La festa della Consolata ai tempi del Coronavirus

Storia – È diversa la festa della Consolata, il 20 giugno 2020, in tempo di Coronavirus: non c’è la processione e – osserva lo scrittore Pier Franco Quaglieni – «nessun’altra manifestazione religiosa torinese ha l’impatto di questa processione fortemente, intimamente piemontese»

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Foto La Voce e il Tempo

È diversa la festa della Consolata, il 20 giugno 2020, in tempo di coronavirus: non c’è la processione e – osserva lo scrittore Pier Franco Quaglieni – «nessun’altra manifestazione religiosa torinese ha l’impatto di questa processione fortemente, intimamente piemontese.

La devozione mariana risale al protovescovo Massimo (390-420 circa). Durante le invasioni barbariche il culto alla Vergine unisce i torinesi, ma segna una battuta d’arresto con gli iconoclasti che distruggono tutte le immagini. La ripresa avviene dopo il Mille. Il «Chronicon Novalicense» dell’XI secolo narra che i Benedettini fuggiti dall’abbazia della Novalesa nel 906, cacciati dalle incursioni saracene, si insediano nella chiesa di Sant’Andrea a Torino dove il marchese Adalberto dispone la costruzione di un monastero e dona loro alcuni terreni. Secondo la «Cronica di Fruttuaria» (XIII secolo) ad Arduino, re d’Italia, la Madonna ordina di costruire una cappella in suo onore nella chiesa di Sant’Andrea. Il 20 giugno 1104 Jean Ravais, il cieco di Briançon, ritrova l’antica effige della Vergine, con il vescovo Mainardo o Maginardo. In una Torino desolata per le vicende politiche, la scoperta spinge la città alla rinascita, la quale nel 1420 chiede la liberazione dalla peste. Nel 1589 i Cistercensi subentrano ai Benedettini e il santuario è ingrandito (1678-1704) su progetto di Guarino Guarini, architetto della splendida Cappella della Sindone. Il 21 maggio 1714 il Consiglio comunale proclama la Consolata «Patrona della Città» per la protezione accordata durante l’assedio del 1706 quando il piccolo esercito di re Vittorio Amedeo II tiene testa al potente esercito francese di Luigi XIV: 45 mila uomini, 110 cannoni e 59 mortai.

Nel terribile «cholera morbus» del 1835 i torinesi invocano la «Madre di Dio Consolatrice e Consolata» e, spinti da Carlo Tancredi Falletti di Barolo, innalzano la colonna votiva sulla piazza. Il 26 aprile 1852 verso mezzogiorno salta in aria un’ala Regia Fabbrica delle polveri e l’eroico furiere Paolo Sacchi impedisce che tutta la fabbrica esploda: «Andiamo a dire grazie alla Consolata». La pregano santi e beati torinesi: Giuseppe Benedetto Cottolengo, Giuseppe Cafasso, Giovanni Bosco, Leonardo Murialdo, Giuseppe Allamano (fondatore dei Missionari e delle Missionarie della Consolata), Pier Giorgio Frassati. Nel 1879 la venerabile Maria Clotilde di Savoia scrive una «lettera riparatrice» per le manifestazioni anticlericali. Nel 1904 il santuario è ampliato e restaurato dall’architetto Carlo Ceppi. Pio XII il 20 maggio 1942 la proclama «Patrona principale della città e della diocesi» e nel 1943 le bombe provocano ingenti danni. Nel 1948-52 la statua della Consolata è portata in processione in tutta la diocesi nella «Peregrinatio Mariae».

