Il Papa, “l’immigrato non è una minaccia”

Pontificia Accademia Scienze sociali – «La Chiesa osserva con preoccupazione il riemergere, un po’ dovunque nel mondo, di correnti aggressive verso gli stranieri, specie gli immigrati, e del crescente nazionalismo che tralascia il bene comune». L’ha constatato Papa Francesco il 2 maggio parlando all’assemblea della Pontificia Accademia delle Scienze sociali

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«La Chiesa osserva con preoccupazione il riemergere, un po’ dovunque nel mondo, di correnti aggressive verso gli stranieri, specie gli immigrati, e del crescente nazionalismo che tralascia il bene comune». Inoltre «sembra aprirsi una nuova stagione di confronto nucleare inquietante». Lo constata Papa Francesco il 2 maggio 2019 parlando alla plenaria della Pontificia Accademia delle scienze sociali, presieduta dall’economista italiano Stefano Zamagni, che affronta il cruciale tema «Nazione, Stato, Stato Nazione».

LA LEZIONE DI SAN TOMMASO DI 800 ANNI FA – «Alcuni Stati tengono   relazioni in uno spirito di contrapposizione e non di cooperazione». Le frontiere non sempre coincidono con demarcazioni di popolazioni omogenee e molte tensioni provengono da un’eccessiva rivendicazione di sovranità da parte degli Stati». Un male comune dal quale sembrano afflitti molti Paesi europei, la Russia di Vladimir Putin, la Turchia di Erdoga, gli Stati Uniti di Trump. Singolare l’osservazione di Tommaso d’Acquino, vissuto quasi 800 anni fa: come un fiume ha sempre lo stesso nome, anche se l’acqua che vi scorre muta continuamente, così – aggiunge Francesco – «un popolo è lo stesso non per l’identità di un’anima o degli uomini, ma per l’identità del territorio, delle leggi e del modo di vivere». La Chiesa da sempre esorta all’amore del proprio popolo e della patria e ammonisce persone, popoli e governi quando questo amore diventa esclusione e odio, nazionalismo, antisemitismo: «Uno Stato che suscitasse i sentimenti nazionalistici del proprio popolo contro altre nazioni o gruppi di persone verrebbe meno alla propria missione. Sappiamo dalla storia dove conducono simili deviazioni; penso all’Europa del secolo scorso» con due guerre mondiali con milioni di vittime.

L’IMMIGRATO NON È UNA MINACCIA E DEVE INTEGRARSI – Troppi Stati sono asserviti agli interessi di un gruppo dominante. Il modo in cui uno Stato gestisce l’immigrazione «rivela la sua visione della dignità umana e del suo rapporto con l’umanità. Ogni persona è membro dell’umanità e ha la stessa dignità». Ricorda ancora una volta le quattro azioni «accogliere, proteggere, promuovere, integrare» gli immigrati, che non sono una minaccia e hanno «il dovere di integrarsi nella Nazione» che riceve. «Integrare non vuol dire assimilare, ma condividere il genere di vita della  nuova patria, pur rimanendo sé stessi come persone». Compito dei governi è «proteggere i migranti e regolare con prudenza i flussi migratori». Rifacendosi alla storia dell’umanità, Bergoglio osserva: «Tutte le nazioni sono frutto dell’integrazione di ondate successive di persone e tendono a essere immagini della diversità dell’umanità». Un classico esempio, ma non il solo, sono gli Stati Uniti. Del resto, nella globalizzazione «lo Stato nazionale non è più in grado di procurare da solo il bene comune alle sue popolazioni. Il bene comune è diventato mondiale e le nazioni devono associarsi per il proprio beneficio». Primo Papa non europeo ma sudamericano, cita alcune sfide globali: il cambiamento climatico, le nuove schiavitù, la pace. E, come esempi positivi da non disperdere, la cooperazione e la pace vissuta tra i diversi Paesi in Europa e la visione di Simón Bolivar in America Latina come Grande Patria capace di valorizzare ogni popolo. Pochi settimane prima del voto europeo Francesco auspica che l’Europa «non perda la consapevolezza dei benefici apportati da questo cammino di avvicinamento e concordia tra i popoli intrapreso nel secondo dopoguerra». Non si può dimenticare che l’Europa unita ha favorito 74 anni (1945-2019) di pace nella parte occidentale del continente.

NO A UNA NUOVA STAGIONE DI CONFLITTO NUCLEARE – La pericolosa  politica del presidente americano Donald Trump mette a repentaglio la pace mondiale. Ha denunciato il trattato tra Stati Uniti e Unione Sovietica, firmato nel 1987 a Washington da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov per limitare il numero dei missili dispiegati in Europa, frutto dello storico vertice del 1984 a Reykjavik in Islanda. Se è vero che Mosca da anni viola gli impegni presi, lo strappo di Washington rischia di riaprire una nuova corsa agli armamenti e di innescare una nuova guerra fredda con Mosca e Pechino. Il primo a denunciare la Russia per le continue violazioni nel 2014 Barack Obama: accusando Putin di dispiegare armi nucleari per impedire ai Paesi dell’ex blocco sovietico di avvicinarsi all’Occidente e alla Nato. Una delle prime mosse del Pentagono sarà dispiegare missili con testate nucleari in Asia per contrastare la crescente influenza della Cina. Il passo successivo sarà rafforzare gli euromissili nel Vecchio Continente. Il trattato di 35 anni fa portò alla distruzione di 2.692 missili (846 americani e 1.846 russi). Francesco suggerisce di rilanciare il multilateralismo per allontanare il rischio di nuovi conflitti e «la colonizzazione economica e ideologica delle superpotenze»; propone «istituzioni intergovernative in grado di sostituire la logica della vendetta, del dominio, della sopraffazione e del conflitto con quella del dialogo e della mediazione». Costata amaramente che «la stagione del disarmo nucleare multilaterale appare sorpassata e  sembra aprirsi una nuova stagione di confronto nucleare inquietante, perché cancella i progressi e moltiplica il rischio delle guerre, anche per il possibile malfunzionamento di tecnologie molto progredite ma soggette sempre all’imponderabile. Se ora, non solo sulla terra ma anche nello spazio, verranno collocate armi nucleari offensive e difensive, la cosiddetta nuova frontiera tecnologica avrà innalzato e non abbassato il pericolo di un olocausto nucleare». Invita gli accademici sociali a «collaborare con me nel diffondere la coscienza di una rinnovata solidarietà internazionale nel rispetto della dignità umana, del bene comune, del Pianeta e del supremo bene della pace».

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