Lavoro fragile, che cosa lascerà la pandemia

1° maggio – Pubblichiamo il messaggio di mons. Cesare Nosiglia per la Festa di San Giuseppe Lavoratore. In esso l’Arcivescovo annuncia l’istituzione di un Fondo di Solidarietà per le persone colpite dalla crisi economica nel tempo del Coronavirus

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Foto AgenSir

L’enorme sconvolgimento della pandemia ha svelato le molte debolezze del nostro stile di vita. Come spesso ci ha ricordato Papa Francesco, «abbiamo pensato di vivere da sani in un mondo malato», abitato da squilibri e diseguaglianze spesso generate dalle stesse attività umane. Il contagio ha accentuato la «crisi di sistema» nel mondo economico e finanziario: una crisi a cui la nostra area torinese era già fortemente esposta prima del virus.

Molte imprese, anche nei mesi scorsi, stavano annunciando chiusure e fallimenti, e dunque ancora disoccupazione. Ricordo i colloqui con i lavoratori della Ex Embraco, della Martor, della Olisistem e della Mahle e le chiusure e gravi difficoltà di tante imprese della bassa Val Susa in particolare. A loro va ancora una volta la mia vicinanza e preghiera: sono ben consapevole delle difficoltà che ancora dovranno affrontare.

Il nostro sistema produttivo, economico e lavorativo, già fiaccato da una lunga transizione incompiuta, ha assolutamente bisogno di risollevarsi. Tutti insieme, istituzioni pubbliche, società civile e, nel proprio ambito, la Chiesa torinese e della Val Susa, dobbiamo trovare nuove strade per non spegnere il nostro territorio.

Da questa emergenza sanitaria possiamo anche cogliere elementi per pensare e progettare un futuro diverso e migliore. Abbiamo la straordinaria occasione di rivedere radicalmente un paradigma socio-economico che spesso si è fondato sul consumismo più sfrenato. Oggi tornano a guadagnare attenzione e respiro, invece, le grandi idee e la lezione dell’enciclica «Laudato Sì», nella quale papa Francesco ci chiede di curare la nostra casa comune come un «corpo unitario» e organico.

«Tutto è connesso», ha spesso ripetuto Francesco. E proprio la pandemia ci ha dimostrato quanto e come le crisi oggi sono autenticamente globali, non solo nella declinazione geografica (ovvero riguardano ogni angolo della terra), ma anche e soprattutto nella sfera della vita umana. Salute, ambiente, economia, sociale educazione: nessun settore (e nessuno Stato) può stare in piedi da solo. Unire le forze, fare comunità, questa la via del futuro.

Sì, è ora di cambiare il sistema economico in cui viviamo, ed è questo un impego che riguarda e coinvolge tutti. Sono già molti gli imprenditori rispettosi dell’ambiente e dei diritti e opportunità dei lavoratori. Occorre incoraggiarli, così come bisogna che i lavoratori siano preparati ad affrontare i cambiamenti che il mondo nuovo richiede.

A tutti dobbiamo ricordare che la crisi e le emergenze possono accentuare le disuguaglianze, e produrne di nuove. Occorre una attenta vigilanza, politica e culturale, per non creare esclusioni. Penso ad esempio a quei lavori e settori che saranno travolti dal balzo tecnologico-digitale che il Paese sta compiendo; e alle infrastrutture telematiche ancora carenti distribuite in modo non omogeneo sul territorio. Ma penso anche a tutti quei lavoratori senza tutele sufficienti, senza diritti e ammortizzatori sociali che continuano a vivere in preoccupanti zone grigie.

