L’amore nel tempo delle bambole

Torino – La società “LumiDolls” da due settimane offriva robot con sembianze femminili e maschili ai clienti di una nuova sconcertante “casa di tolleranza” nel quartiere Mirafiori. Il 12 settembre è stata fatta chiudere dalla Polizia Municipale: la riflessione di Carla Corbella

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Desaparecido. Sparito. Scomparso. Così è dell’amore nel tempo delle bambole: pensiamo ai robot con sembianze di donna, che la società LumiDolls offriva ai clienti di una sconcertante «casa di tolleranza» a Torino, nel quartiere Mirafiori, fatta chiudere il 12 settembre dalla Polizia Municipale. Sono passati sessant’anni dalla Legge Merlin (1958), e siamo alla ricomparsa dei bordelli, in versione tecnologica. Donne «artificiali», niente sfruttamento della vera prostituzione… ma la domanda dei clienti è sempre la stessa. Anzi, forse contiene qualcosa di più triste.

Qui non ci fermeremo sul caso del bordello torinese, sequestrato dai vigili che ipotizzano il reato di esercizio abusivo dell’attività di affittacamere. Non entriamo nelle riflessioni solite sulla prostituzione. Ma ci interroghiamo sulle questioni nuove, se possibile più pesanti, che il bordello con prostitute artificiali, in tutto somiglianti alle donne vere, pone alla riflessione sull’essere umano.

Qualcuno, intervistato per strada sul «sesso-sicuro» con le prostitute robot, ha parlato di folklore. Qualche altro di business del piacere. Qualche altro di gioco. Ci sembrano tutte definizioni squallide e mortificanti l’umano. Sarebbe forse più giusto parlare di paura. Paura dell’altro, di incontrarlo, anche solo per un amore mercenario. Paura di stabilire una comunicazione, seppure minima. Paura di vivere situazioni in cui il «tu», anche nella forma più greve, mette in gioco «l’io». Sullo sfondo si intravvede la paura più profonda e generale di mettersi in relazione con un’altra persona.

Insieme alla paura si coglie l’egocentrismo di cercare il piacere fisico soltanto per se stessi. La sessualità, lo dice la psicologia prima del catechismo, è un linguaggio interpersonale dove l’altro è preso sul serio con il suo inviolabile valore, per cui il «dare e ricevere piacere» è la cifra stessa dell’amore. La prostitute robot, femmine o maschi che siano, sono quasi perfette ma non sono donne né uomini. Ricorrendo alle donne robot, a nostro avviso, si mortifica se stessi; si consuma un adulterio del cuore e dell’amore, ben più grave di quello del corpo. Ricorrendo alle bambole il disimpegno è scontato, così come il piacere che, pur intenso, è destinato a finire.

Riformuliamo la questione iniziale: se dal sesso togliamo l’altro, cioè il «tu», cosa resta? Se il sesso, già privato dell’amore vero, perde anche un minimo contatto emotivo, un minimo di relazione con una persona umana, cosa resta? Resta la fantasia. Ma la persona umana può accontentarsi di vivere la relazione, costitutiva del suo stesso esistere, in fantasia? È davvero questo l’orizzonte cui aspira l’uomo postmoderno?

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