La caduta del muro di Berlino e il ruolo di Papa Wojtyla

Trent’anni fa – «Prima o poi ogni muro cade». La profezia apparve in una scritta rossa sul muro di Berlino. Tirato su dai comunisti nella notte del 13 agosto 1961, resiste fino al 9 novembre 1989 (28 anni). Il ruolo di Papa Giovanni Paolo II e della Chiesa nel crollo del muro e dell’impero sovietico

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Foto Vatican news

«Prima o poi ogni muro cade». La profezia apparve in una scritta rossa sul muro di Berlino. Tirato su dai comunisti nella notte del 13 agosto 1961, resiste 28 anni. Uno dei primi a scappare è Conrad Schumann, guardia della polizia di confine: il 15 agosto salta il filo spinato e la sua foto fa il giro del mondo.

IL RUOLO DI WOJTYLA E DELLA CHIESA – Afferma Mikhail Gorbaciov, presidente dell’Urss: «Tutto ciò che è successo nell’Europa orientale non sarebbe stato possibile senza Giovanni Paolo II». Sergio Trasatti, caporedattore de «L’Osservatore Romano» e cronista di molti viaggi di Wojtyla, nel documentatissimo volume «La croce e la stella. La Chiesa e i regimi comunisti in Europa dal 1917 a oggi» racconta: «”E la Chiesa del silenzio?” La domanda raggiunse il Papa come una staffilata, il 4 novembre 1978 ad Assisi. La piazza straripava. Era uno dei primi incontri con la folla e l’entusiasmo era alle stelle. Dopo quelle parole lanciate chissà da chi non si sentiva volare una mosca. “La Chiesa del silenzio? La Chiesa del silenzio non esiste più. Ora parla con la voce del Papa” replicò Wojtyla». Quando Gorbaciov il 1° dicembre  1989 va in Vaticano il Muro sta crollando. Gli dice il Papa: «La visita è un seme carico di promesse che permette di guardare all’avvenire delle comunità dei credenti con maggiore fiducia».

«RADIO VATICANA» CONTRO IL TOTALITARISMO – Per decenni l’emittente pontificia ingaggia una lotta durissima, grazie ai giornalisti dell’Europa orientale, per la Chiesa di oltrecortina. Mentre mani nude, martelli, picconi e ruspe sbriciolano il Muro al grido di «Freiheit, libertà», nelle stanze della Radio lacrime di gioia salutano l’evento. La storia annovera il Papa «venuto di un Paese lontano» tra gli artefici del crollo del blocco comunista. Il 16 ottobre 1978 la sua elezione beffa gli  agenti del KGB e i gerarchi comunisti al Cremlino: furibondi, se la pigliano con i polacchi. Il figlio della Polonia apre una crepa con il primo viaggio in patria il 2-10 giugno 1979. C’è anche Anastasio Alberto Ballestrero, cardinale arcivescovo di Torino e presidente dell’episcopato italiano. Nella sua Cracovia, Wojtyła lo indica alla folla: «Quello è il mio presidente perché il vescovo di Roma fa parte della Conferenza episcopale italiana ed è importante perché in Italia i vescovi non sono 70 come in Polonia, ma più di 300».

IL MURO NON FERMA LE ONDE DELLA RADIO – Negli anni di massima impenetrabilità, le onde della radio valicano senza ostacoli i 3 metri e mezzo del Muro con migliaia di messaggi ogni giorno a sostegno dei cattolici nei Paesi dell’ateismo di Stato. Ascoltano le parole del Papa, le celebrazioni, la lettura della Bibbia, la catechesi per adulti e per bambini, le informazioni ma anche le notizie su diritti umani, giustizia, disarmo. Messaggi in russo, ucraino, ungherese, romeno, lituano, ceco, slovacco, croato, lettone, sloveno, bulgaro, bielorusso, armeno,  albanese, tedesco. Le poche lettere che forano la censura comunista narrano che ortodossi russi, atei croati e musulmani albanesi ascoltano la radio del Papa. La  preferiscono agli indottrinamenti comunisti. Chi scrive ricorda che «Radio Tirana» trasmetteva in italiano 24 ore al giorno propaganda atea e barbuti giovanotti regalavano per le strade, nelle fabbriche e nelle scuole patinate riviste che inneggiavano al comunismo.

IL CROLLO DEL MURO, EVENTO SPARTIACQUE – Nel 2014, intervistato dalla «Radio Vaticana», Joaquin Navarro-Valls, ex portavoce vaticano, mette in risalto che «quel gigantesco cambiamento è avvenuto senza spargimento di sangue. Era quasi come se Giovanni Paolo II se lo aspettasse». Dal 16 ottobre 1978 al 9 novembre 1989 andò tre volte in Polonia – 1979, 1983 e 1987 – «e continuava a lanciare messaggi all’Europa». Si trattò di «un capolavoro straordinario». Dopo il primo viaggio nel 1979 cominciò a dire che «il più grave e fondamentale errore del socialismo reale era antropologico». Spiega Navarro-Valls: «La cosa sorprese le cancellerie. Ma lui capiva benissimo che l’errore di base del socialismo era una visione sbagliata dell’uomo che il comunismo voleva ricreare. Quindi si aspettava il cambiamento e continuò a ripetere il messaggio, che fu perfettamente capito nell’Est europeo. Anche Gorbaciov espresse più volte l’opinione che Wojtyla aveva enormemente favorito il crollo». L’ultimo segretario del Partito comunista sovietico scrisse una lunga lettera a Giovanni Paolo II «in cui – testimonia l’ex portavoce – citava le sue encicliche. L’affermazione di Gorbaciov che “non si può capire ciò che è successo in Europa senza tener conto del lavoro e delle parole del Papa”, è una verità storica».

WOJTYLA ANDÒ ALLA PORTA DI BRANDEBURGO NEL 1996  – Il Papa ipete più volte che «l’uomo è chiamato alla libertà» e abbina sempre la parola «libertà» con il concetto di «verità»: questo era impensabile per il socialismo reale. Per Wojtyla l’Urss, che governava dispoticamente l’Est Europa, era soprattutto «l’impero della menzogna organizzata» prima ancora che «impero del male» di reaganiana memoria. Papa Francesco parla del Muro all’Angelus del 9 novembre 2014: «L’umanità ha bisogno di ponti, non di muri, come i popoli del Novecento non avevano bisogno delle divisioni rappresentate dal Muro, simbolo della divisione ideologica dell’Europa e del mondo. La caduta fu resa possibile dal lungo e faticoso impegno di tante persone che hanno lottato, pregato e sofferto, alcuni fino al sacrificio della vita. Un ruolo di protagonista ha avuto Giovanni Paolo II»». Prega affinché cadano «tutti i muri che ancora dividono il mondo e i popoli con il cemento della discriminazione. Con l’aiuto del Signore e la collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, si diffonda la cultura dell’incontro e non accada più che persone innocenti siano perseguitate e uccise a causa del loro credo e della loro religione».

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