C’è, in questa emergenza, un grande scenario di solidarietà dentro cui abbiamo visto operare medici, infermieri, addetti all’assistenza sanitaria. E, al loro fianco, volontari di ogni genere, insieme con tutti quei lavoratori che hanno garantito la «sopravvivenza» del Paese mantenendo attivi e funzionanti i servizi essenziali, dagli alimentari alla logistica, dai trasporti ai servizi ecologici. Il nostro grazie significa anche che questo tessuto di impegno e di coraggio va sostenuto e valorizzato; e che il mondo non si fonda solamente sui consumismi e i guadagni finanziari… È il lavoro il nostro bene prezioso, la nostra vera ricchezza!

Gesti concreti di solidarietà. La Chiesa di Torino e della Val Susa non vogliono restare a guardare. La solidarietà, che in tanti campi si è già attivata, deve diventare non un’azione estemporanea, ma un modo «abituale» di vivere. Ecco allora una serie di iniziative che la Diocesi di Torino promuove.

In primo luogo desidero aprire, in occasione della Festa dei lavoratori, un Fondo di Solidarietà in cui possano confluire risorse economiche per contrastare la carenza di liquidità che molte famiglie, liberi professionisti, esercizi commerciali e piccolissimi imprenditori stanno drammaticamente vivendo. Affinché il lavoro riparta bisogna innanzitutto sostenere il credito; le Diocesi di Torino e quella della Val Susa, in modo coordinato, mediante l’ausilio della Fondazione don Mario Operti, hanno già raccolto risorse economiche che permettono di aprire un fondo di garanzia. Verranno forniti dei Prestiti Sociali a chi ha maggiore difficoltà ad accedere al credito bancario, nella logica del microcredito; i prestiti potranno contare su un Fondo di Garanzia, costituito presso la Fondazione don Mario Operti che permetterà anche la copertura a interessi zero e senza spese per i beneficiari.

Il fondo è denominato «Sorriso – La Solidarietà che riavvicina e sostiene». L’iniziativa è sostenuta e accompagnata dall’istituito Unicredit, soggetto che erogherà i prestiti garantiti dalla Fondazione Operti.

La Fondazione inoltre si occuperà di garantire un accompagnamento alle persone e alle realtà che ne faranno richiesta.

Rivolgo pertanto un appello per far fronte insieme alle necessità del lavoro e delle imprese affinché questo fondo possa essere ulteriormente arricchito dalle donazioni di altre persone e/o organizzazioni che potranno e vorranno offrire un sostegno. Rivolgo in particolar modo l’appello alle organizzazioni filantropiche, alle grandi imprese e alle loro associazioni di categoria, perché possano sostenere un’azione coordinata di welfare comunitario, di solidarietà umana e sociale per far sì che «nessuno sia escluso» dallo sforzo per ripartire dopo la pandemia del Covid-19.

In secondo luogo mi rivolgo alla comunità cristiana: impegnarsi nel volontariato è un atto che spesso accompagna la pastorale delle nostre comunità. Nella nostra diocesi sono già attivi una ventina di servizi per il lavoro e un centinaio di volontari. Essi svolgono un lavoro prezioso, e nei prossimi mesi l’attività sarà certamente da implementare per accompagnare la ripartenza. Il mio appello va a tutti coloro che hanno tempo e/o competenze da donare: ci sarà da accompagnare le persone nella ricerca di un lavoro, ci sarà da sostenere psicologicamente chi è rimasto spiazzato da questa situazione drammatica.

Alle parrocchie chiedo di costituire, in coordinamento con l’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro, dei presidi territoriali per l’ascolto e l’accompagnamento delle persone alla ricerca del lavoro. Sono convinto che piccole azioni comunitarie e locali siano importanti per aiutare le persone a rialzarsi. La speranza, virtù teologale, ha sempre bisogno di camminare sulle gambe delle persone e di concretizzarsi nell’ordinario della vita.

In terzo luogo proseguirà il cammino intrapreso dal «Tavolo lavoro», avviato dalla Chiesa torinese e ora anche quella della Val Susa come strumento di dialogo con le realtà produttive, sociali ed economiche, con i sindacati, con le associazioni d’impresa, con le fondazioni territoriali, per riflettere sul futuro del lavoro a Torino e nella Val Susa. Appariva un’emergenza prima dello scoppio della pandemia, rappresenta oggi un segnale di speranza.

