La Chiesa e le migrazioni nella storia

La Giornata delle migrazioni è la più antica tra quelle celebrate dalla Chiesa. Nasce nel 1914 ad opera di Benedetto XV con l’«Ufficio per la cura spirituale degli emigranti»

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«Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni» è il tema della 106ª «Giornata mondiale del migrante e del rifugiato» del 27 settembre 2020». È la più antica giornata che la Chiesa celebra: «Conoscere per comprendere; farsi prossimi per servire; ascoltare per riconciliarsi; condividere per crescere; coinvolgere per promuovere; collaborare per costruire». Torino e in Piemonte sono la sede delle celebrazioni nazionali.

L’umanità è una storia di migrazioni – Per millenni moltissime popolazioni sono nomadi perché l’economia è legata alla pastorizia e al commercio. Le navi cercano nuovi sbocchi mercantili, popolazioni e territori da soggiogare. Nel Medioevo la società è fondata sull’agricoltura, sulla proprietà terriera: vagabondi e viandanti diventano «banditi» cioè «colpiti da bando». Nel Cinque-Seicento 50-55 milioni emigrano dall’Europa e colonizzano il Pianeta. Prima partono scopritori, avventurieri, conquistatori; poi mercanti, missionari, militari; infine esiliati, galeotti, eretici, oppositori politici. Undici milioni di africani, incatenati alle immonde galere schiaviste, sono deportati in America. Tra il 1820 e il 1940 altra grande ondata: 60 milioni di europei – 16 milioni di italiani – vanno nelle Americhe e in Australia. Tra questi zii, nonni paterni e papà di Jorge Mario Bergoglio – il futuro Papa Francesco – nel 1929 emigrano dal Piemonte in Argentina. Nell’Otto-Novecento in Italia ininterrotto è il flusso dalle campagne alle città, da Sud a Nord, da Est a Ovest. E in Europa dalle dittature sovietico-comuniste ai Paesi liberi, Oggi le rotte più battute sono Messico-Stati Uniti e India-Arabia Saudita. I rapporti Onu segnalano 250-300 milioni in movimento all’anno: vanno negli Stati Uniti, Arabia Saudita, Germania, Russia, Gran Bretagna, Emirati Arabi, Francia, Canada, Spagna e Italia. I Paesi con più emigrati sono India, Messico, Russia, Cina, Bangladesh, Siria, Pakistan, Ucraina: non ci sono nazioni africane.

Leone XIII e i vescovi Scalabrini e Bonomelli si occupano degli emigrati italiani – Per «la difficile e disastrosa condizione degli immigrati occorre evitare il degrado umano e spirituale di tanti infelici e bisogna incaricare dei sacerdoti per la loro assistenza»: 132 anni fa Leone XII indirizzava ai vescovi degli Stati Uniti l’epistola «Quam aerumnosa. La difficile condizione degli emigrati italiani» (10 dicembre 1888), informandoli che a Piacenza era stato fondato «un collegio per formare sacerdoti che si dedicheranno alla cura pastorale dei migranti italiani»: sono i Missionari e le Missionarie di San Carlo fondati «sotto la direzione del venerabile fratello Giovanni Battista (Scalabrini) vescovo di Piacenza». Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona, nella lettera pastorale del 1896 scrive che «l’emigrazione or cresce, or scema, ma non cessa mai del tutto e che per gli uni è un bene, per gli altri è un male e per non pochi passa come un fenomeno inosservato, perché quasi ordinario e del quale non vale la pena occuparsi. Strano contegno quello di questi ultimi! Come se la partenza dall’Italia di 100 mila persone ogni anno fosse un fatto di nessuna o lieve importanza pel nostro Paese. L’emigrazione è strettamente legata a tutte le questioni economiche del lavoro e del salario, dei sistemi di agricoltura e della questione sociale, che muta le forme ma in sostanza è sempre la stessa». Preoccupano Bonomelli le precarie condizioni nelle quali sono «gittati» gli emigranti. «Come non commuoverci al pensiero dei patimenti morali, che questo strappo della Patria deve cagionare in tanti nostri fratelli? Come non volgere un mesto pensiero ai disagi e ai pericoli della lunga navigazione, specialmente per le donne e pei bambini, e alla sorte si incerta che attende tanti esuli sulle spiagge del Continente americano? Soltanto un uomo senza cuore, senza filo di amore e di pietà pei fratelli sofferenti, che non sa cosa sia patria, può mirare con occhio indifferente quelle lunghe file di vagoni trasportanti a Genova tante famiglie dei nostri sì buoni e sì laboriosi contadini».

La Giornata delle migrazioni è la più antica tra quelle celebrate dalla Chiesa – Nasce nel 1914 a opera di Benedetto XV con l’«Ufficio per la cura spirituale degli emigranti». La Congregazione concistoriale (poi dei vescovi) il 6 dicembre 1914 manda ai vescovi la lettera «Il dolore e le preoccupazioni»: l’Italia per prima celebra la Giornata il 21 febbraio 1915, pochi mesi prima che l’Italia (24 maggio) entri nel conflitto mondiale. Pio XII nel 1950 proclama «celeste patrona di tutti gli emigranti» la formidabile donna italiana Francesca Cabrini, apostola degli emigrati italiani in America, naturalizzata statunitense, fondatrice delle Missionari del Sacro Cuore di Gesù. Pio XII il 1° agosto 1952 con la costituzione apostolica «Exsul familia» istituisce il «Consiglio superiore per l’emigrazione». Con il motu proprio «Apostolicae caritatis» del 19 marzo 1970 Paolo VI istituisce la «Pontificia Commissione per la cura spirituale dei migranti e itineranti», che Giovanni Paolo II trasforma in Pontificio Consiglio. Francesco il 31 agosto 2016 istituisce dal 1° gennaio 2017 il Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale con una sezione per i profughi e migranti guidato dallo stesso Pontefice. In Italia l’episcopato, dopo la «Lettera collettiva al clero» su «Il problema delle migrazioni» (1962), istituisce l’Ufficio centrale per l’emigrazione italiana (Ucei) che nel 1987 diventa «Fondazione Migrantes».

«La pandemia non faccia dimenticare gli sfollati» esorta Papa Francesco – Una «tragica condizione, spesso invisibile, quella degli sfollati. Nei loro volti si riflette quello di Gesù profugo. Non dimentichiamo gli sfollati e coloro che vivono esperienze di precarietà, abbandono, emarginazione e rifiuto: come Gesù, sono costretti a fuggire». I 40-50 milioni di sfollati interni nel mondo – cioè che non emigrano in altri Paesi – sono provocati da guerre, conflitti, disastri ambientali, pandemia. La tragica condizione di sfollato «è sperimentata dal piccolo Gesù con i genitori nella fuga in Egitto»: scappano di fronte alla persecuzione del potente Erode che vuole ammazzare il Bambino. In ciascun sfollato «è presente Gesù costretto, come ai tempi di Erode, a fuggire per salvarsi. Nei loro volti riconosciamo il volto del Cristo affamato, assetato, nudo, malato, forestiero e carcerato». Persone con «vestiti rotti, piedi sporchi, volto deformato, corpo piagato, non sanno la nostra lingua».

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