L’«autunno caldo» di Torino e l’impegno del cardinale Pellegrino per gli operai

1969 – L’Arcivescovo Michele Pellegrino prepara un documento sui lavoratori immigrati che analizza lo squilibrio del potere economico che prevale sulla politica. Il documento, pubblicato il 22 novembre 1970, porterà alla famosa Lettera pastorale “Camminare Insieme” (8 dicembre 1971)

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Negli anni Sessanta l’impegno del cardinale arcivescovo di Torino Michele Pellegrino e dei suoi collaboratori a favore di immigrati e operai è incessante e porterà alla famosa lettera pastorale «Camminare insieme» (8 dicembre 1971). Nell’«autunno caldo» di cinquant’anni fa, il 29 settembre 1969, l’arcivescovo presiede una riunione con il vescovo ausiliare e vicario generale Livio Maritano, il vicario episcopale Franco Peradotto e con i vicari zonali. Scopo è preparare un documento sui lavoratori immigrati. Elaborato da una commissione di esperti, il 12 marzo 1970 è pre­sentato al Comitato subalpino dei superiori delle Congre­gazioni religiose e il 12 novembre 1970 approvato con modifiche e pubblicato il 22 novembre dal settimanale diocesano «La Voce del Popolo». Analizza lo squilibrio di forze: il potere economico – aziende e gruppi finanziari – prevale sulla politica (Stato, Enti locali, partiti) che si limita a gestire l’ordinaria amministrazione secondo i parametri e le scelte dei potenti. L’azione politica è carente per la mancanza di leggi, per gli anacronismi della pubblica amministrazione, per le lentezze della burocrazia, per gli scarsi mezzi a disposi­zione, per l’impreparazione degli operatori. I cittadini nutrono sfiducia verso gli organismi democratici. Da una parte l’opulenza e gli sprechi, dall’altra i «ghetti» dove sono ammassati immigrati-operai, emarginati, non garantiti, dove mancano le strutture, dove ingigantiscono disagio e protesta. Di qui nasce per i cristiani il dovere del rispetto della dignità degli sfruttati, l’impegno a offrire servizi adeguati, l’obbligo dell’accoglienza. Il documento assegna priorità alla collaborazione con gli Enti pubblici, sia perché le comunità cattoliche non offrano una copertura religiosa del malessere, sia perché va evitata ogni strumentalizzazione.

Per Natale, Pellegrino indirizza una lettera ai diocesani («Rivista diocesana torinese», n. 12, dicembre 1969): «Che cosa conta nella vita: il potere, il denaro, il piacere, il benessere? Ma questi non possono essere i valori supremi dell’uomo. Natale ci insegna che Gesù è con i poveri, per quanti hanno bisogno di aiuto, di comprensione, di conforto. Sarebbe ben triste se nella Chiesa si riflettesse lo spirito del mondo. Quanti non possono vedere e realizzare la loro vocazione di uomini nella partecipazione consapevole, libera, rispettosa del di­ritto di tutti al processo economico, che deve essere per tutti mezzo di progresso e cammino verso migliori condizioni di vita: questi sono fratelli nostri, figli di Dio. Da troppo tempo il mondo del lavoro è turbato da tensioni e conflitti che generano odio tra uomini, chiamati invece ad amarsi per il bene dell’unica fa­miglia umana. Non è mai troppo tardi per far tacere l’odio, per di­sarmare gli spiriti, per realizzare la giustizia. Senza una decisa volon­tà di conversione nello sforzo di vivere nella povertà e nell’umiltà, nell’amore e nella dedizione, a ben poco servirebbero le preghiere e i canti natalizi. Se non siamo disposti a pagare di persona nel dono di noi stessi agli altri, sull’esempio di Cristo, a ben poco serviranno i programmi di riforma sociale».

Anche nel 1970 continuano le emergenze lavoro, immigrazione, casa. Il sindaco Andrea Gugliel­minetti è preoccupato per le migliaia di cittadini che non trovano una decente sistemazio­ne abitativa. «La Voce del Popolo» è scet­tica sull’«ennesimo convegno riguardante la casa, in quanto sembra che tutto rimanga come prima e i problemi dell’im­migrazione continuano a non essere affrontati»; denuncia la drammatica situazione di via Artom a Mirafiori: «Otto edifici per cinquemila persone» (29 marzo 1970); «Immigrati: molte proposte, ma tutto resta come prima» (3 maggio 1970).

Pellegrino si fa sentire anche con un ciclo di tra­smissioni quaresimali sulla carità dai micro­foni Rai: ammonisce a non scambiare l’elemosina con la carità e a non equivocare sul soccorso immediato che perpetua l’ingiusti­zia: «Chi non ha cibo, è solo o malato non sa che farsene dei discorsi sulle strutture e dei programmi di palingenesi sociale. I cristiani non devono limitare il loro intervento a un soc­corso immediato, ignorando la necessità di operare una profonda tra­sformazione della società. Si pone con urgenza il problema della carità e della giustizia».

Dal 22 al 26 giugno 1970 a Pianezza incontro di studio e sensibilizzazione per sacerdoti e laici su «L’evangelizzazione in una società secola­rizzata e politicizzata» del mondo operaio, del mondo agricolo, di imprenditori e dirigenti.

Il Consiglio Pastorale – per Pellegrino centrale tra gli organismi consultivi diocesani – nel maggio 1969 affronta «La pastorale del mondo operaio». E il 28 novembre 1970 gli operai don Carlo Carlevaris, Giovanni Cassetta, Giovanni Gambino, Mario

Gheddo presentano una mozione critica: l’evangelizzazione della classe operaia e degli sfruttati deve diventare la scelta preferenziale e deve tradursi in gesti concreti ed evidenti con chiare prese di posizione del vescovo, dei sacerdoti e dei laici: alle  affermazioni di principio devono seguire indicazioni operative e un’azione pastorale coerente. L’11 marzo 1971 a Pianezza si svolge un incontro dei vicari zonali e di altri sacerdoti  su «L’annuncio del Vangelo nel mondo operaio. Spunti per una catechesi ai lavoratori» con relazioni di don Antonio Revelli «Mondo operaio e movimento operaio» e di don Matteo Lepori «Solidarietà operaia e carità cristiana».

Intanto il quotidiano «La Stampa» parla dell’«ambizioso progetto per l’autostrada sopra la ferrovia di Milano che dovrebbe allacciare Torino con l’Europa» (15 marzo1969); riferisce: «Fioriscono primule e cantieri: per ogni uomo un tetto. Ovunque un’intensa attività edilizia. Gli impresari non possono perdere tempo e hanno chiesto licenze per 89.700 ca­mere» (21 marzo 1969); «Torino cresce e lavora. Nelle liste di collocamento non è iscritto neppure un operaio gio­vane e valido. Dove va la nuova mano d’opera? Meno del 30 per cento alla Fiat, il resto nei cantieri e nelle aziende meccaniche o di altri settori» (28 marzo1969); «La casa per chi lavora. Il Sida: “Basta casermoni anonimi, occorre cambiare men­talità e costruire villette unifamiliari fuori città con il contributo della Gescal e delle fabbriche”. La Uil: “Non creare intralci all’attività edilizia”» (30 marzo1969).

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