La famiglia finisce nel tritacarne della politica

Dopo il Congresso di Verona – Il Governo è diviso su tutto, anche sull’istituzione cardine della nostra società, “strattonata” dai due vice-premier, in perenne campagna elettorale

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foto Sir

La famiglia ‘biblica’ non meritava di finire nel tritacarne della lotta continua dei due partiti di governo, Lega e M5S; come la Tav, il blocco dei porti, la legittima difesa, il porto d’armi, le autonomie regionali, la Cina, il Venezuela… L’istituzione-cardine della società è stata ‘strattonata’ dai due vice-premier, in perenne campagna elettorale, utilizzando il Congresso di Verona (profeticamente indicato dal card. Parolin come buono nella sostanza, sbagliato nel metodo).

Di Maio, dimenticando l’art. 29 della Costituzione che assegna il primato alla famiglia costituita dal matrimonio, ha subito definito «sfigati» i congressisti, come se fosse un delitto credere nella famiglia tradizionale; contestualmente, con la sinistra radicale, ha promosso cortei di protesta sulla linea del movimento Lgbt, sostenendo che è famiglia «quello che si sente».

Salvini ha dato con la Lega il patrocinio al Congresso, ma non ha raccolto le richieste essenziali, tra cui la revisione della legge 194 sull’aborto; inoltre si è prestato all’ironia anti-Verona dei grandi media perchè, con il suo vissuto personale (un figlio con la moglie, un altro fuori dal matrimonio, alcune fidanzate celebrate dai social), non era il testimone più attendibile del matrimonio indissolubile.

Anche sulla riforma del diritto di famiglia i due partner di governo hanno espresso opinioni opposte, con un nulla di fatto. Ma quanto può durare un’alleanza tra componenti politiche con valori radicalmente diversi? Può bastare il reddito di cittadinanza e la quota cento per le pensioni?

Su Verona sono apparsi defilati sia Berlusconi sia Zingaretti: il leader di Forza Italia privilegia la sua campagna elettorale per le Europee, dove sarà il capolista; il nuovo segretario del Pd, forse premuto dai ‘centristi’, si è accorto di aver già detto molto al «Corriere», con il sì all’eutanasia e ai matrimoni e adozioni gay.

Il battage mediatico su Verona ha coperto, per il Governo Conte, le nuove, pesanti previsioni sull’economia: l’Ocse segnala quest’anno una flessione dello 0,2% e un deficit statale al 2,5%, sopra i parametri concordati con Bruxelles; previsioni pessimistiche sono state avanzate anche dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Tria, subito ‘bacchettato’ dal premier Conte e dai due vice. Ma la realtà non si può negare, anche in campagna elettorale, con la produzione industriale stagnante e la disoccupazione in crescita. Di Maio e Salvini hanno contestato l’Ocse per il giudizio negativo sul reddito di cittadinanza e la quota cento, ma non hanno saputo fornire una reale spiegazione sulla recessione in corso.

In realtà nei due schieramenti di governo cresce la preoccupazione, e voci autorevoli parlano di crisi dopo le europee (il ministro Fontana per la Lega, il sottosegretario Spadafora per i grillini); un segnale significativo giunge dal Piemonte: dopo reiterate resistenze e l’indicazione di un nome della società civile (l’imprenditore Damilano), Salvini ha accettato per la presidenza della Regione il candidato ufficiale di Berlusconi, l’europarlamentare Cirio; significa che la Lega, come chiede da tempo Giorgetti, si tiene pronta per il ritorno politico ad un’alleanza tradizionale di centro-destra, accreditata nei sondaggi vicina al 50% dei voti.

Lo stesso voto europeo non sembra preludere al sorpasso dei sovranisti perchè le tre forze politiche tradizionali (Popolari, Socialisti, Liberali) manterrebbero la maggioranza assoluta a Strasburgo, privando Di Maio e Salvini della possibilità di… rovesciare il banco e, quindi, rendendo indispensabile in Italia una Finanziaria 2020 di austerità; peraltro lo stesso blocco di Visegard, alleato di Salvini, è stato rotto in Slovacchia dall’elezione di una Presidente convintamente europeista; e le drammatiche vicende della Brexit non aiutano le tesi di leghisti come Borghi che auspicano l’uscita dall’euro.

Ancora i sondaggi continuano a prevedere il centro-sinistra al secondo posto, davanti ai grillini; ma per il neo-segretario Zingaretti, alla ricerca di un’intesa con i fuoriusciti dalemiani, non sarebbe un grande risultato la prospettiva di un lungo periodo di opposizione, anche se, da leader della Fgci, ha conosciuto già lunghi decenni da minoranza organizzata.

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