+ Cesare NOSIGLIA, Arcivescovo di Torino

UN FONDO DI SOLIDARIETÀ PER RIALZARSI

«Sorriso, la solidarietà che riavvicina e sostiene». Si chiama così il fondo di solidarietà con cui, come ha annunciato l’Arcivescovo mons. Nosiglia nel messaggio per la festa del 1° maggio (pubblicato in questa pagina), le diocesi di Torino e Susa intendono dare una risposta concreta alle persone e famiglie in rischio di impoverimento a causa della pandemia.

Il fondo sarà gestito dalla Fondazione don Mario Operti, in stretta sinergia con l’Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro, ed avrà il compito di affiancare, indirizzare e sostenere le comunità locali nella promozione di iniziative di supporto economico, lavorativo e sociale in grado di favorire la ripresa delle attività in situazioni di dignità e autonomia.

Lo strumento sarà indirizzato in modo particolare alle categorie più esposte alle difficoltà occupazionali (famiglie numerose, lavoratori impoveriti dalla sospensione produttiva, che hanno perso l’occupazione o fanno fatica a riprenderla, giovani e adulti sospesi o espulsi dal lavoro da riorientare nei  nuovi scenari post emergenza), individuate grazie alla partecipazione delle comunità locali.

«Il tentativo», sottolinea Alessandro Svaluto Ferro, direttore della Pastorale del Lavoro della diocesi di Torino, «è di intervenire primariamente con le categorie non comprese nelle iniziative delle istituzioni civili e delle organizzazioni economiche, o solo marginalmente coinvolte».

Ed ecco in primo luogo l’appello alle comunità locali e alle parrocchie nell’individuare le singole problematiche per poi trovare nell’azione del fondo una cornice operativa che possa sostenere e rinforzare la capacità operativa locale.

In secondo luogo l’appello si rivolge alle comunità civili, ai Comuni e alle loro organizzazioni, che possono appoggiare la campagna e contribuire sia alla raccolta di fondi che, insieme alle comunità ecclesiali, alla definizione delle singole azioni progettuali.

Anche le grandi imprese potranno sostenere le donazioni e contribuire a questa azione coordinata di welfare comunitario, di solidarietà umana e sociale. Le donazioni in denaro saranno deducibili secondo le regole definite dalla normativa vigente e serviranno a costituire la dotazione finanziaria comune del fondo di solidarietà che sarà reinvestita in iniziative locali, coordinate dalla Fondazione Operti.

Nella prima fase dell’emergenza lo strumento immediatamente operativo su cui far convergere le risorse raccolte è l’attivazione di «prestiti sociali» che potranno contare su un fondo di garanzia, costituito presso la Fondazione Operti. I prestiti sociali, erogati da Unicredit in base ad una convezione stipulata con l’Operti, avranno un tetto massimo di concessione di 3.000 euro e un tempo di restituzione di 60 mesi (con possibilità di iniziare la resa delle rate con qualche mese di ritardo) a interessi zero e senza spese per i beneficiari. In una seconda fase saranno individuati ulteriori strumenti di accompagnamento al lavoro e di sostegno individuale.

Allo stesso tempo verrà costituito un «Comitato di garanzia», composto da rappresentanti delle diocesi di Torino e Susa e delle altre organizzazioni contribuenti, che avrà il compito di verificare la correttezza e la trasparenza dei processi di raccolta e di impiego delle risorse del fondo.

Per chi desidera contribuire può effettuare donazioni attraverso un bonifico intestato alla Fondazione don Mario Operti onlus, Iban IT89X0200801102000102121821 – causale Fondo Sorriso.

Per ulteriori informazioni: tel. 011.5636930, mail diecitalenti@fondazioneoperti.it.

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