Nel 1954 la Città si consacra alla Patrona. Il Consiglio comunale delibera: «È tempo che il riconoscimento della millenaria divozione dei torinesi verso la Patrona trovi adeguata rispondenza nella consacrazione della Città a colei che, in tutti i tempi, fu sempre larga nella sua materna protezione» e chiede che il sindaco Amedeo Peyron «compia la consacrazione come attestazione di gratitudine e come propiziazione di nuovi celesti favori sulla grande famiglia torinese, per l’integrità della fede e dei costumi e per le fortune del suo industre e concorde lavoro». Il 20 giugno 1954, al termine della processione, legge l’atto di consacrazione, un gesto di notevole coraggio. Come gli anticlericali dell’Ottocento, manifesta grande disprezzo per la religione e per la Madonna il socialista Antonio Gramsci, tra i fondatori del Partito comunista. Veri e propri insulti scrive su «Avanti!»: «La differenza di concezione tra socialisti e cattolici si rivela in ogni atto. A Torino c’è la grande fiera per la Ma­donna della Consolata. il grande bazar della superstizione piemontese sfavillante di lumi, oreficerie e com­punzione. Ci sono ancora troppe Consolate». (21 giugno 1916). Definisce il cardinale arcivescovo di Torino Agostino Richelmy «pastore di greggi, importante membro d’Arcadia. La sua pastorale è tutta una musica di agresti campanacci, il Gesù gli si trasforma tra le mani in un dilettevole giocattolo. Ama le svenevolezze del madrigale. L’agnello di Dio è per lui un roseo agnellino infiocchettato di nastrini e ben agghindato di ricciolini, che bela amabilmente. Vede Gesù in ogni alberello del giardino arcadico che l’agreste campanaccio riempie del soave tintinnio» (21 febbraio 1917).

In piena epidemia spagnola (1918-19) se la prende con i tranvieri: «Pare che la Consolata abbia compiuto strabilianti miracoli a beneficio dei tranvieri. La “grippe, influenza” ha colpito i tranvieri meno di altre categorie: in questa scampata mortalità è riconoscibile l’intervento del gentil ditino della Consolata» (11 giugno 1919). Si può essere laici senza insultare nessuno. Lo scrittore Pier Franco Quaglieni su «il Torinese» (20 giugno 2017) si rammarica: «A Torino si sono sbiadite tante tradizioni, è venuto meno lo spirito torinese che è fatto di tanti elementi, compresa la fede cristiana che ha un valore molto importante. Anche un laico non laicista come me non può non sentirsi cristiano e anche un torinese che ama guardare oltre la Mole. le Alpi e le colline, non può non sentirsi profondamente torinese. Il santuario è da secoli il centro della cristianità torinese», illustrato da grandi artisti illustri come Juvarra, Guarini, Ceppi, Vela. Due Papi sono passati alla Consolata: Giovanni Paolo II il 13 aprile 1980 e Francesco il 22 giugno 2015.

Gli ex voto testimoniano una fede popolare ingenua ma genuina. Ci sono le statue delle due regine Maria Teresa e Maria Adelaide, mogli di Carlo Alberto e di Vittorio Emanuele II, scolpite da Vincenzo Vela. Vi andava a pregare il principe di Piemonte Umberto di Savoia. Edmondo De Amicis nelle vicinanze ambienta il romanzo «Amore e ginnastica». Della processione parla Mario Soldati nel romanzo «Le due città» e la inserisce nel filmato sui campionati del mondo di calcio 1990. Il sommo poeta piemontese Nino Costa, in «La Consolà», definisce la Vergine «confort ai disperà, protetris dla nostra antica rassa». Aggiunge Quaglieni: «La Consolata è un elemento indentitario di Torino e della sua storia più bella. Non ci sono miti laici che tengano al confronto. Solo Cavour potrebbe fare da contraltare, ma lo statista era un liberale che morì, chiedendo i conforti religiosi. Anche il “Risorgimento scomunicato”, di cui scrisse Vittorio Gorresio, è passato sotto le sue navate. In un momento difficile per la mia vita ci sono andato anch’io, confortato dall’amicizia fraterna di don Franco Peradotto che celebrò una Messa in suffragio di Soldati in cui si ritrovò tutta la Torino civile, con il sindaco Valentino Castellani, una città fatta di credenti, non credenti e diversamente credenti. Riscopriamo il sentimento della gente di Torino aristocratica e plebea, colta e ignorante».

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