Il Papa, “liberare la figura di Maria dall’influsso delle mafie”

Vaticano – «La devozione mariana è un patrimonio religioso-culturale da salvaguardare nella sua originaria purezza, liberandolo da sovrastrutture, poteri o condizionamenti che non rispondono ai criteri evangelici di giustizia, libertà, onestà e solidarietà». Lo scrive Papa Francesco in una lettera del 15 agosto a padre Stefano Cecchin, presidente della Pontificia Accademia Mariana internazionale

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foto Vatican news

«La devozione mariana è un patrimonio religioso-culturale da salvaguardare nella sua originaria purezza, liberandolo da sovrastrutture, poteri o condizionamenti che non rispondono ai criteri evangelici di giustizia, libertà, onestà e solidarietà». Lo scrive Papa Francesco in una lettera del 15 agosto 2020 a padre Stefano Cecchin, presidente della Pontificia Accademia Mariana internazionale, che ha in cantiere da settembre-ottobre l’originalissima e utile iniziativa «Liberare Maria dalle mafie e dal potere criminale. Per una teologia della liberazione dalle mafie», una sfida ambiziosa accettata con coraggio.

Il Papa considera fondamentale «l’esempio di vita dei partecipanti alle manifestazioni mariane, chiamati a rendere dappertutto una valida testimonianza cristiana mediante una sempre più salda adesione a Cristo e una generosa donazione ai fratelli, specialmente i più poveri. Occorre assumere atteggiamenti che escludono una religiosità fuorviata e rispondano invece a una religiosità rettamente intesa e vissuta». Bergoglio apprezza l’istituzione di un Dipartimento di analisi e di studio dei fenomeni criminali e mafiosi «per liberare la figura della Madonna dall’influsso delle organizzazioni malavitose». Padre Cecchin spiega che, all’interno della cattedra «Maria via di pace tra le culture», è stato creato questo Dipartimento «coinvolgendo  importanti figure della società civile e della Chiesa».

L’Accademia ha una storia singolare. Il 27 luglio 1946 il Definitorio generale dell’Ordine dei Frati Minori-OFM istituisce presso l’Università «Antonianum» la «Commissione mariana francescana» per coordinare lo sforzo dell’Ordine di far conoscere al meglio la Vergine Maria: è l’inizio della Pontificia Accademia Mariana internazionale, istituita l’8 dicembre 1959 da Giovanni XXIII con il motu proprio «Maiora in dies». Il presidente Cecchin riflette: «Considerato che la figura di Maria, i luoghi, le ritualità e le simboliche a lei associate, sono oggetto di “riconfigurazione sistematica” da parte delle mafie e della criminalità non solo in Italia, ma anche in altri Paesi, è doveroso coinvolgere santuari e confraternite». Il Papa auspica che i santuari diventino sempre più «cittadelle della preghiera, centri di azione del Vangelo, luoghi di conversioni, caposaldi di pietà mariana».

In alcune realtà la visione criminale «sembra quasi l’unica vera: Maria oggetto di qualcosa che non ha nulla a che fare con lei. A questa donna evangelica le mafie oppongono la figura di un’altra donna, caratterizzata dall’obbedienza assoluta agli ordini superiori, dalla mancanza di libertà davanti al “fato”, dall’accettazione della violenza e della forza, dalla devozione ai legami di sangue. In sostanza una visione dualistica: coloro che meritano, hanno tutti i diritti e detengono il monopolio dell’onore; e coloro che non meritano e che sono destinati a essere schiavi, che devono vivere nel disonore e nella vergogna sperando che chi detiene l’onore li assoldi al servizio della violenza». Così Maria è strumentalizzata per sottomettere e schiavizzare le persone, «esagerando la figura di Maria come “donna schiava di Dio” che si rassegna al destino del Figlio» che viene ucciso da un potere forte.

In varie interviste padre Cecchin spiega: «C’è una religiosità debole che è manipolata da chi sa come manipolare i cuori e i sentimenti, non solo la criminalità ma anche maghi, guaritori e santoni: tutte forme che sfruttano le difficoltà delle persone dando “risposte magiche” per uno sfruttamento economico». In questa situazione, compito dell’Accademia «è dare una sana formazione mariologica in vista di una sana pietà popolare. Dobbiamo riscoprire il patrimonio religioso-culturale, che abbiamo in tutto il mondo e specie in Italia, «da rivalutare e salvaguardare nella purezza originale».

Per le organizzazioni criminali, in particolare la ‘ndrangheta, le forme rituali sono l’essenza stessa dell’associazione: l’Accademia mariana vuole estirpare questo cancro «attraverso la formazione veramente cristiana delle persone e delle famiglie. Il Papa ci richiama a questa formazione integrale della persona. Si aiuta l’umanità e la società cominciando da una sana formazione».

Tra gli esempi più eclatanti di questa distorsione ci sono gli «inchini» delle statue mariane davanti alle case dei boss durante le processioni, contro i quali stanno lottando vescovi, preti e laici del Sud. «Questa non è religione – sbotta padre Cecchin – ma è superstizione perché mostra che anche Dio si sottomette ai mafiosi, anche la Vergine si inchina al loro patrocinio e alla loro autorità. E questo è impossibile».

Il progetto comincia con la giornata di studio il 18 settembre in collaborazione tra Accademia Mariana, autorità ecclesiastiche e istituzioni pubbliche, che vogliono individuare «efficaci risposte per una necessaria sensibilizzazione culturale delle coscienze» e devono tracciare le linee guida del nuovo Dipartimento che coinvolge teologi e mariologi, magistrati e criminologi, avvocati e Forze dell’ordine, sindaci e Forze armate. Verranno presentati il cammino e i progetti del Dipartimento. Da ottobre cominceremo i corsi. E ogni anno il 13 maggio – festa della Madonna di Fatima – ci sarà un convegno nazionale sui frutti di questo lavoro. È stata creata anche una commissione mariana musulmano-cristiana: «Avvieremo corsi anche con la moschea di Roma perché anche i musulmani avvertono le cattive interpretazioni della religione e le strumentalizzazioni di Dio».

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