Il Papa negli Emirati, “la fratellanza è il segreto per la pace”

Viaggio apostolico – Papa Francesco dal 3 al 5 febbraio negli Emirati Arabi ha incontrato 700 capi religiosi e celebrato la Messa nel cuore dell’Islam. Con Ahmad Al-Tayyib, Grande Imam di Al-Azhar de Il Cairo, ha firmato il «Documento comune sulla fratellanza umana»

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Abu Dhabi, 5 febbraio, viaggio apostolico di Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti. Cerimonia di congedo (foto Sir)

«Costruiamo insieme l’avvenire, o non ci sarà futuro. Le religioni si spendano con coraggio per aiutare la famiglia umana. E i diritti fondamentali siano affermati sempre». Il breve viaggio di Papa Francesco, 3-5 febbraio 2019, negli Emirati Arabi è storico perché partecipa all’incontro con 700 capi religiosi; perché con Ahmad Al-Tayyib, Grande Imam di Al-Azhar de Il Cairo, il centro studi più prestigioso dell’Islam sunnita, firma il «Documento comune sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune»; perché celebra Messa nel cuore dell’Islam.

CAMMINANO COME FRATELLI – Ribadisce il valore del dialogo tra le religioni, ponti fra popoli e culture, voci degli ultimi; condanna ogni violenza nel nome di Dio; sottolinea che «la convivenza fraterna si fonda sull’educazione e sulla giustizia»; si appella alla pace per Yemen, Siria, Iraq e Libia; rievoca l’incontro 800 anni fa tra il «Poverello di Assisi» e il sultano al-Malik al-Kāmil. «Va condannata senza esitazione ogni violenza perché è una grave profanazione utilizzare il nome di Dio per giustificare odio e violenza». Dopo oltre mezzo secolo di dialogo inter-religioso propugnato dal Concilio Vaticano II (1962-65) è tempo che le religioni si spendano senza infingimenti per aiutare la famiglia umana nella riconciliazione, nella speranza e nella pace. Educare vuol dire disinnescare violenza, odio e pregiudizio: «Le religioni siano voce degli ultimi, che non sono statistiche ma fratelli, e stiano dalla parte dei poveri; veglino come sentinelle di fraternità nella notte dei conflitti e non si rassegnino ai  drammi». La corsa agli armamenti e il ritiro di Stati Uniti e Russia dall’accordo sulle armi atomiche non portano stabilità: «La guerra non crea altro che miseria, le armi nient’altro che morte. È tempo di bandire ogni guerra. Dio sta con l’uomo che cerca la pace e non con la potenza armata, l’armamento dei confini, l’innalzamento di muri, l’imbavagliamento dei poveri».

FRATELLANZA UMANA PER LA PACE E LA CONVIVENZAIl documento non è solo una pietra miliare nei rapporti Cristianesimo-Islam ma è anche un forte messaggio sulla scena internazionale. Il Papa di Roma e il Grande Imam condannano terrorismo e violenza: «Dio non vuole che il suo nome venga usato per terrorizzare la gente»; parlano «in nome di Dio che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, in nome dell’innocente anima umana che Dio ha proibito di uccidere, in nome dei poveri, degli orfani e delle vedove, dei rifugiati ed esiliati, di tutte le vittime delle guerre e delle persecuzioni»; chiedono ai capi del mondo, della politica e dell’economia «di impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace; di intervenire per fermare lo spargimento di sangue innocente; di porre fine alle guerre, ai conflitti, al degrado ambientale e al declino culturale e morale del mondo».

NO ALL’INTEGRALISMO E AL FONDAMENTALISMO CIECO – «Condanniamo tutte le pratiche che minacciano la vita come i genocidi, il terrorismo, gli spostamenti forzati, il traffico di organi umani, l’aborto e l’eutanasia». Dichiarano che le religioni «non incitano mai alla guerra; non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo; non invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni». Per questo «chiediamo a tutti di cessare di strumentalizzare le religioni per incitare all’odio, alla violenza, all’estremismo e al fanatismo cieco e di smettere di usare il nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione. Dio, l’Onnipotente, non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il suo nome venga usato per terrorizzare la gente». La dichiarazione attesta che «la libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina». Per questo si condanna «il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura»; si dichiara che «la protezione dei luoghi di culto – templi, chiese e moschee – è un dovere garantito dalle religioni, dai valori umani, dalle leggi e dalle convenzioni internazionali».

I DIRITTI DELLE DONNE – Severa la condanna dei terroristi che strumentalizzano la religione e danno interpretazioni errate dei testi religiosi. Convinta la richiesta di interrompere il sostegno ai terroristi con denaro, di armi, piani, giustificazioni, coperture mediatiche: questi sono crimini internazionali. Inoltre bisogna «riconoscere il diritto della donna all’istruzione, al lavoro, all’esercizio dei diritti politici, liberarla dalle pressioni storiche e sociali, proteggerla dallo sfruttamento. Si devono interrompere tutte le pratiche disumane e i costumi volgari che umiliano la dignità della donna». Al-Azhar e Chiesa chiedono che il documento «divenga oggetto di ricerca e riflessione nelle scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione e diventi un simbolo dell’abbraccio tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud». Francesco incoraggia il negoziato di pace in Svezia per fermare il conflitto nello Yemen, tutto interno all’Islam: il governo yemenita, sostenuto da una coalizione guidata dall’Arabia; i ribelli Houthi, appoggiati dall’Iran. Bergoglio ricorda gli 800 anni di uno dei più straordinari gesti di pace della storia: l’incontro di San Francesco d’Assisi con il sultano d’Egitto: «Fammi canale della tua pace». È vero che gli Emirati hanno concesso al Papa di celebrare la Messa pubblica nella Penisola arabica; è vero che il Golfo Persico accoglie milioni di lavoratori immigrati – il 10 per cento della popolazione, una «Chiesa migrante» – ma è anche vero che gli Emirati calpestano i diritti umani. Il Papa vede un’inversione di tendenza perché il 2019 è dichiarato negli Emirati «Anno della tolleranza».

MESSA NEL CUORE DELL’ISLAM – Conclude l’incontro con la comunità cristiana: «Né liti né dispute perché il cristiano parte armato solo della sua fede umile e del suo amore concreto avendo come unico scopo quello di promuovere la pace». Così Francesco di Assisi istruiva i suoi frati che andavano incontro ai Saraceni nel tempo delle crociate. Così per il Vescovo di Roma che ha presto il nome del santo devono fare i cristiani che vivono in terre a maggioranza islamica. Traccia un vademcum su come un cristiano vive lontano da casa. Chiede ai cattolici di vivere le beatitudini come stile di vita con «un capovolgimento del pensare comune, secondo cui sono beati i ricchi, i potenti, quanti hanno successo e sono acclamati. Per Gesù beati sono i poveri, i miti, quanti restano giusti anche a costo di fare brutta figura, i perseguitati. Per voi non è facile vivere lontani da casa e sentire, oltre alla mancanza degli affetti più cari, l’incertezza del futuro». Le comunità cristiane «siano oasi di pace, composte da gente mite».

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