Il Papa, “l’eutanasia è una sconfitta per tutti”

Su Twitter – «L’eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti». Lo scrive Papa Francesco sul suo account @Pontifex. Il pensiero di tutti corre a Noa Pothoven, la diciassettenne olandese che si è  lasciata morire, assistita da medici, perché non sopportava lo stupro che aveva subìto da ragazzina

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«L’eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti. La risposta a cui siamo chiamati è non abbandonare mai chi soffre, non arrendersi ma prendersi cura e amare per ridare la speranza». Lo scrive Papa Francesco su Twitter. Il pensiero di tutti corre a Noa Pothoven, la diciassettenne olandese che si è lasciata morire, assistita da medici specializzati nel suicidio, perché non sopportava lo stupro che aveva subìto da ragazzina.

Papa  Bergoglio, come i predecessori, richiama numerose volte e sempre con forza, al rispetto della vita dal concepimento alla morte naturale. In particolare, riguardo all’eutanasia e al suicidio assistito, scrive nell’«Amoris laetitia» (19 marzo 2016), l’esortazione apostolica che riassume i Sinodi sulla famiglia 2014 e 2015: «Ci sono gravi minacce per le famiglie in tutto il mondo. Mentre la pratica dell’eutanasia e del  suicidio assistito è legale in molti Stati, la Chiesa contrasta fermamente queste prassi e sente il dovere di aiutare le famiglie che si prendono cura» dei loro cari, malati e anziani. La cultura della morte e la cultura dello scarto «non sono un segno di civiltà ma un segno di abbandono che può mascherarsi anche di falsa compassione. Invece occorre assumere la fatica di affiancarsi e accompagnare chi soffre».

«Il dolore, la sofferenza, il senso della vita e della morte – afferma Bergoglio – sono realtà che la mentalità contemporanea fatica ad affrontare con uno sguardo pieno di speranza. Eppure, senza una speranza affidabile che lo aiuti ad affrontare anche il dolore e la morte, l’uomo non riesce a vivere bene e a conservare una prospettiva fiduciosa davanti al suo futuro. È questo uno dei servizi che la Chiesa è chiamata a rendere all’uomo contemporaneo» perché l’amore, «quello che si fa vicino in modo concreto e che trova in Gesù risorto la pienezza del senso della vita, apre nuove prospettive e nuovi orizzonti anche a chi pensa di non farcela più».

Sulla tragica vicenda di Noa, «Radio Vaticana» ha intervistato mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita: «Vorrei anzitutto affidare alle mani di Dio, che non abbandona nessuno, questa ragazza, ma anche i suoi familiari. Siamo giunti alla drammatica conclusione di una vita altrettanto drammatica: gli abusi, l’anoressia, la depressione. Non è possibile che la società non sappia rispondere a queste richieste d’amore. Come dice Papa Francesco è una grande sconfitta per la nostra società, europea in particolare. Soprattutto i Paesi del Nord rappresentano una società sviluppata, benestante, ricca ma spesso caratterizzata da una solitudine imperante. Siamo forse più ricchi, ma certamente più soli e più fragili. Gli adulti non danno una speranza forte ai giovani, che hanno bisogno di un fuoco interiore che noi adulti dobbiamo trasmettere».

Noa aveva denunciato che nella progredita Olanda non esistono strutture per supportare gli adolescenti che soffrono. Per mons. Paglia l’aumento dei suicidi nel mondo giovanile, persino degli adolescenti, «deve allarmarci molto». Rileva che la seconda causa di morte dei giovani in Europa è il suicidio: «Questo dovrebbe farci riflettere. L’Europa è vecchia, ha pochi figli e non riesce neppure a mantenere quei pochi che ha. C’è bisogno di una vera rivoluzione di fraternità, di amore, di futuro, di cambiamento di prospettiva in vista di un bene comune per tutti. Altrimenti gli adolescenti più fragili, saranno le prime vittime». Aggiunge: «Questa è la fotografia di una grande povertà spirituale, culturale e umana della società. Ritirarsi in sé stessi porta a una solitudine radicale, che trova nella depressione una forma clinica che richiede – oltre alle cure mediche, oltre alle legislazioni e alle scelte economiche adeguate – uno scatto di umanità, indispensabile in un mondo dove gli ideali materialistici e del benessere assoluto impediscono la consapevolezza del limite. La vita va accolta, difesa, custodita e accompagnata». In sostanza, non possiamo mai «fare il lavoro sporco della morte. Chi ama, aiuta a vivere. E se questo amore è forte, non aiuta mai ad accorciare la vita; semmai, ad accompagnarla. L’amore è più forte della sofferenza e persino della morte».

A 91 anni, il 5 maggio 2019 è morto il cardinale Elio Sgreccia, uno dei massimi esperti di bioetica e presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita, istituita da Giovanni Paolo II l’11 febbraio 1994 per promuovere lo studio e la tutela della vita umana di fronte alle sfide della tecnica e del progresso. Nato a Nistadore (Ancona) nelle Marche il 6 giugno 1928, sacerdote dal 1952, dal 1974 è assistente spirituale della Facoltà di Medicina all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Primo docente di Bioetica nello stesso ateneo, diventa professore ordinario. Fonda e dirige la della rivista di bioetica «Medicina e Morale», per otto anni (1992-2000) dirige l’Istituto di Bioetica della Cattolica. Vescovo dal 5 novembre 1992, è presidente della Pontificia Accademia per la vita (3 gennaio 2005-17 giugno 2008) e cardinale dal 2010.

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