Il parroco di Aleppo: «la Siria è un campo di battaglia»

Medio Oriente – Parla padre Ibrahim Alsabagh, il francescano parroco della comunità latina di Aleppo: “la città sembra Varsavia dopo la Seconda guerra mondiale, la parte orientale è stata rasa al suolo, a ovest continuano a piovere granate. Abbiamo avviato tanti progetti, 1.200 case ricostruite, centinaia di interventi a favore delle famiglie, un doposcuola per 150 studenti”

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padre Ibrahim

«È una storia di grande sofferenza quella che noi siriani viviamo da otto anni. Una tragedia che purtroppo continuerà, perché la Siria è ancora un campo di battaglia. Non dobbiamo farci illusioni, non è finita né la guerriglia né la guerra, il caos prosegue sia ad Aleppo che nel resto del Paese». Fra Ibrahim  Alsabagh, parroco della comunità latina di San Francesco d’Assisi di Aleppo e vicario del vescovo, esprime tutta la sua preoccupazione per la situazione attuale. Nato a Damasco, il religioso siriano ha 47 anni e si trova ad Aleppo dal 2014. Lo abbiamo incontrato lunedì scorso a Torino, ospite della onlus Ponte di pace, a margine del Festival Cinemambiente. In serata ha partecipato all’incontro «L’amore che resiste» nella parrocchia di Santa Maria della Scala a Moncalieri.

Padre Ibrahim, Aleppo è ancora la città fantasma di un tempo o si sta tornando a vivere?

Aleppo sembra Varsavia dopo la Seconda guerra mondiale. La parte orientale della città è stata rasa al suolo, c’è poca acqua, poche ore di luce, l’economia distrutta, povertà immensa, carenza di cibo, tanta sofferenza e disperazione tra la gente. La situazione è drammatica, non dimenticate la Siria.

Particolarmente terribile è stata la mancanza dell’acqua in città: l’Isis ne aveva bloccato l’erogazione nelle case per costringere i cittadini ad arrendersi…

Per fortuna i pozzi trovati nelle chiese e nei conventi hanno reso un po’ meno difficile l’esistenza. Ma quando l’acqua manca per due o tre mesi di fila è una sofferenza grandissima. Drammatica la situazione che ha colpito migliaia di bambini, molti dei quali sono morti per aver bevuto acqua non potabile e tanti altri vivono con gravi problemi intestinali. L’acqua è un dono prezioso e fondamentale per queste terre. Le guerre future nell’area mediorientale scoppieranno non per il petrolio e il gas, ma per l’acqua.

La ricostruzione di Aleppo fatica a partire, mentre dal settore orientale partono ancora missili verso i vostri quartieri a ovest.

Proprio così, la guerra non è finita. In alcune zone di Aleppo ovest, il settore della città rimasto in piedi anche se colpito e danneggiato più volte, continuano a piovere missili provenienti dalla parte orientale della città dove, tra le macerie, si annidano gruppi di miliziani irriducibili. Il loro obiettivo è terrorizzare la popolazione e ostacolare i lavori di ricostruzione della città. Il 22 dicembre 2016 si era aperto uno spiraglio di pace e le armi improvvisamente tacquero. Aleppo fu dichiarata «città libera». Sembrò un sogno e si ricominciò a camminare per le vie dei quartieri, senza paura. Ma il sogno durò poco, la guerra non era finita, i combattimenti più duri si erano spostati altrove.

La Chiesa siriana e i francescani della Custodia di Terra Santa sono in prima linea per aiutare i siriani. Cosa avete fatto finora?

Aleppo resta una grande sfida. Noi francescani di Terra Santa siamo presenti da otto secoli in queste terre e anche adesso siamo chiamati a continuare la nostra missione al servizio dell’uomo che soffre e che non riesce a rimettersi in piedi da solo. Le devastazioni sono davanti agli occhi di tutti. Abbiamo già fatto molto negli ultimi anni, ma tanto altro resta da fare per aiutare questa gente ad alleggerire la croce che porta sulle spalle. La Chiesa siriana ha avviato progetti di ricostruzione per le case distrutte. Ad oggi 1.200 case sono già state ricostruite. Di fronte a una città paralizzata sotto l’aspetto economico abbiamo sostenuto alcune centinaia di interventi di micro-economia a favore di 400 famiglie e abbiamo pensato alla ricostruzione della persona con particolare attenzione ai bambini afflitti da turbamenti di tipo psicologico. Abbiamo aperto un doposcuola per recuperare 150 studenti in difficoltà che, a causa dei tormenti provocati dal conflitto, non riuscivano più a sostenere gli esami.

La Chiesa locale come punto di riferimento per la popolazione…

Il lavoro portato avanti dalla Chiesa è importante per tutti, cristiani e musulmani. Ci siamo mossi subito per rispondere alle esigenze primarie della gente. Sono nati progetti per portare nelle case l’acqua dei pozzi, distribuire migliaia di scatole di generi alimentari, piccoli interventi per aiutare l’economia locale e l’apertura di oratori.

La Siria sembra avviata verso la spartizione del territorio in zone di influenza. Come vede il futuro della sua nazione?

In Siria c’è una massiccia presenza di potenze regionali e internazionali che si combattono sul suo territorio. Assistiamo a scenari spaventosi che confermano che tutta la Siria si è trasformata in un campo di battaglia. La presenza di almeno dieci eserciti di diversi Stati e di varie potenze e l’escalation degli scontri aerei nel sud del Paese sono segnali molto preoccupanti, che ci confermano che la guerra sarà lunga.

C’è grande preoccupazione per il futuro dei cristiani in Siria e nel resto della regione.

Ci saranno ancora domani i cristiani in Medio Oriente? È un interrogativo che dobbiamo porci. Il futuro è denso di nubi, ma siamo certi della vittoria della vita sulla morte e sentiamo la responsabilità di essere ponte di riconciliazione, perdono e pace.

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