L’addio a Marella Agnelli, gli abbracci alla Consolata

Torino – Nella sua casa a Villa Frescot, sulla collina, il 23 febbraio a 92 anni è morta Marella Caracciolo di Castagneto, vedova di Gianni Agnelli. Visse nel santuario torinese i giorni del lutto per la tragica morte del figlio Edoardo, la accoltse l’amico rettore don Franco Peradotto

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Marella Agnelli

Nella sua casa di Torino, a Villa Frescot sulla collina, il 23 febbraio 2019, dopo lunga malattia, a 92 anni è morta Marella Caracciolo di Castagneto, vedova di Gianni Agnelli.

Nata a Firenze il 4 maggio 1927 da famiglia aristocratica, gira l’Europa al seguito del padre diplomatico Filippo. La madre Margaret Clarke è statunitense. Il fratello Carlo fonda, con Eugenio Scalfari, il gruppo editoriale «Espresso-la Repubblica». Il 19 novembre 1953 sposa Gianni Agnelli a Strasburgo nel castello di Osthoffen, dove il padre è rappresentante dell’Italia al Consiglio d’Europa. Hanno due figli, Edoardo e Margherita, e 8 nipoti figli di Margherita, tra cui John Elkann, presidente della Fiat Chrysler Automobile (FCA) e sei bisnipoti.

Fin qui le scarne note biografiche di una gran dama, fedele compagna di vita di Gianni, «dominus» della Fiat dal 1966, quando l’Avvocato prende il posto del prof. Vittorio Valletta alla guida del più importante gruppo italiano, secondo un «modello industriale» in cui, a fianco dei capitali privati, è fondamentale l’intervento della «mano pubblica». «Noi fabbrichiamo automobili, le fabbrichiamo in Italia e rappresentiamo Torino», dice Agnelli ancora nel 1988. Poi prevarranno, nel gruppo, le tendenze a divenire un soggetto finanziario globale, con un’attenzione sempre minore al prodotto industriale e al contesto italiano.

Nel settembre 1988 Giovanni Paolo II visita Torino sulle orme di San Giovanni Bosco nel centenario della morte. Il Papa in una concelebrazione in piazza Maria Ausiliatrice esalta «il grande carisma di don Bosco» e in prima fila Gianni Agnelli e la consorte Marella sono a sottolineare lo stretto legame tra Agnelli-Fiat e i Salesiani. Infatti vicino allo stabilimento di Mirafiori sorge il complesso salesiano intitolato a «Edoardo Agnelli» figlio del senatore Giovanni e papà dell’avvocato Gianni.

Un anno dopo, dietro invito di Marella e Gianni, Wojtyla nel pomeriggio del 21 luglio 1989, compie una visita al Lingotto per vedere la mostra sull’arte russa. Sul tetto del Lingotto, ad aspettare l’elicottero del Papa, c’è il cardinale Saldarini con mons. Franco Peradotto, allora vicario generale della diocesi. Il Papa sarà ancora accolto da Gianni Agnelli alla Lancia di Chivasso nel giorno di San Giuseppe del 1990, quando trascorse la giornata con i lavoratori Fiat e con quelli Olivetti di Scarmagno e Ivrea.

Mons. Peradotto, per i suoi incarichi pastorali e per la sua sensibilità di prete giornalista, fu vicino in più occasioni alla famiglia Agnelli: soprattutto nei momenti di lutto che segnarono gli anni recenti, dalla morte del figlio di Umberto Giovanni Alberto (1997) a quella di Edoardo (2000), primogenito di Gianni e Marella («Quando l’Avvocato venne per la Messa di trigesima di Edoardo, gli andai incontro nel cortile e d’istinto l’abbracciai. La mattina dopo ricevetti un biglietto di ringraziamento»).

In quelle occasioni la famiglia partecipò alle celebrazioni di suffragio alla Consolata, dove don Franco accolse l’Avvocato e Marella con la cordialità che gli era propria. In varie conversazioni private Peradotto ricordò alcuni momenti di scambio con l’Avvocato, che veniva a volte in santuario, non durante le celebrazioni ma a cercare un momento di silenzio e di preghiera personale. Fra i ricordi di don Franco c’è anche la partecipazione alla «camera ardente» del Lingotto, nel 2003, quando una coda senza fine di torinesi si recò a «salutare» per l’ultima volta Gianni Agnelli.

Un ultimo ricordo di don Franco riguarda direttamente Marella. «Venne una domenica alla Messa. Mentre distribuivo la Comunione le chiesi come andavano le cose (l’avvocato era malato di cancro, n.d.r.). Con grande tristezza disse: “Molto male”».

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