L’Arsenale della Pace diventa Casa di Maria

Intitolazione – Sabato 21 settembre il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, e l’Arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia nella chiesa dell’Arsenale (piazza Borgo Dora 61) hanno celebrato la Messa durante la quale il Sermig è stato intitolato alla Vergine Maria

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«Il 2 agosto 1983 eravamo soltanto un piccolo gruppo di giovani. Non avevamo una lira, ma avevamo un sogno. Il vecchio arsenale militare di Torino che aveva prodotto le armi per l’esercito italiano era ormai un rudere, ma sentivamo che doveva essere la casa di questo sogno. Le istituzioni ce l’avevano promessa, ma il sì definitivo tardava ad arrivare. Allora ci siamo rivolti più in Alto… ed è arrivato l’Arsenale della Pace. Che ora è anche la Casa di Maria». Così Ernesto Olivero, fondatore del Sermig.

«La Madonna abiti in modo permanente all’Arsenale e apra le sue braccia e cuore di Madre ad accogliere chiunque opera, è ospite o frequenta e incontra questo luogo di pace. Sì, mi pare bello e importante dare questo titolo all’Arsenale, chiedendo alla Madre dei giovani di considerarlo una sua vera casa, dove avrà sempre il primato di essere riconosciuta la proprietaria che gestisce, guida, accoglie quanti desiderano fare dell’Arsenale la loro dimora, aiutandoli a incontrare il suo Figlio Gesù e i suoi figli prediletti, che sono i poveri e i giovani». Così monsignor Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino.

E, sabato 21 settembre, una Messa con il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, sigla e suggella questo filo diretto tra una delle zone un tempo più povere di Torino e il cielo. Entrando nel cortile della «bontà disarmante» subito vi accoglie, nell’angolo di Madre Teresa, lo sguardo della Madonna che vi accompagna, attraverso i tanti volti dell’accoglienza, nella cappella dell’uomo dei dolori del mondo fino alla chiesa di Maria madre dei giovani di cui papa Ratzinger benedì la prima pietra prima dell’incontro con Torino in piazza san Carlo. È un viaggio che, ogni giorno, ogni anno, un numero veramente grande di persone fa quando sceglie di toccare con mano la misericordia di Dio e di aprire la finestra sul mondo.

A riprova di come, qualche volta, i sogni si avverano c’è una Madonna con tre mani: racchiude una delle storie più incredibili ed impossibili dell’Arsenale. Arriva dalla Russia ed è tutto detto, ha protetto dall’invasione nazista Mosca, ogni 2 agosto, tra le braccia dei giovani in processione ricorda l’ingresso ed i primi passi della fraternità tra le strade di Porta Palazzo. Idealmente, ora, è la discretissima tessitrice della rete di mani tese che parte da piazza Borgo Dora, passa per le stanze dove si ferma per la notte chi non ha casa, l’angolo dei vestiti per gli altri, gli ambulatori di chi non ha medico, le finestre dei papà e delle mamme che vengono per star vicino ai figli malati negli ospedali, le cassette di prodotti della terra che arrivano dagli orti solidali  per le mense e per chi le vuole, le immagini degli oltre 1200 che ogni sera trovano pane a San Paolo in Brasile e quelle di persone meno fortunate di altre di Amman. Tre arsenali, Torino, San Paolo, Amman uniti dallo sguardo dolce della madre di Dio e madre dei giovani. In fondo, insieme alla preghiera, è l’imprinting di una mission che mette insieme i ruoli  di Marta e Maria, lo sguardo a Dio e quello alla terra.

Ora che questo insieme di energie positive, di idee per gli altri, di parole di dialogo, di lavoro per la pace diventi «casa di Maria» non è casuale. Davvero non può essere casuale.

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