del fratello che chiama; nessuno può essere cieco davanti alle rovine della cultura incapace di dialogare». A Hiroshima ribadisce: «L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è un crimine, non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune. L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale. Saremo giudicati per questo». Nel novembre di due anni fa disse che è immorale non solo l’uso delle atomiche ma il loro possesso e accumulo. Quell’abisso di dolore è ben rispecchiato nel volto della Madonna lignea riemersa dalle rovine di Nagasaki: una statua alla quale la bomba bruciò gli occhi.

DUE SOPRAVISSUTI RACCONTANO L’ORRORE – La signora Yoshiko Kajimoto(88 anni) e il signor Kojí Hosokawa (91) raccontano «la scena infernale di persone che camminavano fianco a fianco come fantasmi, il cui corpo era così bruciato» da non distinguere se erano uomini o donne. Le bombe furono sganciate «non su Hiroshima e Nagasaki, ma su tutta l’umanità». Francesco si fa voce «di coloro la cui voce non viene ascoltata», coloro che considerano «inaccettabili disuguaglianze e ingiustizie e la grave incapacità di aver cura della casa comune. Come possiamo proporre la pace se usiamo continuamente l’intimidazione nucleare come ricorso legittimo per la risoluzione dei conflitti? Che questo abisso di dolore richiami i limiti che non si dovrebbero mai oltrepassare. La vera pace può essere solo una pace disarmata». Poi, «a nome di tutte le vittime dei bombardamenti, degli esperimenti atomici e di tutti i conflitti», prega: «Mai più la guerra, mai più il boato delle armi, mai più tanta sofferenza! Venga la pace nei nostri giorni, in questo nostro mondo. O Dio, tu ce l’hai promesso: “Amore e verità s’incontreranno. Giustizia e pace si baceranno. Verità germoglierà dalla terra e giustizia si affaccerà dal cielo”. Sono venuto in questo luogo pieno di memoria e di futuro portando con me il grido dei poveri, che sono sempre le vittime più indifese dell’odio e dei conflitti. Il Dio della vita converta i cuori alla pace, alla riconciliazione e all’amore fraterno. Dove abbondò la distruzione, possa sovrabbondare la speranza che è possibile scrivere e realizzare una storia diversa».

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