La Cei contesta la manovra del Governo: “penalizzati i più deboli”

Dichiarazione – Il Segretario della Cei mons. Russo, a nome dei vescovi italiani, esprime  malumore sui contenuti della legge di bilancio e auspica che «la volontà di realizzare alcuni obiettivi del programma di governo non venga attuata con conseguenze che vanno a colpire fasce deboli della popolazione»

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Mons. Stefano Russo

«Se davvero il Parlamento procedesse con la cancellazione delle agevolazioni fiscali agli enti non commerciali (con la soppressione dell’aliquota ridotta IRES), verrebbero penalizzate fortemente tutte le attività di volontariato, di assistenza sociale, di presenza nell’ambito della ricerca, dell’istruzione e anche del mondo socio-sanitario. Si tratta di realtà che spesso fanno fronte a carenze dello Stato, assicurando servizi e prossimità alla popolazione». I vescovi italiani esprimono un evidente malumore sui contenuti della legge di bilancio «che stiamo seguendo, come tutti, rispetto ai quali non mancano elementi di preoccupazione, che ci auguriamo di poter veder superati».

CONSEGUENZE PER I PIÙ POVERI – Lo afferma mons. Stefano Russo, segretario Cei. I vescovi sono «consapevoli delle difficoltà in cui versa il Paese, come delle richieste puntuali della Commissione europea» ma vogliono «sperare che la volontà di realizzare alcuni obiettivi del programma di governo non venga attuata con conseguenze che vanno a colpire fasce deboli della popolazione e settori strategici a cui è legata la crescita economica, culturale e scientifica del Paese». È evidente il riferimento a reddito di cittadinanza e riforma della legge Fornero per i quali il governo grillino-leghista è disposto a sacrificare tutto, anche perché ne fecero i cavalli di battaglia della campagna elettorale. I «partiti del rancore» soffiano sulla frustrazione e sulla rabbia sociale, seminato vento e tempesta, discordie e malessere r ora puntano alle europee del maggio 2019.

GLI IMMIGRATI TRASFORMATI IN CLANDESTINI – Non è l’unico elemento critico. Mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo metropolita di Torino, nell’incontro natalizio con i giornalisti stronca il decreto sicurezza, sul quale Salvini ha fatto porre la fiducia: «Fa precipitare gli immigrati nel limbo dei clandestini». Nosiglia non fa che riprendere la severa critica espressa in settembre dal Consiglio permanente Cei. Un comunicato sintetizzava tre giorni di dibattito ed evidenziava alcune criticità: «I vescovi interpellano i responsabili della cosa pubblica perché non si accontentino di mettere in fila promesse o dichiarazioni falsamente rassicuranti». Sul fronte dell’occupazione i pastori guardano alla «sofferenza acuta di tanti giovani privi di lavoro o alle prese con occupazioni occasionali, prive di alcuna sicurezza. Il lavoro che manca – come il lavoro indegno – rimane una piaga che angoscia, spoglia il Paese del suo futuro, peggiora le condizioni delle famiglie e aumenta le disuguaglianze sociali». Sulla questione migratoria il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente Cei, dice «Preoccupa l’abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari e la riduzione di questi permessi perché in questo modo si rischia di esporre tante persone a un futuro incerto, come pure l’espulsione legata anche al primo grado di condanna che non è in accordo con la Costituzione». Su una materia delicata ed esplosiva molto meglio sarebbe stato il dibattito anziché la sbrigativa fiducia che il governo pone quando non vuole che il Parlamento discuta.

MIGRAZIONI UN DIRITTO DELL’UOMO – Sempre in tema di migrazioni, l’assemblea generale dell’Onu ha approvato il «Global Compact sull’immigrazione» al quale hanno aderito i 164 Paesi che hanno partecipato  alla conferenza di Marrakech. Nella votazione al Palazzo di Vetro, l’Italia si è astenuta, insieme ad altri Paesi. Voti a favore 152; contrari 5: Stati Uniti di Donald Trump, Ungheria di Viktor Mihály Orbán, Polonia di Mateusz Morawiecki, Repubblica Ceca di Andrej Babiš, Israele di Benjamin Netanyahu. Tra gli astenuti Italia, Austria, Australia, Svizzera e  Bulgaria. Il Belgio vota a favore nonostante le dimissioni del primo ministro Charles Michel per la crisi di governo provocata dalle dimissioni dei ministri della Nuova Alleanza Fiamminga come protesta per il «sì» al «Global Compact sull’immigrazione». È il caso di osservare che quelli che hanno votato «no» e si sono astenuti sono Paesi ricchi che hanno imboccato la strada della xenofobia e del razzismo. Per l’Italia si tratta di una scelta sciagurata perché ha sempre approvato le convenzioni internazionali: per essere sicuri il duo Salvini-Di Maio ha fatto votare al Parlamento una risoluzione che rinvia «sine die» l’approvazione del «Global Compact». E dire che l’articolo 13 della «Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo», approvata 70 anni fa, afferma: «Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese e di ritornare nel proprio Paese».

UNA MAZZATA ALLA LIBERTÀ DI STAMPA – Infine il governo vuole dare una mazzata alla libertà di stampa e alla stampa cosiddetta minore che protesta. Alleanza delle Cooperative, File, Fisc e Uspi scrivono a Giuseppe Conte, presidente del Consiglio: «Chiediamo un ripensamento urgente sui tagli indiscriminati di risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione. I tagli sono previsti in un emendamento nella legge di bilancio con effetto dal 2019, con ripercussioni pesantissime su diversi giornali cooperativi e su altre realtà no profit. Crediamo che il governo e lo Stato debbano essere parte attiva e vigile per la promozione e la tutela del fondamentale diritto a un informazione plurale, in coerenza con l’art.21 della Costituzione, e non mortificare il pluralismo. Chiediamo che venga ritirato l’emendamento e che vanga avviato con urgenza un tavolo di confronto con tutte le categorie impegnate nella filiera editoriale dell’informazione per ricercare ogni possibile miglioramento. Confidiamo nell’impegno del presidente per creare le condizioni per un confronto serrato sul merito dei cambiamenti da proporre alla legge che potrebbe vederci tutti, parte pubblica, cooperative, privati, impegnati per costruire soluzioni adeguate e innovative di sostegno alla filiera editoriale. Siamo per un sostegno al pluralismo chiaro e trasparente».

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