Il Parco della Salute porta (finalmente) investitori a Torino

Verso il grande cantiere – Alla presentazione delle gare d’appalto hanno partecipato 400 operatori italiani e stranieri, Torino scommette sugli ospedali anche per attrarre aziende, istituzioni scientifiche e finanziarie

1227

Procede spedito il progetto del nuovo Parco della Salute, che promette di cambiare il volto alla sanità di Torino e del Piemonte. Tre gli obiettivi: rinnovare i vecchi ospedali della Città, ospitati in edifici datati (Molinette, 1935) e con altissimi costi di gestione; puntare sull’eccellenza medica e sulla ricerca avanzata, per dare risposte alle nuove domande di cura; investire sulla didattica, cioè sulle giovani generazioni, per creare in prospettiva nuovi posti di lavoro. Sotto questa luce il Parco della Salute non è solo uno dei principali interventi di trasformazione urbana sotto la Mole, ma anche di uno degli investimenti più interessanti dei prossimi anni.

Si spiega così il tutto esaurito alla convention organizzata dalla Regione, giovedì 18 ottobre al Centro congressi del Lingotto, per illustrare il progetto ai privati. Da un lato, il fronte istituzionale compatto, con il presidente Chiamparino e il sindaco Appendino impegnati a fare squadra: hanno rassicurato su tempi, fondi statali, gare, variante urbanistica. Dall’altro, i player italiani e stranieri, che hanno risposto all’invito: 400 tra investitori della finanza e delle banche internazionali, studi di ingegneria e di architettura, General contractor, operatori del settore medicale e dell’impiantistica. Segno che il nuovo polo ospedaliero è ritenuto molto attrattivo, anche Oltralpe.

Il Parco, che sorgerà nell’area ex Avio del Lingotto, non è solo un ospedale, ma un centro di cura d’avanguardia, con poli di ricerca scientifica, formazione e didattica. «A Torino abbiamo tante eccellenze», ha spiegato l’assessore alla Sanità Antonio Saitta, «come la chirurgia dei trapianti, l’oncologia e la cardiochirurgia, ma le attuali strutture ospedaliere sono ormai obsolete. Per migliorare la qualità dei servizi dobbiamo diminuire l’età media dei presìdi. Oggi il nostro sistema sanitario è solido, vale 8,5 miliardi di euro l’anno, conta 54 mila dipendenti e può guardare al futuro con fiducia: investire in ricerca è fondamentale per vincere la concorrenza, ma è anche un fattore di successo per lo sviluppo economico della regione. Il Parco della Salute di Torino punta sull’eccellenza medica e sulla ricerca scientifica per proporsi come punto di riferimento in Italia e in Europa».

Un’occasione da non perdere per ridurre il gap con gli altri paesi anche secondo il rettore dell’Università Gianmaria Ajani: «Grazie al nuovo Polo sanitario possiamo e dobbiamo potenziare i rapporti con gli hub clinico-assistenziali d’Oltralpe, da Grenoble a Lione». Il Piemonte è la prima regione italiana per investimenti privati in ricerca e la terza per progetti di alta tecnologia, con sette poli di innovazione (dal biomedico alla chimica verde, dall’information technology al tessile). Insomma, il terreno è fertile per lanciare e consolidare un intervento di così grandi proporzioni, guardato non a caso con molta attenzione dai privati, interessati ad investire sul nuovo asset (e non solo in edilizia).

Ma come sarà il nuovo Parco della Salute? Il complesso di via Nizza, 1.040 posti letto, ospiterà le attività e le strutture presenti nei quattro ospedali dell’attuale Città della Salute: Molinette, Sant’Anna, Regina Margherita e Cto (quest’ultimo resterà comunque in funzione come presidio ospedaliero di media complessità, con Dea di primo livello, l’Unità Spinale Unipolare e 450-500 posti letto). Si tratta di un unico Parco, su 127 mila metri quadri, con quattro poli interconnessi: sanità e formazione (27mila metri quadri), didattica (31mila metri quadri), ricerca (10mila metri quadri) e residenzialità (8mila metri quadri). Oltre a un Polo dell’Incubatore, che prevede 10 mila metri quadri del Centro di biotecnologie molecolari e 7 mila dell’Istituto di Medicina traslazionale. Costo dell’opera 422 mila euro, coperti per il 70 per cento da fondi privati. A questi bisogna aggiungere 18,5 milioni per le bonifiche e 113 milioni per tecnologie e arredi.

«Il Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione è un unicum nel panorama italiano e regionale, e si propone come modello operativo per la cura del futuro», ha detto Gian Paolo Zanetta, coordinatore della cabina di regia del Parco. Rassicurazioni arrivano anche su posti letto e continuità assistenziale: la scelta di costruire il Parco come sede dell’alta complessità permetterà di liberare risorse per «riorganizzare la rete territoriale del post-acuzie», uno dei grandi problemi della sanità a livello internazionale. «Rappresenta una svolta epocale per Torino e per il Piemonte», ha fatto eco Silvio Falco, direttore generale della Citta della Salute, «l’auspicio è che sia solo l’inizio per la nostra città, che ha bisogno di ospedali nuovi, sicuri ed efficienti».

Innovativa per l’Italia è di sicuro la procedura scelta per cofinanziare l’opera: il contratto di partenariato pubblico-privato, uno strumento previsto dal nuovo Codice per gli appalti, molto conosciuto in Europa, che utilizza la forma del «dialogo competitivo» per arrivare al progetto migliore tra quelli in gara. La novità consiste nella prima fase del procedimento, quando la stazione appaltante avvia una negoziazione con i soggetti privati per aprire un confronto su tutti gli elementi di progettazione, gestione economico-finanziaria, struttura del contratto e allocazione dei rischi. Solo dopo l’approfondimento tecnico si arriverà a una proposta progettuale. Una scelta fatta non solo per motivi economici, ha precisato Saitta di fronte ai potenziali investitori riuniti al Lingotto: «I privati possono aggiungere know-how e competenze che non sempre si trovano nella pubblica amministrazione».

Ma quali i tempi? La Regione pubblicherà entro fine anno il bando per la prima fase della selezioni dei progetti (il cosiddetto «dialogo competitivo»), contemporaneamente partirà anche la gara per la bonifica del terreno. Una scelta fortemente voluta da Chiamparino e Saitta per «dare certezze agli investitori, evitando eventuali contenziosi che allungano i tempi». Il masterplan indica 5 anni di lavoro tra pianificazione, progettazione e costruzione. Aperta in Regione anche «la riflessione sulle aree pubbliche che saranno liberate dagli ospedali dismessi per potenziare i servizi». Se tutto andrà bene, nel 2024 Torino avrà il suo Parco della Salute.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

cinque × 3 =