La legittima difesa e il rischio del Far West

La riforma – Le principali novità del disegno di legge che il 26 marzo approderà in Senato. La nuova norma riconosce sempre la sussistenza della proporzionalità tra offesa e difesa. Inoltre non sarà più necessario che l’aggressione sia in corso, ma basterà la minaccia incombente

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La Camera ha approvato le nuove norme sulla legittima difesa: 373 i voti favorevoli, 104 i contrari e 2 astenuti. Il voto ha spaccato, almeno parzialmente, la maggioranza giallo-verde poiché a fronte del compatto sostegno della Lega, si è registrata la defezione di ben 25 deputati del M5S che si sono allontanati dall’aula. Pieno appoggio invece da parte di Forza Italia e Fratelli d’Italia da sempre favorevoli a questo provvedimento. Contrari infine sia il Pd, che ha tentato un’inutile mediazione, sia Liberi e uguali. Pur con sfumature diverse, le due forze di centro-sinistra sono concordi nell’affermare che l’estensione della legittima difesa possa avere come conseguenza un’indiretta legittimazione all’uso delle armi e, dunque, un aumento dell’insicurezza generale, anziché una sua riduzione.

Prima di addentrarci nell’esame del nuovo assetto, occorre partire dalle norme attualmente in vigore. L’istituto della legittima difesa è una causa di giustificazione del reato e infatti l’art. 52 del Codice penale non considera punibile chi ha commesso il fatto costretto dalla necessità di difendersi da un’offesa ingiusta, sempre che – e qui sta il punto dirimente – la difesa sia proporzionata all’offesa. Un secondo comma, aggiunto con la legge 59/2006, precisa che in caso di violazione di domicilio, sussiste il rapporto di proporzione tra offesa e difesa, se viene usata un’arma detenuta legittimamente, per difendere la propria o l’altrui incolumità.

Per domicilio non si intende unicamente l’abitazione del soggetto, ma anche il luogo ove questi esercita la propria attività commerciale o imprenditoriale. Nel nostro ordinamento è anche previsto il caso di legittima difesa putativa, esercitata a fronte di una situazione di pericolo che oggettivamente non esiste, ma che viene supposta dal soggetto a causa di un erroneo apprezzamento dei fatti. L’applicazione di questa esimente richiede però che l’errore compiuto abbia comunque un fondamento obiettivo.

Riguardo alla valutazione della proporzionalità tra difesa e offesa, vengono considerati sia il confronto tra mezzi difensivi e mezzi offensivi, sia il rapporto tra il danno minacciato e quello inflitto, in base al principio del bilanciamento degli interessi.

Il progetto di riforma dispone che la difesa in casa propria o nella sede della propria azienda sarà sempre legittima. A una persona che utilizzi un’arma, legittimamente detenuta, per difendere la propria o l’altrui incolumità dal pericolo di un’aggressione, verrà sempre riconosciuta la sussistenza della proporzionalità tra offesa e difesa. Inoltre non sarà più necessario, come accade ora, che l’aggressione sia in corso, ma basterà che ve ne sia la minaccia incombente.

Viene inoltre prevista un’altra causa di esclusione della punibilità, introducendo la nozione di «grave turbamento», derivante dalla situazione di pericolo in atto, che può giustificare anche una reazione non proporzionale all’offesa ricevuta. Anche in questo caso, chi si difende non commette un delitto punibile a titolo colposo, in quanto si ritiene abbia agito per salvaguardare la propria incolumità in un momento, per l’appunto, di particolare turbamento.

Le nuove norme inaspriscono poi le pene per tutta una serie di reati correlati alla legittima difesa, quali la violazione di domicilio, la rapina o il furto in appartamento. In tutti i casi sarà sempre previsto l’intervento del giudice a verificare, come è logico, che l’evento sia effettivamente ascrivibile ad una situazione di legittima difesa che godrà però di una presunzione legale favorevole e sarà ritenuta sussistente fino a prova contraria.

Il testo appena approvato dalla Camera, per diventare legge dovrà ovviamente venir votato dal Senato. I numeri della maggioranza giallo-verde a Palazzo Madama sono più risicati che a Montecitorio, ma a compensare la probabile dissidenza di una pattuglia di senatori pentastellati, giungerà il soccorso della destra che, assieme alla Lega, ha fatto di queste nuove norme il proprio cavallo di battaglia.

Se il nuovo assetto soddisfa l’ala destra del nostro schieramento parlamentare preoccupa invece gli avvocati penalisti che ritengono possa aprire le porte ad un vero e proprio far west, con persone che, in qualche modo, finiranno per farsi giustizia da sole. Si paventa anche un’impennata nella vendita delle armi e, dunque, un clima propizio ad un aumento generalizzato della violenza.

Perplessità giungono anche dalla magistratura che considera più che adeguata l’attuale normativa, nella quale già risulta ben configurata la scriminante della legittima difesa, seppur non accompagnata da un’automatica presunzione legale di non punibilità. L’opposizione di sinistra reputa comunque insostituibile il ruolo dei giudici per evitare lo scivolamento verso forme di giustizia privata, autorizzando le persone a sparare in ogni circostanza e creando un diritto di difesa svincolato dai limiti costituzionali. I sostenitori della legge ritengono invece necessaria questa svolta che allarga le maglie della non punibilità, come reazione alle troppe aggressioni avvenute in questi ultimi anni e Fratelli d’Italia avrebbe voluto addirittura escludere qualsiasi intervento giudiziario nell’accertamento dell’accaduto.

In realtà, a parte qualche singolo episodio particolarmente grave, le statistiche non paiono confermare una vera e propria recrudescenza di fatti criminali: l’Istat rileva infatti un calo di omicidi, furti e rapine. Spesso però quello che realmente conta è la percezione di un fenomeno e da tempo l’insicurezza di fronte alle aggressioni è balzata in cima ai pensieri di sempre più persone. Alcuni casi avvenuti con feroci pestaggi ai danni di persone inermi, come ad esempio qualche mese fa a Lanciano in Abruzzo, fanno dire che sia giunto il momento di dare un giro di vite a favore di un ampliamento delle facoltà di difesa per chi viene aggredito. E del resto, va sottolineato come l’intrusione di uno o più sconosciuti nella propria abitazione può indurre un tale panico da rendere comprensibile qualsiasi reazione a difesa della propria incolumità e di quella dei propri familiari.

Nello stesso tempo, inutile nasconderlo, vi è il rischio di un’escalation con i rapinatori che, mettendo in conto una più risoluta reazione da parte di chi è aggredito, utilizzino anch’essi con maggior facilità, armi o strumenti di offesa, determinando un più elevato livello di pericolosità complessiva. O che i malintenzionati facciano addirittura in anticipo ricorso ad un’arma per prevenire la risposta altrui.

Lecito dunque chiedersi se, per quanto comprensibile come risposta, il rafforzamento della legittima difesa sia davvero la strada più idonea per controbattere efficacemente la violenza e, in definitiva, meglio tutelare e proteggere i cittadini. Sotto questo punto di vista qualche dubbio permane. Del resto non sarebbe la prima volta che una scelta legislativa, improntata a risolvere una certa situazione si rivela poi inadatta a conseguire gli scopi inizialmente prefissati. In ogni modo è troppo presto per esprimere una precisa valutazione, tenendo presente che si sta parlando di norme neppure entrate in vigore. Se però dopo un certo periodo di applicazione del nuovo assetto, venisse registrato un aumento della vendita delle armi, si avrà allora la conferma che a crescere sarà stata la violenza, più che la sicurezza delle persone.

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