Il Papa su Notre-Dame, “possa ridiventare segno di fede”

Dopo l’incendio – Papa Francesco ha espresso preghiera e vicinanza a mons. Michel Aupetit, Arcivescovo di Parigi: “la cattedrale possa ridiventare quello scrigno nel centro della città, segno di fede di quanti l’hanno edificata, patrimonio architettonico e spirituale della Francia e dell’umanità»

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Nôtre-Dame «segno di fede» e non solo «scrigno» di arte, di storia e di cultura. Preghiera e vicinanza esprime Papa Francesco a mons. Michel Aupetit, arcivescovo di Parigi: il rogo ha devastato «un simbolo nazionale caro al cuore dei francesi nella diversità delle loro convinzioni». Prega che la Cattedrale «possa ridiventare quel bello scrigno nel centro della città, segno di fede di quanti l’hanno edificata, chiesa madre della diocesi, patrimonio architettonico e spirituale di Parigi, della Francia e dell’umanità. Mi unisco alla tristezza dei fedeli, degli abitanti di Parigi e di tutti i francesi». Molti, anche giovani, in quelle ore di angoscia pregano, alcuni con la corona del rosario in mano. Molti assistono pensosi. Aggiunge il Papa: «Questa catastrofe ha gravemente danneggiato un edificio storico e ha colpito un simbolo nazionale caro al cuore dei parigini e dei francesi nella diversità delle loro convinzioni. Nôtre-Dame  è un gioiello architettonico di memoria collettiva, luogo di tanti grandi eventi, testimone della fede e della preghiera».

COSTRUZIONE INIZIATA NEL 1160 – Martedì sera 16 aprile 2019 un devastante incendio colpisce la Cattedrale nel cuore della capitale, una delle costruzioni gotiche più celebri del mondo. Il vescovo Maurice de Sully, insediato nel 1160, promuove la costruzione di una nuova e più ampia Cattedrale perché la precedente di Santo Stefano è in rovina e la chiesa di Nostra Signora è insufficiente per la popolazione in crescita: così le due chiese vengono demolite. Papa Alessandro III, in un soggiorno a Parigi (24 marzo-25 aprile 1163), sotto il regno di Luigi VII il Giovane, pone la prima pietra. La struttura, a cinque navate, è terminata nel 1182: il 19 maggio Henri de Château-Marçay, legato pontificio di Lucio III, consacra l’altare maggiore e nel 1185, durante la prima celebrazione nella nuova Cattedrale, il patriarca di Gerusalemme Eraclio di Cesarea convoca la terza crociata. La costruzione è in due fasi: entro il 1250 è completato l’edificio; fino a metà del XIV secolo c’è una serie di interventi alla struttura. Finanziano sia la Chiesa e sia la Corona di Francia e molti parigini prestano la loro opera come fabbri, muratori e carpentieri. Antenati dai quali imparare: gli ultimi arcivescovi e i rettori della basilica hanno incontrato difficoltà a trovare i finanziamenti per le necessarie riparazioni.

POCHI PAPI VISITANO PARIGI – Nonostante la Francia sia nei secoli «la figlia prediletta della Chiesa» pochi Papi sono ospiti di Parigi. Durante la «Cattività avignonese» (1309-1377) Avignone ospita i Papi Clemente V, Giovanni XXII, Benedetto XII, Clemente VI, Innocenzo VI, Urbano V e Gregorio XI. Sei secoli dopo Napoleone Bonaparte perseguita duramente Pio VI e Pio VII, gli ultimi due Papi che assaggiano la galera. Pio VII è costretto ad andare da Roma a Parigi per incoronarlo imperatore a Nôtre-Dame il 2 dicembre 1804: «Dio me l’ha data (la corona), guai a chi me la tocca». Manifesta strumentalizzazione di Bonaparte, bramoso di affermare la sua supremazia in Europa con il sigillo del potere spirituale. Nel viaggio di andata Pio VII è a Torino e il 13 novembre 1804 venera e bacia la Sindone «con inesprimibile devozione», insieme a sette cardinali e otto vescovi. Il Papa può lasciare Parigi solo il 4 aprile 1805 e, nel viaggio di ritorno, nella Palazzina di Caccia di Stupinigi (Torino) incontra Napoleone diretto a Milano per essere incoronato re d’Italia.

ROBESPIERRE CONTRARIO AL,LA DEMOLIZIONE – Durante la Rivoluzione francese (1789-1899) ci sono volgari profanazioni: i rivoluzionari la vandalizzano in «tempio della dea ragione» e poi in magazzino. Scampa alla demolizione perché – dicono gli storici – Maximilien de Robespierre la risparmia per evitare la rivolta dei cattolici. Durante la Comune di Parigi (1871) altri rivoltosi incendiano alcune panche e sedie. Il tempio è risparmiato durante le due guerre mondiali. Il tetto crollato era quello originario e fu terminato nel 1326 con l’installazione delle tegole, lastre di piombo di 5 millimetri con un peso di 210 mila chili. È andato in fumo il legno di sostegno della copertura: furono necessarie 1.300 querce, 21 ettari di foresta. In base alla legge francese del 1905 sulla separazione tra Stato e Chiesa, Nôtre-Dame e le altre Cattedrali sono proprietà dello Stato. È crollata la grande guglia di 45 metri e due terzi del tetto sono distrutti ma pare che la struttura sia salva, salvo le future verifiche. Le opere d’arte sono salve: la corona di spine di Cristo, la tunica di San Luigi, le16 statue di rame dei 12 apostoli e i simboli dei 4 evangelisti erano state rimosse per consentire i lavori di restauro.

GIOVANNI PAOLO II E BENEDETTO XVI – Il celebre scrittore Paul Claudel nel 1866 si converte proprio a Nôtre-Dame al canto del «Magnificat». Il 30 maggio 1980, 186 anni dopo Pio VII, Giovanni Paolo II visita Parigi. La Cattedrale, dove «si incontra il genio di Francia», gli ispira la riflessione su Gesù «pietra angolare della storia umana». Ci torna, anziano e malato, il 22 agosto 1997 per la XII Giornata mondiale della gioventù. Nella Cattedrale beatifica Federico Ozanam, fondatore della Società San Vincenzo de Paoli. Un milione e più di giovani – informano i giornali – sciamano tra Nôtre-Dame e la Tour Eiffel: «Bisogna che i giovani comprendano che, se vogliono essere cristiani autentici, devono aprire li occhi dell’anima ai bisogni così numerosi degli uomini d’oggi». Il 12-15 settembre 2008 a Parigi (e poi a Loudes) Benedetto XVI, Papa teologo amante del bello, considera Nôtre-Dame un gioiello che fa percepire «l’incessante scambio che Dio ha voluto stabilire fra gli uomini e sé» ed elogia «gli architetti, i pittori, gli scultori, i musicisti che hanno dato il meglio di se stessi». L’arcivescovo di Parigi ha chiesto ai sacerdoti di suonare le campane per invitare alla preghiera «nella Settimana Santa in cui la Chiesa rivive il mistero della morte e risurrezione di Cristo».

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