Il voto no Tav schiera Torino contro i torinesi

Rottura senza precedenti – Appendino assente nel giorno dell’affondo grillino contro la ferrovia internazionale, opposizioni allontanate dalla Sala Rossa, imprenditori in piazza con i sindacati per protestare. Preoccupante tramonto degli spazi di confronto

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L’economia italiana è a crescita zero (cioè in decrescita rispetto agli altri Paesi), l’Unione Europea ha bocciato la manovra economica del Governo Conte, eppure lunedì scorso il Movimento Cinque Stelle di Torino ha certificato in Consiglio Comunale il suo storico «no» alla Tav, la futura linea ferroviaria Torino-Lione. È un gesto di rottura senza precedenti con la città: tutti coloro che «lavorano», gli imprenditori e i sindacati, hanno fatto sapere che la misura è colma, che Torino non può pensare di emarginarsi con le proprie mani, che non accetterà di suicidarsi.

Il dibattito sulla Tav è sempre stato controverso, le voci di dissenso non sono mai mancate e hanno spesso sollevato dubbi ragionevoli, però esiste un accordo internazionale, è stato raggiunto dopo decenni di studi e le forze sociali chiedono di rispettarlo. Vengono da decenni di crisi industriale, promettono di manifestare nelle piazze, non accetteranno lo stop alla ferrovia perchè vogliono esattamente il contrario: infrastrutture, opere pubbliche, sostegno alla logistica. I commentatori dei principali quotidiani locali, un tempo benevoli con l’Amministrazione Appendino, hanno ratificato la rottura.

È come se il gruppo Cinque Stelle, lasciato a briglie sciolte dal Sindaco (assente al voto, era in missione a Dubai), abbia voluto scavare un fossato nella città; come se metaforicamente riapparisse dal nulla il trincerone ferroviario che per un secolo divise Torino sull’asse di corso Mediterraneo, Porta Susa e corso Principe Oddone, finché l’interramento del Passante ribaltò le prospettive cucendo la città insieme alla metropolitana sotterranea. Si avviava negli anni Novanta anche un progressivo cambiamento delle abitudini e del costume dei torinesi, degli operatori economici.

Le grandi opere (e i grandi eventi di riflesso) concorrono sempre a costruire il comportamento e il futuro di una città. Sono un marchio di fabbrica che contrassegna ovunque su scala europea lo sviluppo e il dinamismo delle aree metropolitane e regionali. In una logica di decentramento, queste aree provvedono in tutta Europa, come spiegano economisti e sociologici, a dettare le linee progettuali di sviluppo e di intervento. In Italia, su tutte, si è imposta Milano e il suo hinterland, protesi su tutti i punti cardinali per collegarsi con i mercati europei e quello nazionale.

Ecco il nodo politico, che la nuova politica torinese risolve nel modo più incredibile: cancellando le grandi opere. Perdendo la sfida su Tav e Terzo valico – le grande opere che investono il Piemonte – gli industriali temono di perdere il treno della competitività in Europa e nel mondo. Hanno diffuso un comunicato di fuoco, firmato insieme ai sindacati: gira voce di un grande manifestazione di piazza nelle prossime settimane. Parole di totale sconcerto hanno espresso anche le opposizioni in Sala Rossa, in testa il Pd, che blandendo cartelli di protesta prima del voto in Consiglio Comunale si sono fatti cacciare dall’aula. Espulsi a termine di regolamento? Un altro brutto segnale.

Vuoi per calcolo politico in un gioco di contrappesi tra No Tav e Si Tap (il gasdotto trans-adriatico dal Mar Caspio alla Puglia), vuoi per pregiudizio ideologico, i Cinque Stelle torinesi hanno sferrato il loro attacco alle grandi opere, allo loro criminalizzazione, proprio nel giorno in cui la sindaca Appendino si trovava fuori città. Sta diventando una costante per la prima cittadina, sempre fuori porta nei momenti cruciali e imbarazzanti. Si tiene purtroppo lontana dalla città e dalla sua stessa maggioranza.

1 COMMENTO

  1. Ma quando il governo era si tav nessuno si preoccupava della spaccatura ?
    Le decine di manifestazioni dei NO TAV svolte negli ultimi 25 anni con migliaia di partecipanti hanno fregato a qualcuno ?
    I Sacerdoti valsusini che si permettevano di schierarsi sono stati richiamati più volte.
    Ora Nosiglia invece può parlare a favore ?
    Sento tanfo di fiumi di denaro per accontentare tutti !!

    Mauro Galliano

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