L’azzardo in Italia corrompe 700 mila minorenni

Emergenza sociale – Famiglie rovinate, un convegno al Sermig di Torino il 9 aprile ha documentato i primi segnali di riduzione del fenomeno in Piemonte, dove operano norme restrittive. Dati allarmanti dalla Fondazione antiusura della Diocesi di Torino, ha espresso forte preoccupazione anche il sindaco Appendino

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foto Sir

In Italia 700 mila ragazzi tra i 14 e i 17 anni, età in cui è vietato, hanno giocato d’azzardo, 70 mila manifestano già problemi di ludopatia. Complessivamente il business del gioco nel nostro paese ha raggiunto nel 2018 un volume d’affari pari a 107,3 miliardi di euro con un incremento del 5,6%  rispetto all’anno precedente. Nel corso dello 2018 sono stati 18 milioni gli italiani che hanno giocato almeno una volta.
Sono alcuni dei dati presentati da Luciano Gualzetti, vicepresidente della Consulta Nazionale Antiusura, nel corso di una mattinata che ha portato al Sermig un confronto a tutto campo sul tema del gioco d’azzardo con particolare focus sull’aspetto legislativo, che risulta essere uno dei nodi cruciali da affrontare – manca una legge quadro e di fondo permane l’ambiguità di uno Stato che da un lato si avvale della tassazione sul gioco e dall’altra deve investire nella cura di chi si ammala di gioco  – per arginare le conseguenze sociali del fenomeno. A promuovere il confronto la Consulta Nazionale Antiusura Giovanni Paolo II e la torinese «Fondazione San Matteo  – Insieme contro l’usura» perché proprio una delle conseguenze del gioco è la caduta nella spirale dell’usura oltre che della criminalità organizzata.

«Nel 2018», spiega il presidente della Fondazione San Matteo, il diacono Roberto Mollo, «abbiamo riscontrato che circa il 10% delle persone che abbiamo ascoltato si erano indebitate a causa dell’azzardo. Erano persone ludopatiche conclamate che si erano già rivolte al Sert da cui erano già state prese in carico per un percorso di guarigione. Sempre tra le persone che si sono rivolte a noi, un altro 25% non ha dichiarato di giocare, ma noi abbiamo motivo di credere che siano dipendenti dall’azzardo. Lo abbiamo riscontrato dalla documentazione che ci hanno prodotto, ad esempio dagli estratti del conto corrente che evidenziano dei prelievi reiterati a distanza di poche decine di minuti, tutte di modesto importo, effettuati di notte vicino a sale gioco, e di giorno vicino a tabaccherie, presumibilmente dotate di macchine da gioco; oltre naturalmente a chi gioca on- line con addebito sul proprio conto corrente o sulla carta prepagata».

Gioco on line che rappresenta – e anche per questo i giovani risultano maggiormente  a rischio visto l’utilizzo di cellulari e tablet – un «settore in espansione». «Nel campo dei giochi sulla rete», denuncia la Consulta Nazionale antiusura, «il comparto del gioco d’azzardo on line è in piena espansione: con un volume d’affari passato da 21 miliardi e 331 milioni nel 2016 a circa 27 nel 2017 per arrivare a una proiezione di almeno 32 miliardi nell’anno 2018».

Più difficile la legislazione nella rete (molte piattaforme ad esempio sono all’estero), ma anche questo non deve diventare un alibi come ha ricordato il sindaco di Torino Chiara Appendino intervenuta alla mattinata: «Di fronte a una piaga di questa portata», ha evidenziato, «stupisce che quando un sindaco affronta la questione si parli di proibizionismo e si dica che poiché il gioco online non è controllabile, tanto vale non fare nulla».

Di fatto sono più tangibili gli effetti di leggi regionali, come quella Piemontese, che affrontano aspetti quali la locazione delle postazioni di gioco e gli orari di fruizione: «Il dipartimento ‘Patologia delle dipendenze dell’Asl Torino 3 ha pubblicato un report sull’efficacia delle ordinanze di riduzione temporale dell’offerta di gioco», prosegue l’analisi della Consulta nazionale, «È emerso che in 60 dei 109 comuni dell’area della provincia di Torino nel primo semestre 2017 si è registrato un calo del 22% del consumo di azzardo mentre, di contro, si è verificato un aumento dello stesso del 12% nei comuni che non le applicano». E ancora: «L’11 gennaio 2019 la Regione Piemonte ha diffuso una nota in cui si evidenzia un calo del gioco fisico nel 2018 (-9,8% sul 2016) mentre nel resto dell’Italia le giocate continuano a crescere.

Provvedimenti legislativi uniformi risultano dunque determinanti affinchè i «giocatori» non passino semplicemente da una regione all’altra per arginare divieti. Ma nel convegno si è richiamato anche il valore preventivo dell’educazione dei giovani come ha ricordato mons. Marco Arnolfo, Vescovo di Vercelli e delegato della Cep per la Pastorale sociale e del lavoro: «Non dobbiamo dimenticare che la matematica ci aiuta a capire che non ha senso affidarsi alla dea bendata della fortuna e che chi gioca perde sempre. Siamo tutti responsabili, come adulti, del trasmettere ai ragazzi, a livello scolastico e non solo in fondamenti che aiutano a difendersi dall’azzardo, a cogliere che si imbocca una strada brutta…»

Tema educativo e scolastico su cui è ancora tornato il diacono Mollo che ha messo in luce un altro subdolo strumento che si sta diffondendo soprattutto tra i giovani: «le ticket redemption: macchinette attraverso le quali non si vincono soldi, ma ticket da convertire in premi attraendo soprattutto i più piccoli desiderosi di portare a casa qualche gadget. Collocate nei locali pubblici o nei centri commerciali le ticket redempition prevede che si giochi tramite gettoni a prescindere dal risultato si ottengono ticket di diverso valore, cumulando i quali si possono ricevere i regali. Per avere quelli più belli, serviranno molti ticket, moti gettoni e si apre la strada della dipendenza…».

Una strada in pericolosa discesa.

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