La missionaria suor Leonella Sgorbati è beata

«Martire del perdono» – All’Angelus di domenica 27 maggio Papa Francesco ha ricordato suor Leonella Sgorbati, missionaria della Consolata, uccisa nel 2006 a Mogadiscio dai terroristi islamici e beatificata il 26 maggio a Piacenza: «la sua vita spesa per il Vangelo al servizio dei poveri e il suo martirio sono un pegno di speranza per l’Africa»

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Suor Leonella Sgorbati

«Martire del perdono». All’Angelus di domenica 27 maggio 2018 Papa Francesco ricorda suor Leonella Sgorbati, uccisa nel 2006 a Mogadiscio «in odio alla fede» e beatificata il 26 maggio a Piacenza: «La sua vita spesa per il Vangelo e al servizio dei poveri e il suo martirio rappresentano un pegno di speranza per l’Africa». Il terrorismo islamico e molti confitti piagano l’Africa.

«So che c’è una pallottola che porta il mio nome. Non ho paura e non sono preoccupata perché sono nelle mani di Dio». Dice suor Leonella, missionaria della Consolata, massacrata dagli estremisti islamici in Somalia. È la terza beatificazione dell’Istituto: il fondatore don Giuseppe Allamano (7 ottobre 1990) e suor Irene Stefani (23 maggio 1915).

Rosa Sgorbati nasce il 9 dicembre 1940 a Rezzanello di Gazzola (Piacenza). A 16 anni confida alla mamma il sogno missionario. Scrive nel diario: «Quel giorno dell’aprile 1952, leggendo la tua Parola, mi sono sentita abitata e tu mi hai tenuta in te, mio Signore». Approdata a Torino, fa il noviziato tra le Missionarie della Consolata a Sanfrè (Cuneo) e diventa suor Leonella. Va in Inghilterra a studiare l’inglese e da infermiera e ostetrica. In Kenya resta 36 anni dal 1970: «Ormai sono un po’ africana». Mente brillante, memoria di ferro, carattere solare e allegro, generosità nel servire, forma le infermiere e le ostetriche. Racconta la kenyana suor Joan Agnes Njambi Matimu: «Nella scuola eravamo tante, ma ciascuna si sentiva privilegiata con un rapporto personale con lei».

Diventa caposala di pediatria al Nazareth Hospital vicino Nairobi e consegue un diploma universitario per dirigere la scuola infermieri. Superiora delle Missionarie in Kenya, è chiamata nel Consiglio nazionale degli infermieri e partecipa al progetto «Salute per tutti entro il  2000».

Nel 2000 il salto in Somalia dove lavora come volontaria nell’«Ospedale Sos, Kinderdorf International» e impianta una scuola per infermieri. Suor Leonella la apre nel 2002: le prime 34 si diplomano nel 2006 con la «toga». Ma gli estremisti islamici insinuano che la suora li stia facendo cristiani e che sono già vestiti da «padri». La Somalia è in mano ai terroristi islamici e in preda all’anarchia. Il 12 settembre 2006 Benedetto XVI a Ratisbona in Germania tiene un discorso che la stampa qualifica come anti-islamico. Piovono le polemiche e le proteste, alimentate dagli estremisti più radicali. Racconta una consorella: «Una mattina suor Leonella, che si alzava molto presto per pregare, disse sconvolta di aver sentito alla radio che i musulmani erano in grande agitazione».

Domenica 17 settembre 2006 suor Leonella termina la lezione alla scuola infermieri e attraversa la strada. Due sicari le sparano alle spalle sette pallottole: muoiono lei e la guardia del corpo Mohamed Mahamud Osman, musulmano e padre di quattro figli, nel tentativo di difenderla. In ospedale tanti somali si offrono di donarle il sangue. Racconta suor Marzia Ferra: «Era ancora viva, sudava freddo, ci siamo prese per mano, ci siamo guardate e prima di spegnersi come una candelina, per tre volte mi ha detto: “Perdono, perdono, perdono”».

Nel febbraio 2006 trascorre un lungo tempo di preghiera a Castelnuovo don Bosco, paese natale del fondatore Allamano. E legge «Più forti dell’odio», libro che raccoglie le testimonianze dei sei trappisti di Tibhirine in Algeria, uccisi nel 1996. Scrive nel diario: «Mi ritorna tra le mani la frase: “Il martirio non è un’impresa eroica ma  l’evoluzione di una vita donata”». E cita la frase di Christian de Chergé, priore di Tibhirine: «Potrò immergere il mio sguardo nello sguardo del Padre per contemplare con lui i suoi figli dell’Islam illuminati dalla gloria del Cristo». Leonella aggiunge: «Contemplo Maria come la donna della totale appartenenza, un dono senza ritorno. Maria è la donna che appartiene totalmente a Dio. Quando dico che io e lui nell’Eucaristia “saldati” siamo una cosa sola, allora non mi appartengo più».  La missionaria sa di rischiare la vita, ma andarsene neppure a parlarne. Le suore decidono di rimanere anche quando i diplomatici e i dipendenti delle Nazioni Unite abbandonano nel caos e nell’anarchia l’ex colonia italiana.

Alcuni giorni dopo l’attentato un protestante inglese telefona alle Missionarie della Consolata e si dice colpito dal fatto che suor Leonella, prima di morire, ha perdonato coloro che le avevano sparato. Aggiunge: «Da molti anni non ero più capace di pronunciare la parola “perdono” perché era un vocabolo e un sentimento che avevo cancellato dalla mia vita. L’esempio di suor Leonella mi ha dato la forza e il coraggio di entrare, dopo molto tempo, nella mia chiesa per chiedere perdono a Dio e poi donarlo a chi da anni lo attendeva».

La missionaria piacentina lascia il segno. Scrive: «Il mio andare in Somalia è la risposta a una chiamata: tu Padre hai tanto amato la Somalia da donare il tuo figlio. E io dico con lui: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue donato per la salvezza di tutti”». Verga queste parole nel diario il 27 febbraio 2006. Meno di sette mesi dopo, il 17 settembre, a 65 anni, è assassinata a Mogadiscio: è una delle ultime quattro religiose, Missionarie della Consolata, presenti in Somalia. Tutti gli altri erano stati costretti ad abbandonare il Paese negli anni Novanta: di fatto erano stati cacciati. Per esempio le altre Missionarie della Consolata erano rientrate a Torino dalla Somalia il 12 gennaio 1991 accolte all’aeroporto di Caselle da mons. Franco Peradotto vicario generale della diocesi, e da don Sergio Baravalle, direttore della Caritas. Raccontò su «La Voce del Popolo» mons. Peradotto: «Siamo andati all’aeroporto ad accogliere le suore della Consolata, molte con un semplice fagotto. Ripetono come un ritornello: ritorneremo in Somalia, ritorneremo in Somalia», che allora fu ridotta alla fame e in schiavitù dal tiranno comunista Mohamet Siad Barre (1969-91) e che dal 1986 è in preda alla guerra civile. I gruppi armati integralisti hanno assassinato: il 9 luglio 1989 mons. Pietro Salvatore Colombo, ultimo vescovo residente a Mogadiscio, dopo 42 anni ininterrotti; il 22 ottobre 1995 la missionaria laica dottoressa Graziella Fumagalli; il 5 ottobre 2003 la missionaria laica Annalena Tonelli.

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