La ripresa delle attività pastorali con le regole anti-Covid

Nota del Ministero dell’Interno alla Cei – I Vescovi italiani invitano parrocchie e comunità cristiane a impegnarsi fortemente – con tutte le cautele e le tutele dovute al «Coronavirus» – nella ripresa dell’attività pastorale

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La tensostruttura per le celebrazionie e le attività pastorali allestita nel cortile della parrocchia San Benedetto a Torino

«Non fermate le iniziative di evangelizzazione, le catechesi, gli appuntamenti per i ragazzi, come il catechismo, che sono i grandi assenti nelle parrocchie nel periodo post-Covid, segnato da un certo smarrimento». I vescovi italiani invitano parrocchie e comunità cristiane a impegnarsi fortemente – con tutte le cautele e le tutele dovute al «coronavirus» – nella ripresa dell’attività pastorale.

Durante le Messe le mamme e i papà possono tornare a prendere in braccio i figli e possono stare vicino ai parenti con i quali abitano. Nelle chiese tornano a risuonare canti e musica di cori e cantori. Sono le novità per le celebrazioni liturgiche autunno introdotte dal ministero dell’Interno in una nota trasmessa il 14 agosto alla Conferenza episcopale italiana che, il 29 giugno, sottoponeva al Ministero tre quesiti riguardanti le Messe, sospese nel picco della pandemia (marzo-aprile) e riavviate il 18 maggio con restrizioni e precauzioni. I vescovi chiedevano di «ammorbidire» alcune regole. Come «superare il limite di 200 partecipanti alle celebrazioni nelle chiese», soprattutto nelle basiliche e cattedrali che potrebbero ospitare anche il triplo della gente e far rispettare il distanziamento, anche se tuttora parecchi hanno paura di andare a Messa terrorizzati dal «Covid 19».

Alle richieste di «ammettere i cantori» con le misure di sicurezza e sulla possibilità per i familiari che vivono «tra le stesse pareti di casa di partecipare alle celebrazioni, evitando il distanziamento» il Ministero dell’Interno dà parere positivo: «Non sono tenuti al distanziamento interpersonale i componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi/congiunti, parenti con stabile frequentazione, persone legate non da vincolo di parentela, di affinità o di coniugio, che condividono abitualmente gli stessi luoghi e/o svolgono vita sociale in comune».

Circa l’«impiego di cori e cantori» nelle celebrazioni, il Ministero segnala: «Sulla base degli indici epidemiologici, è possibile la reintroduzione dei cori e dei cantori, i cui componenti dovranno mantenere una distanza laterale di almeno 1 metro e 2 metri tra le file del coro e gli altri soggetti. Tali distanze possono essere ridotte solo ricorrendo a barriere fisiche, anche mobili, adeguate a prevenire il contagio».

Le nuove aperture seguono quelle annunciate il 24 luglio dalla presidenza della Cei ai vescovi italiani sulla «ripresa della celebrazione dei Sacramenti dell’iniziazione cristiana», Battesimi, Cresime e prime Comunioni – celebrazioni normalmente affollate – da celebrare «con dignità e sobrietà e in gruppi contenuti».

La Chiesa italiana lavora alla ripresa pastorale tracciando un cammino comunitario. La presidenza Cei getta le basi per nuove forme di presenza ecclesiale; rinnova il grazie ai tanti che si sono impegnati nella pandemia per far sentire la vicinanza della Chiesa; disegna il futuro con il maggiore coinvolgimento di genitori, giovani e adulti. La lettera non si nasconde che la ripresa delle attività pastorali sarà «necessariamente graduale e ancora limitata dalle misure di tutela della salute pubblica, alcune delle quali legate a valutazioni regionali». L’obiettivo è «lavorare insieme per porre le condizioni con cui aprirsi a nuove forme di presenza ecclesiale».

La lettera si collega anche all’istruzione «La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa» pubblicata il 20 luglio dalla Congregazione per il clero. La presidenza evidenzia l’urgenza «di progettare, con le dovute precauzioni, un cammino comunitario che favorisca un maggiore coinvolgimento dei genitori, dei giovani e degli adulti, e la partecipazione all’Eucaristia domenicale».

Quanto alla celebrazione dei Sacramenti, da quelli dell’iniziazione cristiana, la presidenza ricorda: «Non ci sono impedimenti a celebrare con dignità e sobrietà. È bene aver cura che la loro celebrazione, pur in gruppi contenuti, avvenga sempre in un contesto comunitario». Per la Cresima «oltre ad assicurare il rispetto delle indicazioni sanitarie, in questa fase l’unzione può essere fatta usando un batuffolo di cotone o una salvietta per ogni cresimando». La stessa attenzione «è necessaria per le unzioni battesimali e per il sacramento dell’Unzione dei malati».

Conclude la lettera: «Se davvero l’esperienza della pandemia non ci può lasciare come prima, la riunione autunnale del Consiglio permanente (21 settembre) e l’assemblea generale (16-19 novembre) dovranno essere eventi di grazia, nei quali confrontarci e aiutarci a individuare le forme dell’esperienza della fede e, quindi, le priorità sulle quali plasmare il volto delle nostre Chiese per il prossimo futuro».

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